Business coaching

LA STORIA DI PAOLA

LA STORIA DI PAOLA – L’inizio dell’uscita dalla Ruota del Criceto – Ho conosciuto Paola un anno fa. È stata lei a trovare me, o forse ci siamo trovate insieme. Nella fase intermedia del mio percorso ho fatto diversi tentativi per capire quale potesse essere la mia strada per realizzarmi ed una volta ho organizzato un seminario dal tema “Aprire la P.IVA”. Ricordo la sua telefonata, voleva delle informazioni ed era molto agitata. Paola ha un centro di Pilates, che segue con un’attenzione ed una cura incredibili. Nonostante i suoi sforzi e tutto il suo impegno, l’attività era in difficoltà e durante il mese di Agosto lei doveva preparare il listino prezzi e la campagna di abbonamento per la stagione che sarebbe iniziata a Settembre. Non aveva grossi margini ma non era nemmeno in perdita, motivo per cui le ho consigliato di proseguire il suo percorso e di non fermarsi. Durante l’estate abbiamo preparato il nuovo listino e finalmente a Settembre è iniziata la nuova stagione, e a me si è aperto un mondo. Ho sempre lavorato in grandi aziende, dove ognuno svolge una parte di un lavoro organizzato e suddiviso in ruoli: l’ufficio amministrativo, l’ufficio del personale, l’ufficio commerciale, marketing e comunicazione, ufficio acquisti… In queste aziende ci sono tantissimi consulenti a supporto: legali, fiscalisti e l’accesso al credito bancario è sufficientemente facile, perché i fatturati sono molto alti c’è liquidità e quindi si possono fare anche investimenti per lo sviluppo. Invece Paola era sola, così come credo tantissimi imprenditori in Italia che hanno piccole o micro attività. Nessuno a consigliarla sulla gestione, né sull’organizzazione del lavoro, né sul rapporto con i clienti o le scelte di marketing, né sulla gestione della tesoreria o delle imposte. Poteva contare sul consulente informatico che gestisce il suo programma di abbonamenti e su un consulente di Digital marketing per la sua promozione attraverso campagne marketing e sul suo commercialista. Paola è una combattente e non si arrende facilmente, ma lavorare così è durissimo. Mancano gli strumenti e le competenze per gestire un’azienda a tutto tondo in un sistema complesso e stra-competitivo come quello attuale. Sono rimasta al fianco di Paola per alcuni mesi, fin quando la sua attività non ha ingranato nuovamente, ci siamo allontanate per un po’ fin quando  è tornata a contattarmi e questa volta è emerso qualcosa di nuovo. Paola, come me e come forse tanti altri imprenditori si sente oppressa da un sistema che non le appartiene, in cui bisogna emergere, seguire i social, cercare clienti, fare sconti e ‘svendersi’. Un sistema in cui si rincorre il denaro e se ne diventa schiavi. La ricerca del profitto diventa il movente delle nostre azioni, inaridisce i nostri cuori e le relazioni tra persone sono utilitaristiche al limite dell’uso per fini commerciali. Paola non è così. E’ una persona che nella Vita ha tenuto duro e nonostante i bocconi amari, soffre perché vuole fare le cose con il Cuore e uscire dalla Ruota del Criceto e mollare il denaro come obiettivo è difficilissimo. Il suo impegno è totale. Ma ciononostante sembra non bastare mai. Si impegna veramente al massimo ma non si sente vista, né tantomeno valorizzata e apprezzata per tutto ciò che fa con tanto impegno. Questa è una delle illusioni che ci tiene intrappolati nella Ruota del Criceto: la ricerca del ‘successo’, e del denaro come fine ultimo delle nostre azioni. Ammetto che a tratti anche io ci ricado, ma più avanzo nel mio percorso e prima me ne rendo conto. I social poi su questo proliferano vigorosi, sono lo strumento principale di ricerca del consenso e dei like. Tant’è che ormai si fanno cose sempre più estreme per avere attenzione e ottenerli. Ognuno misura sé stesso sulla base dei propri risultati, applicando i propri personalissimi parametri, imparati da bambini e mantenuti per tutta la Vita. E correndo verso il traguardo che non arriva mai,  ci si dimentica di sé, dei propri stati d’animo, dei propri veri bisogni, di ciò che si ama fare e del proprio Cuore. Anche quando arriva, il ‘successo’ dura poco, ormai veramente poco in questa società che correre con l’acceleratore spinto al massimo. Terminato l’effetto effimero di euforia, cominceremo a ricercarlo nuovamente… come dei tossicodipendenti. In uno dei nostri ultimi incontri mentre parlavamo di tasse, F24, listini prezzi, comunicazione ai clienti ecc.. ho percepito tutta la sofferenza di Paola. Le ho chiesto se amasse il suo lavoro e lei mi ha detto sì. E’ vero lo ama veramente, conosce molte tecniche di Pilates specifiche ed è ciò che studia da tanti anni e che vuole fare nella Vita. Dopo qualche momento di esitazione le ho detto: “Paola, per scendere dalla Ruota del Criceto devi mostrare chi sei autenticamente al mondo, basta seguire indicazioni marketing, basta creare post in grafica, racconta chi sei, cosa dicono di te i tuoi allievi e cosa per te è importante”. Lei si è sorpresa e mi ha detto: “Si Valeria veramente basta!”. Ha fatto bel sospiro e poi si è alleggerita. Ho percepito un allentamento nella tensione del suo viso e nel suo campo energetico e ha cominciato a dirmi cosa vorrebbe organizzare e cosa le piacerebbe fare con la sua palestra ed i suoi allievi.  Mi ha raccontato tutte le cose incredibili che ha realizzato con i suoi allievi e come li ha aiutati a risolvere diversi problemi fisici. Io ero veramente commossa e dentro di me sentivo tutto il dolore di una persona che fa cose grandi, non se ne rende conto, e per di più sente di non valere. Nella ruota del Criceto siamo schiacciati da modelli di successo e perfezionismo irreali e irraggiungibili, che ci fanno dimenticare chi siamo e cosa sia veramente importante per noi e gli altri, come ad esempio aiutare chi ha disturbi fisici a risolverli definitivamente. Adesso Paola ha fatto una scelta, vuole realizzarsi come persona, piuttosto che inseguire denaro, apprezzamenti, like e successo. “Quando gli esseri riescono ad esprimere pienamente e liberamente le potenzialità’ di cui sono dotati,

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BASTA MI ARRENDO!

