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La lenta fine della creativita’

LA LENTA FINE DELLA CREATIVITA’ – E dell’artigianato – La storia dell’artigianato italiano è antica come quella del nostro Paese. Gli italiani sono un popolo di creativi, la creatività è nella nostra cultura, nelle nostre mani e nella nostra testa. Da sempre ci distinguiamo come popolo fra tutti nelle belle arti, nelle creazioni artigianali, nella moda e nei motori. Oggi questa spinta creativa vuole essere spenta. E’ temuta e per questo osteggiata da chi vuole un mondo omologato e omologante, in cui le grandi catene dominano incontrastate proponendo prodotti sempre più a basso costo, in cui le persone si comportano seguendo le stesse abitudini e gli stessi percorsi, in cui la libertà è sempre più una chimera. Nel mondo dell’artigianato c’è una sacca di persone resistenti e resilienti che trovano nell’azione creativa il loro benessere naturale. L’artigianato italiano è sotto attacco, ormai da anni. Non ci sono le botteghe scuola, mancano spazi pubblici destinati ai laboratori e la maestria di un tempo rimane difesa da un baluardo di persone ormai stanco e dominato da fredde dinamiche di mercato. Sotto attacco non è solo l’artigianato ma lo è la creatività umana che è espressione della vitalità umana. Una persona che ha un progetto, un sogno, un obiettivo e lo insegue nonostante le difficoltà e gli incredibili sforzi richiesti oggi, in particolare a noi italiani, è una persona viva. Si riconosce subito. Ha gli occhi pieni di luce e brillano. Questi occhi sono rari e se, camminando, guardate le persone, lo capirete subito. Il sistema ci vuole spenti, consumatori, malaticci e con poche energie. Solo quelle appena necessarie ad affrontare un’intera giornata. I ragazzi brillano ancora ma poi sono destinati a spegnersi in questo sistema che come un mostro titanico divora le energie di tutti coloro che cadono nelle sue trappole. Che sono ovunque e sono dappertutto. Noi esseri inconsapevoli siamo partecipi di questa grande abbuffata di Tifone, ogni volta che ci freniamo davanti alle nostre paure, ogni volta che ci giudichiamo incapaci, ogni volta che ci sentiamo sconfitti e soli, ogni volta che ci lamentiamo invece di agire. Partecipiamo inconsapevolmente alla crescita delle grandi corporate ogni volta che acquistiamo dalle grandi marche e dai grandi gruppi.  Contribuiamo allo spostamento dei nostri denari all’estero ogni volta che acquistiamo a basso costo dai cinesi. Finanziamo un sistema bancario malato lasciando i nostri risparmi sui conti correnti per paura del futuro. Ogni volta che la paura prende il sopravvento su di noi, ogni volta che la sfiducia in noi stessi ha la meglio condizionando le nostre scelte, noi alimentiamo il grande mostro. Sembra sempre di essere impotenti di fronte alla realtà, ma non è vero. Anche questa è un’illusione voluta dal sistema ed una comoda scusa per non agire e lasciare che tutto prosegui in una direzione che sembra gia’ prestabilita’, non impegnandoci sull’unica realtà su cui possiamo intervenire: le nostre scelte. I nostri passi, le nostre parole devono essere il centro della nostra responsabilità. Non possiamo incolpare gli altri del nostro agire, non possiamo lamentarci per quello che e’ e che vorremmo diverso, non possiamo delegare a nessuno il nostro posto. Siamo noi gli artefici della nostra Vita e del nostro destino. Cominciando a riprendere coraggio, ad essere benevoli con noi stessi e assumendoci la responsabilità delle nostre azioni, vedremo dei cambiamenti. Sarà inevitabile. La Vita allora non sarà più subita ma lentamente inizierà ad essere vissuta e noi torneremo gradualmente ad essere più vivi. VALERIA LEOPARDI LASCIA UN COMMENTO Annulla risposta Connesso come VALERIA. Modifica il tuo profilo. Uscire? I campi obbligatori sono contrassegnati * Message* Avvertimi via email alla pubblicazione di un nuovo articolo. Δ Precedente AUTORE: Valeria Leopardi Per molti anni ho lavorato nel settore della Finanza, Amministrazione e Controllo di Gestione in societa’ industriali e di servizio nel ruolo di Responsabile Amministrativo. Ho collaborato con Fondi d’investimento operanti nel settore delle energie rinnovabili, web marketing e agroindustriali. Da anni seguo percorsi di crescita personale e credo che integrare la propria crescita personale con la crescita imprenditoriale sia l’inizio del vero cammino verso il successo CONDIVIDI L’ARTICOLO SU :  

