IL PARCO DEGLI EUCALIPTI

- E la Madonna della Rivelazione -

Domenica scorsa invece di seguire la massa romana, incolonnarmi nel traffico in una coda senza fine, consumare litri di benzina per tenere il motore e l’aria condizionata sempre accesi, ho deciso di fare qualcosa di diverso e di recarmi al Parco degli Eucalipti, in zona EUR.

Erano circa le 15.00, Caronte soffiava sulla città ed intorno a me era il deserto.

Sono arrivata al Parco e c’era uno strano e imbarazzante vuoto. Nessuno sulle panchine, non una persona a camminare, nessun cane a passeggio. Eppure ero nel pieno della Città. Possibile che di oltre 6 milioni di persone nessuna scegliesse quel bellissimo parco per rinfrescarsi?

Il Parco prende il suo nome dai meravigliosi Eucalipti che lo popolano. Alti, maestosi, con le fronde che frusciavano al vento. Alla loro ombra ho respirato un’aria pulita e più fresca.

Nonostante l’ inquietudine che mi affiora quando affronto l’ignoto, ho deciso di entrare nel Parco e di raggiungere il Santuario della Madonna della Rivelazione.

Ho fatto una camminata splendida nel silenzio e nel Vuoto, quello che si trasforma in pace e che ormai è rarissimo. In città poi è uno sconosciuto. 

Sono arrivata a quello che un tempo, credo, sia stato un luogo di culto Mariano profondo e sentito. Perché a Roma, all’EUR, dentro una grotta sui ora sorge una cappella, in quel punto esatto il 12 Aprile del 1947 apparve la Madonna ad un tramviere romano, Bruno Cornacchiola, che era in procinto di pugnalare il Papa d’allora, Pio XII.

Arrivati al santuario si percepisce subito lo stato di trascuratezza, quasi abbandono.

Un percorso scavato in un cunicolo porta poi alla grotta, della Rivelazione. Ho iniziato a camminare e sulle pareti, lungo questo breve camminatoio, sono appese moltissime piccole lastre di marmo con inciso P.G.R. ovvero Per Grazia Ricevuta.

Ho iniziato ad osservarle ed erano tutte dedicate alla Madonna per guarigioni da malattie, incidenti d’auto, salvataggi in mare o nascite di bambini in coppie sterili e così via. C’erano addirittura supporti medici di busti ormai coperti dalla polvere.

Le targhe avevano tutte una data che andava dal 1950 al 1960. Si percepiva in quelle scritte e nelle frasi una profonda gratitudine e la profonda fede di chi nutre le speranze in Maria e chiede aiuto a lei come ad una Madre.

Il contrasto con quello che vedevo io era nettissimo. Intorno a me aridità e deserto.

Non c’era nessuno, nessuno a pregare, se non qualche straniero della comunità filippina o del Bangladesh. Gli italiani erano del tutto assenti, dileguati, evaporati, scomparsi…

Forse non esistono più questi dolori e queste angosce? Forse riusciamo ormai a risolvere tutto da soli, con la nostra mente e con le nostre forze? O forse abbiamo perso del tutto la connessione con il Divino? Abbiamo dimenticato di essere parte di un Universo vivo e da cui possiamo attingere forza è coraggio nei momenti di disperazione?

Per chi crede nel racconto biblico, Maria è un personaggio storico, vero e vissuto.

Per me è un SIMBOLO.

Rappresenta l’amore dolce di una madre, di chi ascolta le tue richieste e capisce i tuoi dolori, di chi ti accoglie con benevolenza, non ti giudica, ti perdona e ti fa sentire perdonato, di chi è sempre al tuo fianco e basta voltarti un po’ per raggiungerlo.

Maria rappresenta la forza generatrice dell’universo, la meravigliosa madre Terra.

È la pazienza della Natura e dei suoi abitanti che accettano il sole torrido, la pioggia battente e le giornate serene allo stesso modo.

È la forza in moto dell’Universo che si nasconde dietro lo stress ed il caos, dietro le urla, la rabbia le lamentele e la competizione in cui viviamo. È quella pace che sentiamo osservando nella quiete l’alba od un tramonto ma che richiede il silenzio interiore per essere percepita.

La Natura è SEMPLICE, così come la Vita e se con coraggio e umiltà le chiediamo aiuto, potremmo forse essere ascoltati, ma staremo comunque meglio perché avremo aperto il nostro Cuore e questo ci farà un gran bene.

Tutto questo anche se in maniera non consapevole, sentivano gli italiani che affidavano a lei le loro preghiere 70anni fa, quando non esistevano i cellulari, l’informazione continua e i ritmi erano più lenti.

Leggendo quelle iscrizioni qualcosa del loro sentire è rimasto inciso nella pietra, a ricordo che siamo tutti connessi, anche e forse nel tempo, e che pensare di essere soli, in un mondo ostile e morto è il peggior danno che possiamo fare a noi stessi.

VALERIA LEOPARDI

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AUTORE:
Valeria Leopardi

Per molti anni ho lavorato nel settore della Finanza, Amministrazione e Controllo di Gestione in societa’ industriali e di servizio nel ruolo di Responsabile Amministrativo. Ho collaborato con Fondi d’investimento operanti nel settore delle energie rinnovabili, web marketing e agroindustriali.  

Da anni seguo percorsi di crescita personale e credo che integrare la propria crescita personale con la crescita imprenditoriale sia l’inizio del vero cammino verso il successo

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