BASTA IO MI ARRENDO! -E poi dove vai? – Spesso negli ultimi tempi tra i miei clienti/amici nei momenti di scoraggiamento serpeggia la frase: “Sai Vale sono proprio stanco e scoraggiato, basta io mollo!” Di fronte a questa affermazione la mia risposta e’ sempre la stessa: e poi dove vai? L’alternativa di oggi al mollare il proprio sogno, implica entrare nell’omologazione, nel lavoro routinario, in ambienti aridi e nella frustrazione. Inizialmente potremmo pensare di aver risolto tutti i nostri problemi, perche’ e’ verissimo, se hai una piccola attività in proprio oggi devi fronteggiare moltissime difficoltà. L’impegno e’ totale, gli ostacoli continui e gli imprevisti sono sempre dietro l’angolo. Per questo definisco gli imprenditori di oggi come degli eroi e maggiormente se sono piccoli imprenditori, titolari di P.IVA o anche hobbisti. In una situazione così complessa l’unica motivazione che puo’ spingerci a proseguire nel nostro cammino da eroi è fare ciò che amiamo fare. Se molliamo il nostro sogno, il nostro progetto la nostra unica alternativa sarà lavorare per qualcun altro, entrare in una routine piuttosto avvilente e inaridirci. A volte penso di essere impazzita. Io che conoscono il mondo della gestione d’azienda, dei conti economici, dei piani di tesoreria e dei business plan mi trovo a consigliare a chiunque sia in difficoltà di non seguire più il Dio Denaro ma i suoi sogni. La spinta non deve essere alienarsi dal lavoro concreto, bisogna impegnarsi, avere dedizione, impegno e tanta pazienza. Ma significa spostare l’obiettivo dal denaro a se stessi e fare qualcosa che ci realizza, costi quel che costi, anche se ciò dovesse comportare il nostro fallimento finanziario. Il maggiore risultato che raggiungeremo seguendo questa strada e; che ci sentiremo vivi, carichi di idee, di energia. Saremo come dei combattenti sul campo di battaglia alla ricerca di soluzioni per portare avanti i nostri progetti. E’ vero il risultato non e’ certo, ma almeno saremo VIVI, tremendamente VIVI. Percorrere questo sentiero come dice G. Ceredi: “Significa assumersi la responsabilità di diventare artefici della propria Vita, di fare le proprie scelte anche quando gli altri disapprovano, di scegliere le proprie battaglie, di seguire i propri ideali e la liberta’ di essere se stessi..” Personalmente preferisco vivere la mia Vita fino in fondo cosi’ quando saro’  alla fine dei miei giorni potro’ dire a me stessa: Io ce l’ho messa tutta. Il risultato delle nostre azioni è incerto, perché’ in questo periodo storico le grandi corporate hanno tutti i mezzi e gli strumenti per dominare l’economia, le Banche la finanza e a noi che rimane? Rimane appunto il Cuore, il coraggio di credere in noi stessi e la volontà di creare qualcosa di bello per noi stessi e gli altri. Bisogna, impegnarsi ed essere tenaci. Quando l’intento primario del nostro business non e’ piu’ guadagnare, ma realizzare noi stessi, tutto cambia. In questo sistema iper-complesso e’ necessario fare squadra, collaborare, fare gruppo per avere risposte a problemi gestionali di ogni tipo. Visibilità marketing, gestione dei social, adempimenti fiscali  progettualità e anche formazione sono alcuni delle fette di torta della complessità attuale. Credo che da soli oggi non si vada molto lontano, a meno che non si nasca campioni e non si sia veramente informati. Le grandi società hanno consulenti di ogni tipo, a noi piccoli imprenditori conviene unirci in gruppo per prendere spunti, idee e trovare soluzioni. Basta con la gelosia tra di noi e le invidie. Veramente basta. Sosteniamoci invece, proprio in questi tempi cosi’ duri. Come ho gia’ scritto nel precedente post IL SOSTEGNO la competizione non premia nessuno, solo i grandi gruppi che dominano l’economia che crescono vigorosi sul nostro individualismo. Nel mondo del lavoro, un gruppo di chi condivide le tue sorti lavorative e’ la maggior ricchezza che puoi trovare in questo periodo storico. Forse nessuno te lo ha fatto mai notare chiaramente ma la forza del gruppo e’ un altro potere nascosto che abbiamo perso, ci rende molto piu’ forti e meno schiavi del sistema. L’isolamento non e’ naturale anzi e’ dannoso anche da un punto di vista di crescita lavorativa. Quindi non mollare ma chiedi sostegno. Trova chi come te e’ sullo stesso percorso, conosce cosa stai fronteggiando e fatti prendere per mano. Ridurre le pretese e sviluppare la pazienza sono ‘armi’ interiori che ti manterranno sulla tua rotta, quella del tuo Cuore. Con affetto VALERIA LEOPARDI LASCIA UN COMMENTO Annulla risposta Connesso come VALERIA. Modifica il tuo profilo. Uscire? I campi obbligatori sono contrassegnati * Message* Avvertimi via email alla pubblicazione di un nuovo articolo. Δ Precedente AUTORE: Valeria Leopardi Per molti anni ho lavorato nel settore della Finanza, Amministrazione e Controllo di Gestione in societa’ industriali e di servizio nel ruolo di Responsabile Amministrativo. Ho collaborato con Fondi d’investimento operanti nel settore delle energie rinnovabili, web marketing e agroindustriali. Da anni seguo percorsi di crescita personale e credo che integrare la propria crescita personale con la crescita imprenditoriale sia l’inizio del vero cammino verso il successo CONDIVIDI L’ARTICOLO SU :  