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IL PARCO DEGLI EUCALIPTI

IL PARCO DEGLI EUCALIPTI – E la Madonna della Rivelazione – Domenica scorsa invece di seguire la massa romana, incolonnarmi nel traffico in una coda senza fine, consumare litri di benzina per tenere il motore e l’aria condizionata sempre accesi, ho deciso di fare qualcosa di diverso e di recarmi al Parco degli Eucalipti, in zona EUR. Erano circa le 15.00, Caronte soffiava sulla città ed intorno a me era il deserto. Sono arrivata al Parco e c’era uno strano e imbarazzante vuoto. Nessuno sulle panchine, non una persona a camminare, nessun cane a passeggio. Eppure ero nel pieno della Città. Possibile che di oltre 6 milioni di persone nessuna scegliesse quel bellissimo parco per rinfrescarsi? Il Parco prende il suo nome dai meravigliosi Eucalipti che lo popolano. Alti, maestosi, con le fronde che frusciavano al vento. Alla loro ombra ho respirato un’aria pulita e più fresca. Nonostante l’ inquietudine che mi affiora quando affronto l’ignoto, ho deciso di entrare nel Parco e di raggiungere il Santuario della Madonna della Rivelazione. Ho fatto una camminata splendida nel silenzio e nel Vuoto, quello che si trasforma in pace e che ormai è rarissimo. In città poi è uno sconosciuto. Sono arrivata a quello che un tempo, credo, sia stato un luogo di culto Mariano profondo e sentito. Perché a Roma, all’EUR, dentro una grotta sui ora sorge una cappella, in quel punto esatto il 12 Aprile del 1947 apparve la Madonna ad un tramviere romano, Bruno Cornacchiola, che era in procinto di pugnalare il Papa d’allora, Pio XII. Arrivati al santuario si percepisce subito lo stato di trascuratezza, quasi abbandono. Un percorso scavato in un cunicolo porta poi alla grotta, della Rivelazione. Ho iniziato a camminare e sulle pareti, lungo questo breve camminatoio, sono appese moltissime piccole lastre di marmo con inciso P.G.R. ovvero Per Grazia Ricevuta. Ho iniziato ad osservarle ed erano tutte dedicate alla Madonna per guarigioni da malattie, incidenti d’auto, salvataggi in mare o nascite di bambini in coppie sterili e così via. C’erano addirittura supporti medici di busti ormai coperti dalla polvere. Le targhe avevano tutte una data che andava dal 1950 al 1960. Si percepiva in quelle scritte e nelle frasi una profonda gratitudine e la profonda fede di chi nutre le speranze in Maria e chiede aiuto a lei come ad una Madre. Il contrasto con quello che vedevo io era nettissimo. Intorno a me aridità e deserto. Non c’era nessuno, nessuno a pregare, se non qualche straniero della comunità filippina o del Bangladesh. Gli italiani erano del tutto assenti, dileguati, evaporati, scomparsi… Forse non esistono più questi dolori e queste angosce? Forse riusciamo ormai a risolvere tutto da soli, con la nostra mente e con le nostre forze? O forse abbiamo perso del tutto la connessione con il Divino? Abbiamo dimenticato di essere parte di un Universo vivo e da cui possiamo attingere forza è coraggio nei momenti di disperazione? Per chi crede nel racconto biblico, Maria è un personaggio storico, vero e vissuto. Per me è un SIMBOLO. Rappresenta l’amore dolce di una madre, di chi ascolta le tue richieste e capisce i tuoi dolori, di chi ti accoglie con benevolenza, non ti giudica, ti perdona e ti fa sentire perdonato, di chi è sempre al tuo fianco e basta voltarti un po’ per raggiungerlo. Maria rappresenta la forza generatrice dell’universo, la meravigliosa madre Terra. È la pazienza della Natura e dei suoi abitanti che accettano il sole torrido, la pioggia battente e le giornate serene allo stesso modo. È la forza in moto dell’Universo che si nasconde dietro lo stress ed il caos, dietro le urla, la rabbia le lamentele e la competizione in cui viviamo. È quella pace che sentiamo osservando nella quiete l’alba od un tramonto ma che richiede il silenzio interiore per essere percepita. La Natura è SEMPLICE, così come la Vita e se con coraggio e umiltà le chiediamo aiuto, potremmo forse essere ascoltati, ma staremo comunque meglio perché avremo aperto il nostro Cuore e questo ci farà un gran bene. Tutto questo anche se in maniera non consapevole, sentivano gli italiani che affidavano a lei le loro preghiere 70anni fa, quando non esistevano i cellulari, l’informazione continua e i ritmi erano più lenti. Leggendo quelle iscrizioni qualcosa del loro sentire è rimasto inciso nella pietra, a ricordo che siamo tutti connessi, anche e forse nel tempo, e che pensare di essere soli, in un mondo ostile e morto è il peggior danno che possiamo fare a noi stessi. VALERIA LEOPARDI LASCIA UN COMMENTO Annulla risposta Connesso come VALERIA. Modifica il tuo profilo. Uscire? I campi obbligatori sono contrassegnati * Message* Avvertimi via email alla pubblicazione di un nuovo articolo. Δ Precedente AUTORE: Valeria Leopardi Per molti anni ho lavorato nel settore della Finanza, Amministrazione e Controllo di Gestione in societa’ industriali e di servizio nel ruolo di Responsabile Amministrativo. Ho collaborato con Fondi d’investimento operanti nel settore delle energie rinnovabili, web marketing e agroindustriali. Da anni seguo percorsi di crescita personale e credo che integrare la propria crescita personale con la crescita imprenditoriale sia l’inizio del vero cammino verso il successo CONDIVIDI L’ARTICOLO SU :  

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UN MONDO DI CONNESSIONI

UN MONDO DI CONNESSIONI – L’inizio del vero successo – Dopo un anno di riflessioni, di paure e considerazioni personali sono arrivata a fare quello che si chiama uno ‘switch‘. Tutta la mia Vita è stata incentrata sul business, il lavoro, la ricerca del denaro e del senso illusorio di sicurezza ad essi collegato. Tutte le mie insicurezze erano le stesse di chi come me corre nella Ruota del Criceto e di cui ho parlato nel precedente post LA RICERCA DEL SUCCESSO. Chi vive nell’illusione di doversi difendere, di dovere essere sempre performante di dovercela fare a tutti i costi per sopravvivere si indurisce e il Cuore si chiude in una morsa di paura terrificante che spinge a dover controllare tutto, se stessi e gli altri. Alla base di tutto questo c’è un senso di isolamento profondo e disconnessione da sé stessi e dagli altri. In realtà siamo tutti connessi e tutti condividiamo le stesse sorti, gli stessi problemi e abbiamo gli stessi bisogni, ma percepire veramente che e’ vero dobbiamo prima percorrere il cammino dell’eroe e attraverso le nostre piu’ grandi paure…nell’incontro con il VUOTO. Finalmente in un percorso fatto di salite e discese, cadute e rialzate,  ho iniziato ad aprirmi e fidarmi degli altri, a non competere più con loro per essere la prima e la migliore, per aver ragione e dare torto, per dimostrare di valere. Ho iniziato connettermi sinceramente con loro e a collegarli anche nella più grande arena competitiva (almeno per me) il business e negli affari. Sto scoprendo un modello lavorativo diverso, in cui io aiuto gli altri e gli altri aiutano me e chi non ne fa parte semplicemente non è pronto. Un modello in cui non devo fare tutto da sola e non devo più vincere, né dimostrare niente a nessuno. Un modello inclusivo che può nascere non dalla mente razionale, dai business plan o dalla pianificazione finanziaria ma solo ….dal Cuore. In questo anno ho incontrato tante persone che mi hanno sostenuto ed aiutato in questo percorso di uscita dalla Ruota del Criceto, e che ringrazio veramente in primis Michele e Claudia, e Lilly, Paola, Mimmo, Anna, Simona, Verdiana e Guido e tanti altri  amici che mi sono stati affianco, anche quando sono scivolata nei vecchi schemi, mi sono irrigidita e mi sono chiusa. Sto veramente iniziando a capire cosa intendeva Carlos Castaneda con la sua famosa frase: Questa strada ha un cuore? È l’unico interrogativo che conta. Se ce l’ha, è una buona strada. Se non ce l’ha, è da scartare”   Io sto scoprendo che l’unica strada del Cuore da percorrere è quella verso se stessi. L’amore e il perdono di se stessi sono le basi della nostra realizzazione, personale e lavorativa. BUONE VACANZE! VALERIA  Ci sentiamo a Settembre LASCIA UN COMMENTO Annulla risposta Connesso come VALERIA. Modifica il tuo profilo. Uscire? I campi obbligatori sono contrassegnati * Message* Avvertimi via email alla pubblicazione di un nuovo articolo. Δ Precedente AUTORE: Valeria Leopardi Per molti anni ho lavorato nel settore della Finanza, Amministrazione e Controllo di Gestione in societa’ industriali e di servizio nel ruolo di Responsabile Amministrativo. Ho collaborato con Fondi d’investimento operanti nel settore delle energie rinnovabili, web marketing e agroindustriali.   Da anni seguo percorsi di crescita personale e credo che integrare la propria crescita personale con la crescita imprenditoriale sia l’inizio del vero cammino verso il successo CONDIVIDI L’ARTICOLO SU :

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DOMENICO ASCIUTTO

DOMENICO ASCIUTTO – La storia di chi non si “vende” – Ho incontrato Domenico – per gli amici Mimmo – lo scorso giugno in Sicilia. Palermo è una città che pullula di Vita. Le vie brulicano di persone, ci sono mercati rionali in cui senti i venditori gridare per attrarre l’attenzione, banchi che strabordano di cibo, soprattutto pesce e dolci, una miriade di turisti, artisti di strada, le arancine ed i palermitani. La giornata era caldissima e dopo aver camminato parecchio sono arrivata in Piazza Marina dove ci sono degli enormi ficus centenari, che con la loro imponente ombra, riescono a rinfrescare quella zona. È li, in un angolo, che ho incontrato Mimmo. Era in piedi con il suo banco di prodotti artigianali, tutti creati da lui stesso. Mimmo ha un passato da odontotecnico e ha perso il lavoro dopo tanti anni di fatiche, a causa delle nuove tecnologie, che nel settore dentistico hanno sostituito il lavoro manuale con quello computerizzato. Nella sua professione Mimmo realizzava apparecchi odontotecnici, i famosi “ferretti” che si vedevano nella bocca dei bambini fino a pochi anni fa, ma che ora non si usano più perché sostituiti da modelli esteticamente meno invasivi. Mimmo mi ha raccontato di quanto fosse pressato al lavoro, delle giornate lavorative che iniziavano al mattino fino a tarda sera, della necessità di rispettare le scadenze e dello stress e della tensione in cui viveva. Nonostante tutto il suo impegno il laboratorio per cui lavorava ha terminato il rapporto con lui e Mimmo si è trovato a fare, suo malgrado, il ‘SALTO’ nel Vuoto. Quello che mi ha colpito di Mimmo è la leggerezza d’animo con cui racconta le sue vicende. È una persona serena che, nella morsa delle sue circostanze, non si adira né va controcorrente ma in maniera naturale si sta lasciando andare al flusso della Vita. Canta anche. In passato si esibiva nei locali di Palermo. Ora non più. Chiedendogli perché, mi ha risposto:  “Vedi Vale prima si cantava per il piacere di farlo e le persone arrivavano spontaneamente attratte dalla musica, ora mi chiedono -quante persone porti? – e a me non va più”. Anche il canto e’ stato mercificato e si canta per guadagnare e non per esprimere se stessi e per sentirsi vivi. Ma Mimmo non si arrende, ha un animo delicato. Realizza con le posate antiche, a cui nessuno presta più molta attenzione, dei bellissimi gioielli. Va in cerca delle posate, nelle case,  nelle soffitte e nelle cantine, dove giacciono abbandonate e senza valore, ma nelle mani di Mimmo splendono nuovamente e tornano ad avere Vita, importanza e a raccontare la loro storia. Sa tutto di loro, del periodo storico in cui furono forgiate, dei materiali e di chi le usava. Sono rimasta affascinata…Mimmo e’ una poesia così come sono le sue creazioni. Si dedica alla sua arte con tantissima cura. Ora è sereno, sta conoscendo tante nuove persone e sta coinvolgendo anche sua figlia nella sua nuova passione. È un esempio di chi con coraggio segue la Sua strada, nonostante tutte le difficoltà.  Non si vende e non si piega, ma si reinventa per rimanere vivo e non farsi spegnere da questo sistema ‘oppressivo’ che vuole fare di tutto una merce, anche del nostro Cuore. Grazie Mimmo VALERIA LEOPARDI © Vuelle – Tutti i diritti riservati GUARDA L’INTERVISTA LASCIA UN COMMENTO Annulla risposta Connesso come VALERIA. Modifica il tuo profilo. Uscire? I campi obbligatori sono contrassegnati * Message* Avvertimi via email alla pubblicazione di un nuovo articolo. Δ Precedente AUTORE: Valeria Leopardi Per molti anni ho lavorato nel settore della Finanza, Amministrazione e Controllo di Gestione in societa’ industriali e di servizio nel ruolo di Responsabile Amministrativo. Ho collaborato con Fondi d’investimento operanti nel settore delle energie rinnovabili, web marketing e agroindustriali.   Ormai ho capito che il vero successo e’ legato alla realizzazione di se stessi, e non e’ qualcosa di esterno a Se’. Ho smesso di cercare la carriera per dedicarmi a cio’ che amo fare. CONDIVIDI L’ARTICOLO SU :