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LA RICERCA DEL SUCCESSO

LA RICERCA DEL SUCCESSO – Una trappola micidiale – In questo periodo sto lavorando su diversi progetti, tutti in fase di avvio o in fase di ricerca di una via d‘uscita’ da una situazione di crisi. È il mio lavoro e cerco di farlo al meglio. Mi capita a volte di ricadere nella ricerca del successo, quella voglia di farcela a tutti i costi e voler dimostrare al mondo di essere una vincente. Quando mi accade il malessere interiore riappare in tutto il suo splendore. Mi sento insoddisfatta. La ricerca di conferme, la voglia di mettersi in mostra, il volersi sentire superiori sono sintomi che qualcosa in me non va. Ricompare all’orizzonte la bramosia dell’Ego che fa tutto per sé stesso e niente per gli altri, e la maschera, che con tanta amorevolezza la Vita mi ha tolto, riappare sul mio viso. Il meccanismo è talmente radicato e così omnipervasivo che è percepito come normale. Lavorando sui social se ne viene praticamente ‘risucchiati’. Sembra quasi che una parte di me voglia gridare io esisto! Guardate cosa sono capace di fare! Questa trappola è micidiale e ci cadiamo in tanti, soprattutto chi sta avviando un nuovo lavoro e ha di fronte a sé, un percorso del tutto incerto. Uscire dall’immaginario collettivo è difficilissimo, proprio perché questo atteggiamento è normale e consolidato. La Verità, almeno la mia Verità, è che il successo non è qualcosa che si raggiunge perché non è esterno a noi. Il successo così come la libertà è uno stato interiore. Si raggiunge quando non si cerca più di vincere, quando la preoccupazione e lo stress non hanno più il sopravvento, ma quando ci si impegna dando il massimo di se stessi senza aspettative di risultato. Per raggiungere il successo si deve imparare il distacco. Esattamente l’opposto di ciò che facciamo tutti. Ci valutiamo in base ai nostri risultati e se falliamo, siamo dei falliti anche noi. “Il saggio in ogni cosa guarda al proposito, non all’esito. Cominciare dipende da noi, del risultato, invece, decide la sorte e io non le riconosco il diritto di giudicarmi” – SENECA Esercitare il distacco non vuole dire indifferenza, ne’ tanto meno smettere di impegnarsi, significa giocare la propria partita fino in fondo ma avere anche l’umiltà di sapere che non tutto dipende da noi. Anzi. Soprattutto avere successo significa amarsi nonostante gli esiti delle nostre azioni, capire cosa l’esperienza ci sta insegnando, cosa potremmo modificare e che scelte diverse potremmo compiere. Implica uscire dallo stress e dalla lotta ed iniziare a godersi il viaggio, sapendo profondamente che la sfida è sempre dinanzi e che non ci può sottrarre per paura o vigliaccheria, che bisogna affrontarla a testa alta anche se falliremo o perderemo. “Chi agisce per un buon fine non fallisce mai” – GANDHI. Nello scorso post LA MANCANZA DI VALORE ho parlato del mondo che sta andando a rotoli, e questa frase di Gandhi credo che spieghi una delle cause principali. Agire per la nostra bramosia per il nostro Ego non ha più alcun senso. Il buon fine per le nostre azioni non è cercare il nostro successo e per questo metterci in mostra, ma fare il nostro bene profondo che implica fare il bene dell’altro. Realizzare noi stessi, sviluppare le nostre capacità e metterle in atto. A questo mi sento chiamata e per questo voglio dare il meglio di me. So che il cammino è insidioso e la partita è dura. Ma come è scritto sullo stadio del ROLAND GARROS a Parigi: “La vittoria appartiene ai più tenaci” e io non mollo la presa. VALERIA LEOPARDI LASCIA UN COMMENTO Annulla risposta Connesso come VALERIA. Modifica il tuo profilo. Uscire? I campi obbligatori sono contrassegnati * Message* Avvertimi via email alla pubblicazione di un nuovo articolo. Δ Precedente AUTORE: Valeria Leopardi Per molti anni ho lavorato nel settore della Finanza, Amministrazione e Controllo di Gestione in societa’ industriali e di servizio nel ruolo di Responsabile Amministrativo. Ho collaborato con Fondi d’investimento operanti nel settore delle energie rinnovabili, web marketing e agroindustriali.   Da anni seguo percorsi di crescita personale e credo che integrare la propria crescita personale con la crescita imprenditoriale sia l’inizio del vero cammino verso il successo CONDIVIDI L’ARTICOLO SU :

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IL SOGNO – di un Network Marketer

IL SOGNO – Di un Network Marketer – La scorsa settimana è venuto a trovarmi in ufficio un conoscente. Mi aveva anticipato che si trattava di qualcosa di personale ed importante, per cui avevo dato per scontato che si trattasse di un suo progetto da avviare o da risanare. Dopo i primi saluti di benvenuto, ci siamo seduti vicini al tavolo, in sala riunioni. Lui ha tirato fuori il suo bel tablet e con una naturalezza incredibile, come se stesse facendo la cosa più normale del mondo, ha iniziato a presentarmi la rete di network marketing di cui fa parte da molti anni (e di cui non avevo chiesto nulla). Mai piu’ accetterò appuntamenti senza chiederne il motivo, ma a quel punto, pensando che la Vita avesse qualcosa da insegnarmi, sono rimasta tranquilla e ho ascoltato con vivo interesse quello che voleva dirmi e soprattutto cosa voleva comunicarmi. “Vedi Valeria le persone oggi sono stufe, hanno tutte dei problemi finanziari, non si arriva a fine mese, lo stipendio fisso no esiste più… io anni fa sono entrato in contatto con questa realtà e finalmente ho capito che potevo realizzare il mio sogno: potevo diventare ricco e finalmente libero” Io ho ascoltato con attenzione la presentazione. La premessa è la teoria dei quattro quadranti di Robert Kyosaky, che è rappresentata in questa immagine. Questa teoria raggruppa il mondo delle persone che lavorano in quattro categorie: Dipendenti: Gli individui che lavorano per un’altra persona o società, guadagnando un salario in base al loro tempo di lavoro. Lavoratori Autonomi: Persone che lavorano per conto proprio, come freelance o piccoli imprenditori, dove il loro reddito dipende dal loro tempo e dal loro impegno personale. Proprietari di Piccole o Medie Imprese: Imprenditori che gestiscono un’attività, ma che sono ancora fortemente coinvolti nel suo funzionamento quotidiano, il che può limitare il loro tempo libero e la possibilità di creare un reddito passivo. Investitori : Persone che utilizzano il loro capitale per generare reddito, come attraverso azioni, immobili o altri investimenti. La differenza fondamentale tra i quadranti di sinistra (Dipendenti e Lavoratori Autonomi) e quelli di destra (Proprietari d’impresa e Investitori) risiede nel fatto che, nei quadranti di sinistra, il reddito dipende direttamente dal tempo di lavoro, mentre nei quadranti di destra il reddito può essere generato anche in assenza di un’attività di lavoro. Poiché il tempo è una risorsa limitata, il reddito dei dipendenti e dei lavoratori autonomi sarà limitato anch’esso. I proprietari delle piccole o medie imprese devono avere dei capitali da investire per avviare le loro attività quindi l’unico modo per un essere normale come me, che ha non risorse finanziarie, e vuole aumentare il reddito è diventare investitore. Spiegata così questa teoria, come si dice a Roma, non fa una piega. Io continuavo a guardarlo interessata e gli ho chiesto: “ Si è corretto, ma come faccio a diventare investitore?” .  “È semplice partecipi alla nostra rete di network marketing e segui esattamente la formazione. Non puoi fare con la tua testa ma sei in grado di fare soldi solo se ti metti nelle mani del sistema. Così finalmente sarai ricco e libero, e potrai raggiungere il tuo sogno”. Ha concluso il mio amico. A quel punto io mi sono  raggelata. Di fronte alla sua richiesta di farmi iscrivere al suo meraviglioso mondo di network marketing ho sorriso dicendo che io ho già i miei sogni e non sto cercando altro. La prima considerazione che voglio condividere con voi è l’equazione, ormai data per scontata da tutti, che i soldi fanno la felicità. In questa formula esiste una correlazione diretta tra denaro e felicità. Questo messaggio martellante, onnipresente e illusorio ormai è creduto come vero. Il denaro è il fine, la manna dal cielo che cura tristezza, rabbia, paura, ignoraranza ecc.. e si fa di tutto per ottenerlo. Questo è uno degli strumenti principali che ci intrappola nella ruota del criceto. Si inizia a correre per raggiungere il denaro, con la promessa che poi saremo felici. Peccato che il denaro che vogliamo non sia mai abbastanza ed anche quando lo è, l’agognata felicità non arriva mai. L’ho provato sulla mia pelle, più denaro avevo e piu’ stavo male, e con esso aumentava anche la paura di perderlo. Per questo persone anche molto danarose sono ‘tirchie’. Ma questo non lo dice nessuno. Approfondiremo l’argomento successivamente. La seconda considerazione è che pur di arricchirci, possiamo fare qualsiasi tipo di azione, come vendere dei prodotti di una grande multinazionale, di cui non ci interessa nulla e di cui mai nella Vita ci saremmo interessati. Ma la cosa forse peggiore è che seguendo la formazione precisa e consolidata che ci viene propugnata dal Network, ci convinciamo che quei prodotti siano il top di ciò che c’è sul mercato, che ci facciano bene, e ormai dimentichi di noi stessi, facciamo di tutto per convincere gli altri a comprarli. A quel punto l’indottrinamento è completo. Sono veramente convinto della bontà dei prodotti che vendo ed il guadagno è una conseguenza del mio buon lavoro e dei miei risultati. Queste multinazionali sanno perfettamente come funzioniamo e sanno che per vendere qualcosa bisogna esserne convinti. Per questo bisogna affidarsi al loro sistema, perché citando il mio amico: “Loro sanno esattamente quello che fanno e tu puoi guadagnare solo se ti affidi a loro”. Ma la considerazione finale che mi ha raggelato è  associare la ricchezza alla libertà. Apparentemente viaggiare con una macchina di lusso, comprarsi accessori costosi o andare in vacanza in mete esoteriche viene percepito nella Ruota del Criceto come sintomo di libertà. Si guarda solo alla meta illusoria ed agognata e non si vede piu’ il viaggio che dovrai percorrere per arrivarci. Ma in realtà lavorare per ottenere denaro è una grande schiavitù.   Ti inaridisce, ti chiude il cuore, il tuo amico diventa un cliente e nel tuo retro pensiero c’è sempre un fine. Nella tua mente si insinua il pensiero che poi diviene normale: Cosa posso ottenere da questa persona? I rapporti umani sono fasulli e