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LA STORIA DI PAOLA

LA STORIA DI PAOLA – L’inizio dell’uscita dalla Ruota del Criceto – Ho conosciuto Paola un anno fa. È stata lei a trovare me, o forse ci siamo trovate insieme. Nella fase intermedia del mio percorso ho fatto diversi tentativi per capire quale potesse essere la mia strada per realizzarmi ed una volta ho organizzato un seminario dal tema “Aprire la P.IVA”. Ricordo la sua telefonata, voleva delle informazioni ed era molto agitata. Paola ha un centro di Pilates, che segue con un’attenzione ed una cura incredibili. Nonostante i suoi sforzi e tutto il suo impegno, l’attività era in difficoltà e durante il mese di Agosto lei doveva preparare il listino prezzi e la campagna di abbonamento per la stagione che sarebbe iniziata a Settembre. Non aveva grossi margini ma non era nemmeno in perdita, motivo per cui le ho consigliato di proseguire il suo percorso e di non fermarsi. Durante l’estate abbiamo preparato il nuovo listino e finalmente a Settembre è iniziata la nuova stagione, e a me si è aperto un mondo. Ho sempre lavorato in grandi aziende, dove ognuno svolge una parte di un lavoro organizzato e suddiviso in ruoli: l’ufficio amministrativo, l’ufficio del personale, l’ufficio commerciale, marketing e comunicazione, ufficio acquisti… In queste aziende ci sono tantissimi consulenti a supporto: legali, fiscalisti e l’accesso al credito bancario è sufficientemente facile, perché i fatturati sono molto alti c’è liquidità e quindi si possono fare anche investimenti per lo sviluppo. Invece Paola era sola, così come credo tantissimi imprenditori in Italia che hanno piccole o micro attività. Nessuno a consigliarla sulla gestione, né sull’organizzazione del lavoro, né sul rapporto con i clienti o le scelte di marketing, né sulla gestione della tesoreria o delle imposte. Poteva contare sul consulente informatico che gestisce il suo programma di abbonamenti e su un consulente di Digital marketing per la sua promozione attraverso campagne marketing e sul suo commercialista. Paola è una combattente e non si arrende facilmente, ma lavorare così è durissimo. Mancano gli strumenti e le competenze per gestire un’azienda a tutto tondo in un sistema complesso e stra-competitivo come quello attuale. Sono rimasta al fianco di Paola per alcuni mesi, fin quando la sua attività non ha ingranato nuovamente, ci siamo allontanate per un po’ fin quando  è tornata a contattarmi e questa volta è emerso qualcosa di nuovo. Paola, come me e come forse tanti altri imprenditori si sente oppressa da un sistema che non le appartiene, in cui bisogna emergere, seguire i social, cercare clienti, fare sconti e ‘svendersi’. Un sistema in cui si rincorre il denaro e se ne diventa schiavi. La ricerca del profitto diventa il movente delle nostre azioni, inaridisce i nostri cuori e le relazioni tra persone sono utilitaristiche al limite dell’uso per fini commerciali. Paola non è così. E’ una persona che nella Vita ha tenuto duro e nonostante i bocconi amari, soffre perché vuole fare le cose con il Cuore e uscire dalla Ruota del Criceto e mollare il denaro come obiettivo è difficilissimo. Il suo impegno è totale. Ma ciononostante sembra non bastare mai. Si impegna veramente al massimo ma non si sente vista, né tantomeno valorizzata e apprezzata per tutto ciò che fa con tanto impegno. Questa è una delle illusioni che ci tiene intrappolati nella Ruota del Criceto: la ricerca del ‘successo’, e del denaro come fine ultimo delle nostre azioni. Ammetto che a tratti anche io ci ricado, ma più avanzo nel mio percorso e prima me ne rendo conto. I social poi su questo proliferano vigorosi, sono lo strumento principale di ricerca del consenso e dei like. Tant’è che ormai si fanno cose sempre più estreme per avere attenzione e ottenerli. Ognuno misura sé stesso sulla base dei propri risultati, applicando i propri personalissimi parametri, imparati da bambini e mantenuti per tutta la Vita. E correndo verso il traguardo che non arriva mai,  ci si dimentica di sé, dei propri stati d’animo, dei propri veri bisogni, di ciò che si ama fare e del proprio Cuore. Anche quando arriva, il ‘successo’ dura poco, ormai veramente poco in questa società che correre con l’acceleratore spinto al massimo. Terminato l’effetto effimero di euforia, cominceremo a ricercarlo nuovamente… come dei tossicodipendenti. In uno dei nostri ultimi incontri mentre parlavamo di tasse, F24, listini prezzi, comunicazione ai clienti ecc.. ho percepito tutta la sofferenza di Paola. Le ho chiesto se amasse il suo lavoro e lei mi ha detto sì. E’ vero lo ama veramente, conosce molte tecniche di Pilates specifiche ed è ciò che studia da tanti anni e che vuole fare nella Vita. Dopo qualche momento di esitazione le ho detto: “Paola, per scendere dalla Ruota del Criceto devi mostrare chi sei autenticamente al mondo, basta seguire indicazioni marketing, basta creare post in grafica, racconta chi sei, cosa dicono di te i tuoi allievi e cosa per te è importante”. Lei si è sorpresa e mi ha detto: “Si Valeria veramente basta!”. Ha fatto bel sospiro e poi si è alleggerita. Ho percepito un allentamento nella tensione del suo viso e nel suo campo energetico e ha cominciato a dirmi cosa vorrebbe organizzare e cosa le piacerebbe fare con la sua palestra ed i suoi allievi.  Mi ha raccontato tutte le cose incredibili che ha realizzato con i suoi allievi e come li ha aiutati a risolvere diversi problemi fisici. Io ero veramente commossa e dentro di me sentivo tutto il dolore di una persona che fa cose grandi, non se ne rende conto, e per di più sente di non valere. Nella ruota del Criceto siamo schiacciati da modelli di successo e perfezionismo irreali e irraggiungibili, che ci fanno dimenticare chi siamo e cosa sia veramente importante per noi e gli altri, come ad esempio aiutare chi ha disturbi fisici a risolverli definitivamente. Adesso Paola ha fatto una scelta, vuole realizzarsi come persona, piuttosto che inseguire denaro, apprezzamenti, like e successo. “Quando gli esseri riescono ad esprimere pienamente e liberamente le potenzialità’ di cui sono dotati,

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IL MIO INCONTRO CON SAN GIUSEPPE

IL MIO INCONTRO CON SAN GIUSEPPE – A Gotham City – Nei giorni scorsi passeggiando per via Tiburtina ho intravvisto una statua di un Santo posta in alto sopra il marciapiede. L’ambientazione era abbastanza terrificante: palazzi alti, metà delle saracinesche dei negozi chiuse, traffico, marciapiedi sporchi, persone che camminano come dei zombie, una calura mostruosa. Ebbene sì questa è la Roma delle zone non turistiche, nell’afa di luglio, ma nessuno ve la racconterà così. Mio figlio la chiama Gotham City, la città difesa da Batman. Sono rimasta molto stupita, mi sono domandata: “Ma che ci fa una Statua di un Santo qui?” e così avvicinandomi ho letto l’indicazione per la Chiesa di San Giuseppe Artigiano. Che strana coincidenza! Proprio in questo periodo che sto conoscendo e affiancando tanti artigiani. Non potevo non andare a vedere di cosa si trattasse. La Chiesa è abbastanza nascosta, vicino al Parco Galla Placidia – Ottoboni che sopravvive all’arsura dell’estate grazie ad un giardiniere che quotidianamente annaffia il prato e si addormenta sotto gli alberi. Un po’ lo invidio. La Chiesa è nuovissima e soprattutto freschissima! Sono entrata e come la maggior parte delle Chiese “moderne” di Roma era deserta. C’eravamo io e la Statua di San Giuseppe artigiano che mi guardava con uno sguardo benevolo, mentre era intento a ripulire un grande bastone di legno con un’accetta. Avevo del tutto dimenticato che San Giuseppe, fosse un artigiano. Nella mia immaginazione esiste solo nel presepe vicino alla culla di Gesù. Ma in effetti la storia biblica racconta che fosse un falegname e così viene rappresentato nella Chiesa. La sua immagine è un simbolo. Rappresenta un uomo semplice ed in pace. Chi non conosce la fretta, né l’urgenza, né l’ansia. Rappresenta l’uomo che ha vinto la bramosia del suo Ego ed è uscito dalla corsa della Ruota del Criceto. Non ha desideri di successo o di competere, il denaro non è il movente delle sue azioni e ama se stesso ed il suo lavoro. Rappresenta la semplicità che è la stessa della Vita, che noi abbiamo dimenticato ma che è tutta intorno a noi e in cui siamo immersi. Nella Natura non c’è urgenza perché non c’è paura, non c’è ansia perché nessuno viene giudicato e misurato, e non c’è tristezza perché si vive nel momento presente. Non credo che sia un caso che San Giuseppe rappresenti gli artigiani, le persone che lavorano con le mani. Il lavoro creativo e manuale richiede una concentrazione focalizzata che ha come effetto l’allentamento della nostra mente su di noi. L’attenzione della nostra coscienza si focalizza su ciò che stiamo creando e per un po’ la morsa del nostro EGO diminuisce. San Giuseppe è il simbolo dell’uomo che conosce i tempi della Natura, degli uomini e li rispetta, perché è totalmente in allineamento con essi.  Ha pazienza ed è sereno perché sa che nella Vita esiste la sorte su cui non ha alcun controllo. Si impegna nel suo lavoro ma rimette il risultato delle sue opere ad un potere più grande che percepisce e di cui si sente parte ed immerso. Tutto questo è straordinariamente lontano dalla lotta, lo sforzo e lo stress continuo in cui viviamo nella Ruota, dai modelli che ci hanno trasmesso e che abbiamo interiorizzato. È agli antipodi di quello che viene mostrato come modello di ‘successo’ di cui ho parlato nel mio precedente post IL SUCCESSO. E’ lontanissimo dal mettersi in mostra, dalla ricerca dei like, dal voler essere sempre il migliore e dal bisogno di piacere. Viviamo in un sistema che ci inganna e ci schiavizza, e per fortuna ho incontrato San Giuseppe a ricordarmelo. VALERIA LEOPARDI LASCIA UN COMMENTO Annulla risposta Connesso come VALERIA. Modifica il tuo profilo. Uscire? I campi obbligatori sono contrassegnati * Message* Avvertimi via email alla pubblicazione di un nuovo articolo. Δ Precedente AUTORE: Valeria Leopardi Per molti anni ho lavorato nel settore della Finanza, Amministrazione e Controllo di Gestione in societa’ industriali e di servizio nel ruolo di Responsabile Amministrativo. Ho collaborato con Fondi d’investimento operanti nel settore delle energie rinnovabili, web marketing e agroindustriali.   Da anni seguo percorsi di crescita personale e credo che integrare la propria crescita personale con la crescita imprenditoriale sia l’inizio del vero cammino verso il successo CONDIVIDI L’ARTICOLO SU :

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BASTA MI ARRENDO!