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SAPER DIRE NO… AD UN NUOVO CLIENTE

sapere dire no… ad un potenziale cliente – La fermezza interiore – Nei giorni scorsi ho supportato un mio caro amico in una trattativa commerciale molto dura. Il mio amico Giosuè è titolare di una ditta edile e sta riavviando il suo business dopo un periodo di stallo. Premetto che essere imprenditori oggi significa essere dei combattenti, perché le difficoltà che il nostro sistema ha posto intorno all’attività imprenditoriale di piccole e medie dimensioni sono tali da rendere veramente difficile il sostegno e la crescita aziendale. Giosuè è un uomo d’azione e ogni giorno vive la sua giornata come se fosse al fronte. Gli operai da seguire, i fornitori da saldare, la documentazione amministrativa e burocratica da avere sempre in regola, la sicurezza sui cantieri con tutti i suoi vincoli e ovviamente i clienti da soddisfare. Nelle scorse settimane si è affacciata all’orizzonte la possibilità di effettuare lavori in un grande cantiere a Genova per conto di un importante gruppo industriale. Giosuè è andato subito in agitazione, perché consapevole delle difficoltà che sta attraversando, non voleva farsi certo sfuggire questa occasione. Abbiamo strutturato un’offerta commerciale che fosse sufficiente a coprire tutti i costi del cantiere, a lasciare un buon margine di profitto per l’azienda, specificando le nostre condizioni di pagamento. Sicuri del nostro lavoro abbiamo trasmesso la nostra proposta a questo gruppo industriale e subito e’ iniziato un pressing pesante su Giosuè. Questo nuovo potenziale cliente lo ha chiamato innumerevoli volte con diverse richieste: rivedere i prezzi (ovviamente al ribasso), i termini di pagamento e le condizioni che avevamo richiesto. Giosuè è entrato subito in agitazione per la paura di perdere questa commessa. Voleva rimodulare l’offerta riducendo drasticamente il margine dell’azienda e accettando termini di pagamento insostenibili. La sua ansia è aumentata notevolmente ma ho cercato di farlo rimanere fermo nella sua posizione. Purtroppo questo accade spessissimo nelle trattative commerciali dove i grandi gruppi, i grandi potenziali clienti, la fanno da padrone e dove i piccoli sono schiacciati e acconsentono a condizioni a volte inaccettabili pure di concludere l’affare. Tutto questo è sbagliatissimo, sotto tanti punti di vista e può causare sul medio lungo termine il fallimento di un’attività. Quando si determina un prezzo (vedi il mio precedente post IL MIO LISTINO PREZZI) ci sono due variabili fondamentali da valutare: Il valore che attribuisco a me stesso e al mio lavoro: se mi sottostimo è molto probabile che il mio listino sarà basso e che nelle trattative commerciali tenderò a svilirmi ed accettare tutto pur di concludere una vendita e guadagnare. Il prezzo medio del mercato: guardiamo la ns stretta concorrenza, cosa fa il ns vicino nello stesso settore, perché non sono i miei costi a determinare il prezzo del mio prodotto ma lo fa il mercato. La paura del futuro e l’ansia che ci genera la mancanza di certezza. Non ne sentirete parlare nei corsi di Business management ma se il mio bisogno di  sicurezza determina le mie scelte e’ probabile che saro’ molto piu’ insicuro e accettero’ condizioni anche sfavorevoli pur di avere la certezza dell’affare e del flusso di denaro collegato. Come sapete ritengo che il nostro mondo interiore sia la prima leva di sviluppo di un business ed e’ fondamentale non perdere mai l’attenzione sull’importanza di noi stessi e del valore del nostro lavoro.   Accettare condizioni di vendita che sentiamo dentro di noi non rispettarci, non valorizzarci è umiliante e dannoso per noi stessi in primis ma anche per il nostro lavoro. Ci si concentra solo sui soldi e non si vedono più tutte le conseguenze di queste scelte: ad esempio accettare un ambiente di lavoro insostenibile o un cliente insopportabile. La paura è sempre la stessa: “E’ Vale ma ho bisogno di soldi!” E così ci abbassiamo sempre di più, non sapendo che quando dico un NO, sto aprendo un SI a qualcos’altro che sta per arrivare. Per un imprenditore la paura di perdere un nuovo potenziale cliente è enorme e spesso la perdita di un cliente è associata ad un piccolo o grande fallimento. Non sono d’accordo. Farsi rispettare, rimanere fermi, dimostrare il proprio valore e la stima per se stessi sono un successo interiore importantissimo. Non ci si può vendere per denaro. Più ci prostriamo al denaro, più ne diventiamo schiavi ed il processo parte proprio dall’accettare condizioni sempre più svantaggiose per paura. Quando sono uscita dalla Ruota del Criceto una parte di me che aveva paura di non valere più nulla avrebbe accettato di tutto pur di poter di riprendere un ruolo professionale, poter dire io valgo e ricominciare a guadagnare. Ma non l’ho fatto. Ho vissuto la mia croce. Non è detto che per tutti sia così, ma il coraggio di sapere dire NO di fronte a richieste inaccettabili dona a tutti la stessa fiducia e libertà. Con affetto VALERIA LEOPARDI LASCIA UN COMMENTO Annulla risposta Connesso come VALERIA. Modifica il tuo profilo. Uscire? I campi obbligatori sono contrassegnati * Message* Avvertimi via email alla pubblicazione di un nuovo articolo. Δ Precedente AUTORE: Valeria Leopardi Per molti anni ho lavorato nel settore della Finanza, Amministrazione e Controllo di Gestione in societa’ industriali e di servizio nel ruolo di Responsabile Amministrativo. 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SENTIRSI INADEGUATI