BASTA IO MI ARRENDO! -E poi dove vai? – Spesso negli ultimi tempi tra i miei clienti/amici nei momenti di scoraggiamento serpeggia la frase: “Sai Vale sono proprio stanco e scoraggiato, basta io mollo!” Di fronte a questa affermazione la mia risposta e’ sempre la stessa: e poi dove vai? L’alternativa di oggi al mollare il proprio sogno, implica entrare nell’omologazione, nel lavoro routinario, in ambienti aridi e nella frustrazione. Inizialmente potremmo pensare di aver risolto tutti i nostri problemi, perche’ e’ verissimo, se hai una piccola attività in proprio oggi devi fronteggiare moltissime difficoltà. L’impegno e’ totale, gli ostacoli continui e gli imprevisti sono sempre dietro l’angolo. Per questo definisco gli imprenditori di oggi come degli eroi e maggiormente se sono piccoli imprenditori, titolari di P.IVA o anche hobbisti. In una situazione così complessa l’unica motivazione che puo’ spingerci a proseguire nel nostro cammino da eroi è fare ciò che amiamo fare. Se molliamo il nostro sogno, il nostro progetto la nostra unica alternativa sarà lavorare per qualcun altro, entrare in una routine piuttosto avvilente e inaridirci. A volte penso di essere impazzita. Io che conoscono il mondo della gestione d’azienda, dei conti economici, dei piani di tesoreria e dei business plan mi trovo a consigliare a chiunque sia in difficoltà di non seguire più il Dio Denaro ma i suoi sogni. La spinta non deve essere alienarsi dal lavoro concreto, bisogna impegnarsi, avere dedizione, impegno e tanta pazienza. Ma significa spostare l’obiettivo dal denaro a se stessi e fare qualcosa che ci realizza, costi quel che costi, anche se ciò dovesse comportare il nostro fallimento finanziario. Il maggiore risultato che raggiungeremo seguendo questa strada e; che ci sentiremo vivi, carichi di idee, di energia. Saremo come dei combattenti sul campo di battaglia alla ricerca di soluzioni per portare avanti i nostri progetti. E’ vero il risultato non e’ certo, ma almeno saremo VIVI, tremendamente VIVI. Percorrere questo sentiero come dice G. Ceredi: “Significa assumersi la responsabilità di diventare artefici della propria Vita, di fare le proprie scelte anche quando gli altri disapprovano, di scegliere le proprie battaglie, di seguire i propri ideali e la liberta’ di essere se stessi..” Personalmente preferisco vivere la mia Vita fino in fondo cosi’ quando saro’  alla fine dei miei giorni potro’ dire a me stessa: Io ce l’ho messa tutta. Il risultato delle nostre azioni è incerto, perché’ in questo periodo storico le grandi corporate hanno tutti i mezzi e gli strumenti per dominare l’economia, le Banche la finanza e a noi che rimane? Rimane appunto il Cuore, il coraggio di credere in noi stessi e la volontà di creare qualcosa di bello per noi stessi e gli altri. Bisogna, impegnarsi ed essere tenaci. Quando l’intento primario del nostro business non e’ piu’ guadagnare, ma realizzare noi stessi, tutto cambia. In questo sistema iper-complesso e’ necessario fare squadra, collaborare, fare gruppo per avere risposte a problemi gestionali di ogni tipo. Visibilità marketing, gestione dei social, adempimenti fiscali  progettualità e anche formazione sono alcuni delle fette di torta della complessità attuale. Credo che da soli oggi non si vada molto lontano, a meno che non si nasca campioni e non si sia veramente informati. Le grandi società hanno consulenti di ogni tipo, a noi piccoli imprenditori conviene unirci in gruppo per prendere spunti, idee e trovare soluzioni. Basta con la gelosia tra di noi e le invidie. Veramente basta. Sosteniamoci invece, proprio in questi tempi cosi’ duri. Come ho gia’ scritto nel precedente post IL SOSTEGNO la competizione non premia nessuno, solo i grandi gruppi che dominano l’economia che crescono vigorosi sul nostro individualismo. Nel mondo del lavoro, un gruppo di chi condivide le tue sorti lavorative e’ la maggior ricchezza che puoi trovare in questo periodo storico. Forse nessuno te lo ha fatto mai notare chiaramente ma la forza del gruppo e’ un altro potere nascosto che abbiamo perso, ci rende molto piu’ forti e meno schiavi del sistema. L’isolamento non e’ naturale anzi e’ dannoso anche da un punto di vista di crescita lavorativa. Quindi non mollare ma chiedi sostegno. Trova chi come te e’ sullo stesso percorso, conosce cosa stai fronteggiando e fatti prendere per mano. Ridurre le pretese e sviluppare la pazienza sono ‘armi’ interiori che ti manterranno sulla tua rotta, quella del tuo Cuore. Con affetto VALERIA LEOPARDI LASCIA UN COMMENTO Annulla risposta Connesso come VALERIA. Modifica il tuo profilo. Uscire? I campi obbligatori sono contrassegnati * Message* Avvertimi via email alla pubblicazione di un nuovo articolo. 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IL MIO INTERVENTO SUL VALORE

IL MIO INTERVENTO SUL VALORE – La libertà di riuscire a dire la propria Verità! – Nei giorni scorsi ho avuto l’opportunità di affrontare del tema valore in un incontro di Economia e Finanza organizzato da Guido Grossi. Inizialmente ho fatto molta fatica ad accettare.  Anche perche’ non capico come argomenti di Economia si collegassero ad un tema cosi’ personale come il VALORE DI SE’.  In realta’ siamo un tutt’uno con cio’ che ci circonda  ed il nostro ambiente esterno, (le circostanze in cui viviamo) riflette il nostro ‘ambiente interiore’. Se non diamo valore ai noi stessi, se non crediamo in noi stessi, e’ molto difficile che la nostra situazione economica finanziaria sia fiorente. O tenderemo a svilirci e sotto valutarci o a mostrarci saccenti e arroganti. Approfondiremo le ricadute economiche di questi due comportamenti in un altro post. Benché scrivere sia per me un mezzo semplice per esprimermi, aprirmi in pubblico mi è molto più difficile. Sono sempre stata molto riservata e nonostante potessi parlare facilmente a platee più o meno ampie di temi amministrativi/finanziari non riuscivo proprio a parlare in pubblico quando si trattava di me. Mi vergognavo, ero bloccata. La mia voce tradiva sempre la mia emozione. In passato semplicemente mi dicevo che ero timida, ora so che in realtà avevo paura di mostrarmi nella mia autenticità. Quando Guido ha chiesto la mia testimonianza volevo rifiutare, ma poi con i giorni è nata la voglia di raccontare la mia esperienza e di condividere ciò che sto imparando sulla mia pelle. Uscire dalla ruota del Criceto significa avere il coraggio di dire la propria Verità, indipendentemente dal giudizio altrui. Nei meeting aziendali, nelle video chiamate o in riunione in passato ero sempre molto tesa. Dovevo essere performante come il ruolo di manager richiedeva. Il tono era pacato, fermo ma sorridente. Parlavo un italiano perfetto e le mie antennine era sempre tese a controllare che il mio ruolo fosse be rappresentato. Insomma indossavo la maschera da perfezionista e mi sforzavo tremendamente per mantenerla. La fatica di mostrarsi diversi da ciò che si e’ realmente provoca una tensione interiore enorme. LA VERITA’ TOGLIE TUTTO CIO’ DI FALSO CHE C’E’ IN TE. Questa volta, forse per la prima volta nella mia Vita, durante l’incontro ero rilassata. Non avevo più nulla da difendere, nessuna immagine, nessun ruolo, nessuna falsa identità. Così finalmente Valeria ha potuto raccontare la sua Verità, in maniera del tutto autentica. Con il suo modo di essere unico, come unici siamo tutti, e finalmente ho potuto assaporare la libertà del non giudizio. Che non è quello degli altri ma è il mio verso me stessa. Le gabbie della nostra prigione sono interiori. Hanno poco a che fare con cosa accade all’esterno.  “Le circostanze non plasmano l’uomo, lo rivelano” – W. Dyer. La nostra situazione di Vita rivela solo le nostre paure. Durante l’incontro ho capito quanto il tema della mancanza di valore personale sia importante. Tutti ne soffriamo anche e soprattutto quando ci sentiamo superiori o migliori degli altri. La ferita della mancanza di valore nasconde un dolore incolmabile. Conoscere sé stessi significa aver il coraggio di mettersi a nudo, di affrontare il vuoto di cui ho parlato in questo precedente post LIBERTA’ E LAVORO  e scoprire di essere diversi da come ‘vorremmo’ essere. Significa smettere di giudicarsi e per questo liberarsi. Significa avere il coraggio di andare fino in fondo, trovare sé stessi e amarsi con tutto il Cuore. VALERIA LEOPARDI LASCIA UN COMMENTO Annulla risposta Connesso come VALERIA. Modifica il tuo profilo. Uscire? I campi obbligatori sono contrassegnati * Message* Avvertimi via email alla pubblicazione di un nuovo articolo. Δ Precedente AUTORE: Valeria Leopardi Per molti anni ho lavorato nel settore della Finanza, Amministrazione e Controllo di Gestione in societa’ industriali e di servizio nel ruolo di Responsabile Amministrativo. Ho collaborato con Fondi d’investimento operanti nel settore delle energie rinnovabili, web marketing e agroindustriali.   Da anni seguo percorsi di crescita personale e credo che integrare la propria crescita personale con la crescita imprenditoriale sia l’inizio del vero cammino verso il successo CONDIVIDI L’ARTICOLO SU :