SENTIRSI INADEGUATI – Una maschera insidiosa – Qualche tempo fa ho scritto un post sul malessere del mattino (vedi  il post L’ANGOSCIA DEL MATTINO) e su come spesso, anzi forse sempre, la mattina mi salga l’angoscia prima di affrontare la giornata. Ogni giorno è una sfida e l’obiettivo come sempre è vincere! Ho iniziato a capire che c’era qualcosa che non andava in me, perché al mattino stavo male sia quando correvo nella ruota del criceto, sia anche dopo che ne ero uscita. Scendere dalla ruota del criceto può essere un processo graduale o più improvviso e traumatico, ma in entrambi i casi le illusioni in cui siamo stati immersi tutta la Vita non cessano di avere i loro effetti su di noi velocemente. Anzi tutt’altro. Quando iniziamo a prendere consapevolezza che eravamo lanciati a tutta velocità su una strada che ci allontanava da noi stessi, il nostro falso se’ inizia a scricchiolare per avere paura di essere scoperto. Inizia un periodo di grande malessere che ho descritto nel mio articolo SCENDERE DALLA RUOTA DEL CRICETO, ma è un passaggio obbligato. Dobbiamo prima ripulire quello che viene definito: LO SPECCHIO DEL FALSO SE’, ovvero attraversare il doloroso processo di liberazione dalle maschere che indossiamo per compiacere gli altri e per adattarci al nostro contesto sociale, rivelando invece il nostro vero sé. In sostanza, si tratta di smascherare e abbandonare le aspettative esterne che ci hanno portato alla creazione di un falso se’, una personalità artificiale, per riappropriarci della nostra autenticità e raggiungere la libertà interiore. Una delle mie maschere, molto nascosta, è quella di essere inadeguata, non all’altezza e sostanzialmente non capace. E’ un’immagine di me stessa molto insidiosa perché viene giustificata dalla società, anzi forse promossa e stimolata dalla società. Quando mi sento inadeguata sorrido a tutti, sono compiacente e molto gentile. A volte vado anche in soccorso degli altri, così da sentirmi finalmente più potente e superiore. CARLOS CASTANEDA: «Che cosa accadrà all’uomo che fugge per il terrore?»   DON JUAN: «Non gli accadrà nulla, tranne che non imparerà mai. Non diventerà mai un Uomo di Conoscenza. Sarà forse un uomo borioso, o innocuo, o spaventato; in ogni caso, sarà un uomo sconfitto. Il suo primo nemico avrà messo fine ai suoi desideri.» Tratto da GLI INSEGNAMENTI DI DON JUAN Oggi più nessuno viene stimolato a ‘combattere’ ad affrontare le proprie sfide, attraversare le proprie paure e così vincerle. Anzi tutt’altro dobbiamo sentirci sempre al sicuro da qualsiasi pericolo, protetti e melensamente coccolati. Come se il mondo fosse un posto per dormire o stare fermi. La nostra unica chiamata e’ quella evolutiva, realizzarci e liberarci! Tutto cio’ implica un continuo sforzo ed un combattimento interiore e di riflesso esteriore. Sentirsi inadeguati è un atto di grande codardia. Ti tiene fermo nel tuo bozzolo, nella tua zona di comfort e non ti permette di avanzare di un passo nella strada verso il tuo vero se’. Ti difende e ti protegge da un mondo percepito pericoloso e giudicante, che in realtà riflette solo i giudizi che tu hai verso te stesso. E così terrorizzante il processo di scoperta del tuo se’ autentico che piuttosto di tentare e avanzare sul tuo glorioso cammino, tu rimani fermo, tranquillo e sicuro, perché ti senti non all’altezza. Ecco a me è accaduto esattamente così. Ci ho messo un po’ a capire che queste erano tutte scuse e che in realtà la strada per la libertà è difficile ed in salita. Non si arriva alla libertà interiore parlando o solo leggendo libri di crescita personale, ci si arriva agendo, avendo il coraggio di provare, proprio quando abbiamo paura. Mostrando sé stessi in maniera autentica al mondo, dandosi il permesso di sbagliare e anche di fallire e per questo continuando ad amarsi e perdonarsi. Noi siamo i peggiori tiranni di noi stessi e piuttosto che aprirci al nostro giudizio rimaniamo fermi e tranquilli, ripetendo passi di un cammino che conosciamo e sul quale ci misuriamo come pecore. Un cammino scritto per noi da altri, non avendo noi il coraggio di trovare il nostro. Ho visto tutto questo dentro di me, ho visto come la voce del mio tiranno interiore fosse la voce di mio padre, di mio nonno, dei miei professori e dei miei amici che da bambina mi prendevano in giro. Ho ascoltato le loro voci e dal profondo del mio cuore mi sono perdonata e amata, per aver fallito, per essere caduta, per non essere stata perfetta, per essere stata derisa e anche umiliata. Ma adesso è arrivato per me il momento di rialzarmi, di non sentirmi più comodamente inadeguata e di mostrare il mio vero se’ al mondo. Auguro a te di iniziare a fare lo stesso. Con affetto VALERIA LEOPARDI LASCIA UN COMMENTO Annulla risposta Connesso come VALERIA. Modifica il tuo profilo. Uscire? 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IL DIO DENARO

IL DIO DENARO – E la paura della poverta’ – Uno degli ostacoli maggiori che ho avuto quando ho deciso di uscire dalla ruota del criceto è stata l’enorme paura di non riuscire a farcela economicamente. L’angoscia di non sapere come affrontare il futuro, la paura di non farcela a sostenermi sono stati i pilastri della mia schiavitù. La paura di rimanere senza denaro è micidiale. Ti tiene in ostaggio nel tuo lavoro anche quando non ne puoi più perché  il denaro è la tua ancora di salvezza. Ti da’ la sicurezza che potrai sopravvivere acquistando ciò di cui hai bisogno. Ricordo di non essere stata così da ragazza. Questa paura e’ cresciuta con me negli anni, lavoro dopo lavoro,  finche’, senza accorgermene,  il denaro e’ diventato il mio DIO. Si il DIO della mia sicurezza. Ero attaccata al mio lavoro come un bambino può essere attaccato alla tetta della mamma. Il mio stipendio era il mio nutrimento e perderlo sarebbe stato come morire. Mi sentivo isolata, lottavo in uno sforzo continuo per essere prestante ed efficiente, cercavo di rispondere a tutte le richieste che mi arrivavano e di non fare mai errori. Di essere sempre professionale e intelligente. E tutto questo per paura. Quando ero in ufficio, dentro di me sentivo solo questa pressione, questa ansia continua a fare sempre bene ma non ne capivo il motivo profondo. Più aumentava la paura della perdita del lavoro e più io ne diventavo schiava, fintanto che non ne ho potuto più e ho mollato la presa. Vedi il mio precedente post E SE PERDO IL LAVORO. Sono uscita dalla ruota del criceto a Novembre del 2023 e da allora ancora non ho un lavoro stabile. Come un drogato che smette di farsi anche io ho avuto bisogno di smettere di lavorare e affrontare la mia crisi d’astinenza. E sono ancora in fase di disintossicazione. Negli ultimi mesi ho ricevuto alcune proposte di lavoro. La scorsa settimana una importante, che mi ha fatto stare molto male. Qualsiasi altra persona al mio posto avrebbe accettato su due piedi, ed io sono stata molto molto tentata. Una parte di me voleva riprendere il ruolo, la carriera, il lavoro ed il compenso a tutti i costi per sentirsi più sicura, un’altra era terrorizzata perché sapeva che avrebbe perso la libertà conquistata. Il conflitto interiore è stato fortissimo, è stato come rimettere la cocaina sotto gli occhi di un ex-tossico dipendente. Alla fine ho rifiutato e di nuovo la paura della mancanza di denaro è venuta a trovarmi. Mi sono sentita nuovamente spaventata ed isolata. La libertà non può essere trovata nella comfort zone, ne’ nella sicurezza. La libertà non si trova in ufficio, nella casa o nella macchina nuova. La libertà va di pari passi con l’incertezza e con la capacità di fidarsi della Vita. Il denaro è diventato il nostro DIO perché’ in lui riponiamo tutte la nostra Fede. La promessa di sicurezza e stabilità a cui ci attacchiamo con tutti noi stessi e che la Società sostiene in ogni angolo del nostro percorso rendendoci per questo sempre più schiavi. Meno denaro circola, più paura abbiamo, più ci attacchiamo al lavoro e più ne diventiamo schiavi. La vera libertà è uno stato interiore, significa soprattutto essere liberi dalla paura. VUELLE   LASCIA UN COMMENTO Annulla risposta Connesso come VALERIA. Modifica il tuo profilo. Uscire? I campi obbligatori sono contrassegnati * Message* Precedente AUTORE: Valeria Leopardi Per molti anni ho lavorato nel settore della Finanza, Amministrazione e Controllo di Gestione in societa’ industriali e di servizio nel ruolo di Responsabile Amministrativo. Ho collaborato con Fondi d’investimento operanti nel settore delle energie rinnovabili, web marketing e agroindustriali.   Da anni seguo percorsi di crescita personale e credo che integrare la propria crescita personale con la crescita imprenditoriale sia l’inizio del vero cammino verso il successo CONDIVIDI L’ARTICOLO SU :

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SCENDERE DALLA RUOTA DEL CRICETO

SCENDERE DALLA RUOTA DEL CRICETO – Cosa accade dopo? – Ho trascorso circa 50anni ad inseguire obiettivi. Si inizia presto a correre nella ruota del criceto. Il meccanismo è così radicato che è impensabile pensare ad un modo di vivere differente, almeno qui in Occidente e sicuramente qui in Italia. La corsa inizia da subito, da bambini. Si inizia a correre per essere bravi e buoni a casa, per prendere bei voti a scuola, per riuscire nello sport. E così via in una corsa senza fine all’inseguimento del successo, di un titolo di studio, di un certificato, del lavoro e del successo. La spinta è una ed una sola essere apprezzati, approvati e in fondo amati. Siamo figli dei nostri genitori che a loro volta hanno corso e forse corrono ancora nella stessa ruota.  Dato che apprendiamo per modelli in fondo abbiamo ricevuto solo quello che loro conoscevano e sapevano fare. E così chissà da quante generazioni. Sicuramente c’è stato un tempo in cui la ruota non girava o almeno non così velocemente. La verità è ben diversa ma è così spaventosa che nessuno osa fermarsi a riflettere. Insomma dopo aver trascorso quasi 50anni a correre la Vita è venuta in mio aiuto e mi ha spinto a fermarmi. Ed è stato come morire.  Qualcuno credo si suicidi veramente. Fortunatamente mi sono aggrappata a chi in passato ha percorso questo cammino prima di me, persone di fede che hanno lasciato testi importanti. Pensavo veramente di impazzire ma di una cosa ero sicura non potevo più tornare indietro. E’ così,  quando si esce dalla ruota e la si osserva con un po’ di distacco se ne vede tutta la follia e non si è più disposti a tornare indietro. Si ma cosa accade dopo? Vivere inseguendo dei risultati e degli obiettivi è un metodo che ci fa sentire sicuri e ci fa sentire parte della società umana in cui viviamo.  Soprattutto ci anestetizza da un vuoto esistenziale che emerge appena ci fermiamo e che è molto doloroso. Su questo vedi il mio post E SE PERDO IL LAVORO. Il senso di appartenza è collegato alla nostra sopravvivenza, per cui se tutti fanno così non può che essere così. La verità è ben altra ed il malessere interiore che proviamo ne è un chiaro sintomo. E poi in fondo siamo tutti consapevoli che questo modo di vivere è perverso, forse un inganno diabolico. Basta guardarsi intorno. La prima cosa che accade quando si scende dalla ruota del criceto è dover affrontare le nostre più grandi paure. La paura dell’ignoto, la paura della povertà, il senso di impotenza dovuto alla perdita del lavoro e del ruolo professionale e abbracciare l’incertezza…. Insomma tutto quello che abbiamo evitato per una Vita intera e da cui la società ci tiene lontani distraendoci in ogni modo. Per molti tutto questo emerge con l’arrivo della pensione o con la perdita del lavoro, per altri molto prima. Per evitare il malessere si ricorre a distrazioni di ogni tipo, in primis il cellulare, le chat, i social… poi se non basta piu’ alcol e perfino droghe. In questa fase si può ricorrere all’aiuto di un terapeuta, ma forse non basta. La chiamata e la prova sono del tutto personali, come sono personalissime le nostre paure. Ma una cosa è certa emergeranno ed è per questo che io definisco questo cammino, il cammino dell’eroe. In passato questo periodo veniva definito la NOTTE BUIA DELL’ANIMA, un periodo in cui cadono le certezze ed i pilastri su cui si è costruita la propria vita e si affronta il vuoto. Personalmente ho tentato fino alla fine di evitare di attraversare questo percorso, ma la Vita mi ha portato lì e ho percepito chiaramente la spinta della Vita che voleva farmelo affrontare. E’ stato come cadere in un burrone, con me che mi agitavo per rimanere aggrappata e non cadere. Ho mollato il lavoro, il ruolo professionale, il paese che amavo, la casa dove abitavo, i miei amici… e mi sono trovata sola con me stessa. Scoprire che non ero la persona che mostravo al mondo, che indossavo una bella maschera per essere conforme al ruolo e all’immagine che volevo dare al mondo, non è stato facile.  Ma la mia maschera lentamente si è rotta e finalmente sta emergendo la mia vera me, le mie aspirazioni autentiche, i miei bisogni veri ed il messaggio che voglio dare al mondo. È un processo graduale e lento. Si iniziano ad avvertire dei momenti di benessere non collegati a risultati particolari, una sorta di pace che in realtà rispecchia la pace fatta con sé stessi. Si allenta la presa e non ci si giudica più cosi duramente. Ci si osserva di più, si è più benevolenti con sé stessi e di conseguenza anche con gli altri. Non ci si danno obiettivi pressanti, le preoccupazioni si allentano ed in generale ci si rilassa. Forse e’ questa la fede vera, sapere che qualcun penserà a te. Le cose piccole diventano importanti. Ci si dedica del tempo. Ecco in questo stato anche il lavoro cambia. Fare qualcosa che non si ama fare è impossibile perché e’ impossibile fare del male a sé stessi. Insomma tutto cambia perché sei cambiato tu. Con affetto Valeria Precedente AUTORE: Valeria Leopardi Per molti anni ho lavorato nel settore della Finanza, Amministrazione e Controllo di Gestione in societa’ industriali e di servizio nel ruolo di Responsabile Amministrativo. Ho collaborato con Fondi d’investimento operanti nel settore delle energie rinnovabili, web marketing e agroindustriali. Da anni seguo percorsi di crescita personale e credo che integrare la propria crescita personale con la crescita imprenditoriale sia l’inizio del vero cammino verso il successo CONDIVIDI L’ARTICOLO SU :  