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LA RICERCA DEL SUCCESSO

LA RICERCA DEL SUCCESSO – Una trappola micidiale – In questo periodo sto lavorando su diversi progetti, tutti in fase di avvio o in fase di ricerca di una via d‘uscita’ da una situazione di crisi. È il mio lavoro e cerco di farlo al meglio. Mi capita a volte di ricadere nella ricerca del successo, quella voglia di farcela a tutti i costi e voler dimostrare al mondo di essere una vincente. Quando mi accade il malessere interiore riappare in tutto il suo splendore. Mi sento insoddisfatta. La ricerca di conferme, la voglia di mettersi in mostra, il volersi sentire superiori sono sintomi che qualcosa in me non va. Ricompare all’orizzonte la bramosia dell’Ego che fa tutto per sé stesso e niente per gli altri, e la maschera, che con tanta amorevolezza la Vita mi ha tolto, riappare sul mio viso. Il meccanismo è talmente radicato e così omnipervasivo che è percepito come normale. Lavorando sui social se ne viene praticamente ‘risucchiati’. Sembra quasi che una parte di me voglia gridare io esisto! Guardate cosa sono capace di fare! Questa trappola è micidiale e ci cadiamo in tanti, soprattutto chi sta avviando un nuovo lavoro e ha di fronte a sé, un percorso del tutto incerto. Uscire dall’immaginario collettivo è difficilissimo, proprio perché questo atteggiamento è normale e consolidato. La Verità, almeno la mia Verità, è che il successo non è qualcosa che si raggiunge perché non è esterno a noi. Il successo così come la libertà è uno stato interiore. Si raggiunge quando non si cerca più di vincere, quando la preoccupazione e lo stress non hanno più il sopravvento, ma quando ci si impegna dando il massimo di se stessi senza aspettative di risultato. Per raggiungere il successo si deve imparare il distacco. Esattamente l’opposto di ciò che facciamo tutti. Ci valutiamo in base ai nostri risultati e se falliamo, siamo dei falliti anche noi. “Il saggio in ogni cosa guarda al proposito, non all’esito. Cominciare dipende da noi, del risultato, invece, decide la sorte e io non le riconosco il diritto di giudicarmi” – SENECA Esercitare il distacco non vuole dire indifferenza, ne’ tanto meno smettere di impegnarsi, significa giocare la propria partita fino in fondo ma avere anche l’umiltà di sapere che non tutto dipende da noi. Anzi. Soprattutto avere successo significa amarsi nonostante gli esiti delle nostre azioni, capire cosa l’esperienza ci sta insegnando, cosa potremmo modificare e che scelte diverse potremmo compiere. Implica uscire dallo stress e dalla lotta ed iniziare a godersi il viaggio, sapendo profondamente che la sfida è sempre dinanzi e che non ci può sottrarre per paura o vigliaccheria, che bisogna affrontarla a testa alta anche se falliremo o perderemo. “Chi agisce per un buon fine non fallisce mai” – GANDHI. Nello scorso post LA MANCANZA DI VALORE ho parlato del mondo che sta andando a rotoli, e questa frase di Gandhi credo che spieghi una delle cause principali. Agire per la nostra bramosia per il nostro Ego non ha più alcun senso. Il buon fine per le nostre azioni non è cercare il nostro successo e per questo metterci in mostra, ma fare il nostro bene profondo che implica fare il bene dell’altro. Realizzare noi stessi, sviluppare le nostre capacità e metterle in atto. A questo mi sento chiamata e per questo voglio dare il meglio di me. So che il cammino è insidioso e la partita è dura. Ma come è scritto sullo stadio del ROLAND GARROS a Parigi: “La vittoria appartiene ai più tenaci” e io non mollo la presa. VALERIA LEOPARDI LASCIA UN COMMENTO Annulla risposta Connesso come VALERIA. Modifica il tuo profilo. Uscire? I campi obbligatori sono contrassegnati * Message* Avvertimi via email alla pubblicazione di un nuovo articolo. Δ Precedente AUTORE: Valeria Leopardi Per molti anni ho lavorato nel settore della Finanza, Amministrazione e Controllo di Gestione in societa’ industriali e di servizio nel ruolo di Responsabile Amministrativo. Ho collaborato con Fondi d’investimento operanti nel settore delle energie rinnovabili, web marketing e agroindustriali.   Da anni seguo percorsi di crescita personale e credo che integrare la propria crescita personale con la crescita imprenditoriale sia l’inizio del vero cammino verso il successo CONDIVIDI L’ARTICOLO SU :