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E SE PERDO IL LAVORO?

E SE PERDO IL LAVORO? – Mollare la presa – Il timore di perdere il lavoro genera una paura pazzesca. Gran parte della nostra sicurezza e’ legata al lavoro. L’idea di non avere più lo stipendio apre scenari di terrore su cui ognuno esprime al meglio le proprie preoccupazioni e nefaste fantasie. Ed in questo periodo di incertezza dilagante credo che sia una situazione di ansia molto diffusa. La nostra sicurezza è minata alla base perché’ il lavoro non solo ci dà la nostra (falsa) identità vedi il mio precedente post che facciamo oggi ma ci dà anche la sicurezza legata al denaro.   Quando ero dipendente di un importante gruppo energetico ero attaccatissima al mio lavoro. Gran parte del mio valore era collegato al mio lavoro e all’etichetta di Manager che mi ero appiccicata addosso. Ero super performante e ultra esigente con me stessa ed i miei collaboratori. Volevo riuscire a tutti i costi e dentro di me c’era una forte e continua tensione al perfezionismo. Non accettavo ne’ i miei errori ne’ tantomeno quelli dei miei collaboratori. Tutto questo all’esterno mi faceva apparire come una seria professionista e un’ottima manager ma al mio interno la storia era tutt’altra. Ho impiegato anni a capire la verità che si nascondeva dentro di me. Un primo segnale della realtà arrivò quando la proprietà dell’azienda decise di vendere le sue quote ad un altro gruppo. E se perdo il lavoro? Di fronte a questa possibilità mi sentivo completamente impotente e spaventata. Avevo una gran paura.  Vivevo costantemente nella paura di fare brutta figura, di sbagliare, di non essere sufficientemente preparata, che qualcuno si accorgesse delle mie fragilità e in fondo che scoprisse che non ero IO la persona che mostravo di essere. Inconsciamente stavo interpretavo un ruolo e temevo di essere scoperta. Forse era semplice da capire, ma io facevo di tutto per evitare questa verità. Percepivo questo senso di insoddisfazione e scontentezza costante dentro di me. La paura di perdere il controllo della mia Vita e delle mie finanze mi ha portato a fare scelte che non avrei mai fatto. Ero una schiava, ben remunerata ma pur sempre una schiava. Quando questo malessere è divenuto insostenibile e con enorme fatica ho mollato la presa e sono finita nel vuoto del fare, (vedi il mio post Liberta’ e lavoro) sono emerse tutte le mie paure più profonde e con loro anche la Verità. “LA VERITA’ VI RENDE LIBERI” .. e aggiungo vi terrorizzera’. Quanto è vero. Ho sempre avuto il controllo supremo sulle mie finanze e sul denaro. Facevo budget,  piani di cassa, analisi finanziarie e chi più ne ha più ne metta. Pensavo che il flusso di denaro fosse il frutto di una formula matematica come avevo imparato all’Università e come puntualmente applicavo nel mio lavoro. Non c’erano incertezze, né imprevisti. Io ero al controllo dei miei conti, ero il Dio delle mie Finanze. Ho scoperto (finalmente) che questa è un’illusione. Per quanto possiamo sforzarci di tenere il controllo, di essere performanti, di lottare per sopravvivere né il denaro né il successo dipendono da noi. Anzi più ci irrigidiamo ed esercitiamo questo illusorio senso controllo più ostacoliamo la nostra crescita personale e finanziaria. Entrambe vanno di pari passo. Anche il denaro è frutto dell’amore verso noi stessi, della cura che mettiamo nella nostra attività e in ciò che amiamo fare. Il denaro è il risultato del nostro impegno autentico, dei nostri piccoli passi quotidiani, di come reagiamo di fronte ai problemi quotidiani, dell’accettazione delle sfide anziché del loro rifiuto e dell’assoluta assenza di attaccamento al risultato. Esattamente l’opposto di ciò che ci viene insegnato, praticato e comunicato tutti i giorni da tutti. Scegliere coraggiosamente il lavoro che ti interessa, coltivare ciò che ti appassiona è una scelta di amore verso te stesso. E l’amore per te stesso, l’ascolto dei tuoi bisogni profondi è l’inizio di ogni libertà, del non giudizio e della fine delle proprie paure. Con affetto Valeria Precedente 4 Comments Roberto Marucchi25/02/2025 at 7:42 PM | Edit E se il denaro in realtà ci arrivasse per portare avanti una mission che ci è stata assegnata? Forse, come è successo a te, ci sono delle fasi nella vita durante le quali ci troviamo a guadagnare pur non avendo ancora imboccato la strada giusta, preparando inconsapevolmente il terreno per qualcosa di più aderente alla nostra vera essenza. Quelle esperienze lavorative ( e non solo lavorative ) ci appariranno un giorno le uniche che avrebbero potuto farci diventare chi siamo oggi Rispondi admin26/02/2025 at 7:40 AM | Edit Grazie Roberto ❤️. La mission non compare subito all’orizzonte ma la si trova passo dopo passo seguendo i propri bisogni autentici. Si inizia ascoltando se stessi profondamente. Rispondi Giuliana Rinaldo25/02/2025 at 11:11 AM | Edit Ciao carissima mi è piaciuto molto il tuo articolo e condivido pienamente quello che hai scritto….a volte le paure ci possono condizionare , ma poi dentro si accende una luce che ti guida e ti dà la spinta x riconoscere i nostri veri bisogni e allora ti metti in gioco e vedi che puoi farcela . È successo anche a me , lavoravo in un grande studio di design e un giorno l’azienda decide di chiudere, un paio di architetti mi hanno offerto di lavorare x loro, questo voleva dire fare la schiavetta,lavorare con orari indecenti x una paga mensile misera….mi sono detta ,per guadagnare quello stipendio quanto avrei dovuto fare??? Mi sono detta che x quanto male mi fosse andata quella cifra potevo guadagnarermela ,senza problemi….. Qui è scattata la molla ho deciso di lavorare da sola….la azienda (dal momento che tutti avevano abbandonato la nave che affondava)mi ha offerto di gestire il magazzino e ho tenuto aperto il negozio abbinato allo studio. È stata la mia fortuna….potevo solo fare fuori le giacenze ,ma in quella situazione ho conosciuto i miei primi clienti, potevo attingere alla produzione ma allo stesso tempo potevo progettare per i nuovi clienti . Quello che mancava lo avrei fatto fare dai miei fornitori su misura . Così

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E TU DI COSA TI OCCUPI?

E TU DI COSA TI OCCUPI? – Il senso di importanza personale – Ho sempre lavorato in azienda ed è sempre stato fondamentale il mio ruolo professionale. Un titolo, una professione in cui riconoscermi. Quando incontro nuove persone, una delle primissime domande che ricevo è: e tu, di che ti occupi? In passato di fronte a questa domanda potevo rispondere con tranquillità: Sono il Responsabile Amministrativo di questa azienda, ho il mio studio commerciale… Mi occupo di Finanza Aziendale. Avere queste risposte pronte mi dava una grande sicurezza e mi faceva sentire bene. Il mio Ego si gonfiava e mi sentivo superiore a tante persone. Non avevo percepito dentro di me quanto il mio senso di importanza personale fosse legato al mio ruolo professionale. Così quando ho deciso di ‘mollare’ non sapevo bene cosa mi aspettasse. E come sempre l’ho scoperto sulla mia pelle. Il senso di importanza personale è collegato a qualsiasi cosa ti faccia sentire importante. Può essere il lavoro, come nel mio caso, il tuo sport, la tua casa, la tua macchina o i tuoi viaggi per il mondo. Capisci che è qualcosa che ti rende sicuro e puoi riconoscerlo perché ti fa sentire superiore agli altri e quando inizi a distaccartene stai male. E come una droga di cui, non puoi fare a meno, ne vorrai sempre di più. Se il tuo ruolo professionale fornisce il tuo senso di importanza personale, vorrai essere sempre più importante nella tua azienda e guadagnare sempre di più. Se è la tua auto ne vorrai una migliore e più nuova, sempre più all’avanguardia e appariscente. Tutto ciò che ti procura sicurezza in realtà ti schiavizza, perché non puoi farne a meno. Quando te ne allontani (o ci provi) emergono un mondo di insicurezze, un mondo che rimane ben sommerso dall’etichetta che ti sei messo addosso. In realtà siamo tutti in fuga, in fuga da noi stessi e dalle nostre paure, anche se non ce ne rendiamo conto. In fondo preferiamo correre e correre, piuttosto che vedere cosa emerge da dentro di noi. Tutto è tremendamente importante e urgente. Inseguiamo dei risultati che forse non arriveranno mai, e quando anche li raggiungiamo, dopo poco, la soddisfazione provata svanirà e inizieremo di nuovo a inseguirne altri. Un altro lavoro, un’altra macchina, un’altra vacanza… La frenesia quotidiana è il sintomo di quanto vogliamo fuggire e l’ansia è il segnale che percepiamo di non poter più continuare a fuggire da noi stessi. Perché fermarci ci fa così tanta paura? Per quanto mi riguarda quando mi sono concessa di fermarmi ho realizzato che la Vita che avevo scelto non era affatto giusta per me. Ero convinta che lo fosse! Ma non era vero. Se mi fossi amata e mi fossi ascoltata profondamente, come sto iniziando a fare, l’avrei capito prima. Ma per arrivarci ho dovuto affrontare il vuoto (vedi il precedente post la liberta’ nel lavoro ). La mia immagine era quella voluta dai miei genitori. Non ne ero cosciente, percepivo solo un senso sotterraneo di insoddisfazione o di noia,  soffrivo non sapendo perché, e correvo nella ruota del criceto per non sentire questa sofferenza. Ancora oggi a volte ricado in questo meccanismo, e quando mi chiedono di cosa ti occupi tendo ad ingigantire la mia immagine o ciò di cui mi occupo, ma sto migliorando e inizio a rispondere la verità. Amo sostenere la crescita nel lavoro dei miei amici e questo mi rende felice. Non mi giudico più e ho preso anche la sana abitudine di non paragonarmi più agli altri. Quando sono onesta con me stessa e autentica nei miei veri bisogni non mi manca nulla, sono soddisfatta e ferma nelle mie scelte. Mi sento sicura e so che sto percorrendo la strada giusta. A quel punto i risultati non mi interessano più, ma solo di godermi il viaggio. Auguro anche a te di trovare la forza di ascoltarti con benevolenza e  di affrontare con coraggio le tue paure che emergono  quando ti concedi la liberta’ di fermarti. Con affetto Valeria Precedente AUTORE: Valeria Leopardi Per molti anni ho lavorato nel settore della Finanza, Amministrazione e Controllo di Gestione in societa’ industriali e di servizio nel ruolo di Responsabile Amministrativo. Ho collaborato con Fondi d’investimento operanti nel settore delle energie rinnovabili, web marketing e agroindustriali. Da anni seguo percorsi di crescita personale e credo che integrare la propria crescita personale con la crescita imprenditoriale sia l’inizio del vero cammino verso il successo CONDIVIDI L’ARTICOLO SU :  

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