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LA MANCANZA DI VALORE

LA MANCANZA DI VALORE – Sentire di valere poco o niente – La mia ferita principale è la mancanza di valore. Ho impiegato molto tempo a razionalizzare di cosa si trattasse, perché, per divenire consapevoli della propria ferita principale, bisogna attraversare il vuoto e la montagna di dolore che si cela in esso. Vedi il mio precedente post LIBERTA’ E LAVORO. La mancanza di valore si manifesta in molti modi diversi e si sviluppa sin dalla nostra infanzia. E’ come una pianta rampicante che dal tronco poi si dirama nella nostra coscienza in mille modi diversi. Quando cerchiamo di darci un’immagine di noi stessi, inconsapevolmente stiamo cercando delle conferme all’esterno di chi siamo per darci valore. Proiettiamo sul mondo ciò che vorremmo essere o che ci hanno insegnato che dovremmo essere per ricevere quell’apprezzamento di cui tanto avevamo ed abbiamo bisogno. Ancora oggi quando desidero qualcosa, che illusoriamente ritengo possa darmi valore, e temo di non raggiungerla sento nascere in me l’ansia. Fino a poco tempo fa la percepivo l’agitazione interiore e la tensione ma non capivo perché l’avessi, ora so che sto difendendo l’immagine di me che voglio dare al mondo e per questo ho paura. Temo che il mondo scopra chi sono e mi rifiuti. Ci si arrocca in posizione lavorative, spesso inespugnabili, proprio per non sentirsi insicuri e per dimostrare di valere. Una volta raggiunta una certa stabilità non si vuole più mollare la presa. Per evitare il dolore dell’umiliazione, della vergogna e della mancata accettazione ci distraiamo in mille modi diversi. L’unica risposta che conosciamo è la fuga. “Siamo pieni di risentimento quando i nostri desideri non sono esauditi e andiamo su tutte le furie quando, per una ragione o per l’altra le nostre aspettative vengono disattese. In quel momento di delusione ci sentiamo realmente abbandonati e questo risveglia tutte le delusioni provate da bambini, quando non eravamo amati, compresi, accettati e approvati. Ma invece di sentire il dolore, reagiamo accusando l’altro.” – Krishnananda, Amana – Dal Libro: A tu per tu con la paura. Il mondo sta andando a rotoli, lo sappiamo tutti e lo vediamo tutti. Sto iniziando a domandarmi perché in questa situazione dove c’è così tanto bisogno di tutto, non si riesce più a fare nulla? Perché continuiamo a vedere il degrado aumentare e non riusciamo ad intervenire su di esso? Credo che la risposta sia perché non vogliamo assumerci la responsabilità di noi stessi, delle nostre scelte, delle nostre risposte nelle nostre relazioni personali e nel nostro lavoro. Forse non vogliamo vedere che la realtà e cioè che siamo in fuga. In Fuga da noi stessi. Veniamo costantemente messi alla prova e invece di tirare fuori il coraggio necessario davanti alle nostre sfide, attraversare le nostre ferite e quindi evolvere, preferiamo evitarle. Ci distraiamo, minimizziamo, facciamo finta che non dipenda da noi, che non sia importante, e normalizziamo tutto, anche il degrado in cui siamo immersi. Vedi il mio precedente post ATTRAVERSARE IL DOLORE. Chi mi conosce sa che sostengo l’artigianato artistico, perché credo fortemente nella forza della creatività umana in questo periodo gelido e freddo. Ho un gruppo su WhatsApp di piccoli artigiani. Ultimamente dovevo organizzare un mercato e stavo raccogliendo le prime adesioni. Purtroppo però gli organizzatori hanno preferito dare il mandato ad un’altra associazione che conosco personalmente. Quasi tutti gli artigiani del ‘mio’ piccolo circuito hanno deciso di aderire all’iniziativa degli altri ed io mi sono sentita tradita e abbandonata. La ferita della mancanza di valore è riemersa in tutto il suo splendore. In passato avrei tirato fuori tutta la mia rabbia e la mia frustrazione, incolpando e giudicando. Avrei messo in discussione me stessa e le mie capacità. Frasi del tipo: “sono una fallita, nessuno mi capisce, hanno preferito loro a me, non sanno chi sono io…” e così via sarebbero state il repertorio della mia mente. Quando sono in collera i pensieri sono più agitati e carichi di energia. Questa volta ho fatto una scelta diversa, e di fronte al dolore della ferita, ho scelto consapevolmente di attraversarlo. La mente era agitata, i pensieri di giudizio e la rabbia erano un tutt’uno con me. Ho fatto dei bei respiri profondi, ho staccato il cellulare, chiuso i social, chiuso tutto e mi sono immersa nel mio dolore. La sensazione nel corpo è stata di una morsa nello stomaco, la gola era chiusa e io ero irrigidita per la paura del dolore. Sono rimasta nel dolore per tutto il tempo che serviva. Eckharte Tolle ci spinge a fare questo passo coraggioso: “Fate l’amore con il dolore”. Ora so perché. Perché dall’altra parte c’è una via d’uscita. È come passare in un collo di bottiglia. È stretto, lungo e difficile ma poi se ne esce. Dall’altro lato del tunnel c’è la quiete, l’uscita dal conflitto e dalla lotta. Il mollare la presa che non è una sconfitta ma affidarsi alla Vita. Lasciare andare ciò che ci fa male per dover dimostrare di essere qualcuno o di essere importanti. Una sorta di resa. C’è la pace con sé stessi e la profonda comprensione che tutto ciò che ci accade ha un insegnamento, che non siamo soli e siamo guidati in un Universo che dialoga con noi in ogni avvenimento, in ogni passo, in ogni momento. Individuare la propria ferita principale è molto difficile, perché bisogna essere totalmente autentici con sé stessi. Insomma non bisogna ‘raccontarsela’ e soprattutto bisogna avere il coraggio di non sfuggirla. Il coraggio di vedere chi siamo veramente e non chi vogliamo apparire. Quando faccio questo, percepisco da sola il mio valore e non necessito che me ne diano gli altri. VALERIA LEOPARDI LASCIA UN COMMENTO Annulla risposta Connesso come VALERIA. Modifica il tuo profilo. Uscire? I campi obbligatori sono contrassegnati * Message* Avvertimi via email alla pubblicazione di un nuovo articolo. Δ Precedente AUTORE: Valeria Leopardi Per molti anni ho lavorato nel settore della Finanza, Amministrazione e Controllo di Gestione in societa’ industriali e di servizio nel ruolo di Responsabile Amministrativo. Ho collaborato con Fondi d’investimento

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