dolore

LA MANCANZA DI VALORE

LA MANCANZA DI VALORE – Sentire di valere poco o niente – La mia ferita principale è la mancanza di valore. Ho impiegato molto tempo a razionalizzare di cosa si trattasse, perché, per divenire consapevoli della propria ferita principale, bisogna attraversare il vuoto e la montagna di dolore che si cela in esso. Vedi il mio precedente post LIBERTA’ E LAVORO. La mancanza di valore si manifesta in molti modi diversi e si sviluppa sin dalla nostra infanzia. E’ come una pianta rampicante che dal tronco poi si dirama nella nostra coscienza in mille modi diversi. Quando cerchiamo di darci un’immagine di noi stessi, inconsapevolmente stiamo cercando delle conferme all’esterno di chi siamo per darci valore. Proiettiamo sul mondo ciò che vorremmo essere o che ci hanno insegnato che dovremmo essere per ricevere quell’apprezzamento di cui tanto avevamo ed abbiamo bisogno. Ancora oggi quando desidero qualcosa, che illusoriamente ritengo possa darmi valore, e temo di non raggiungerla sento nascere in me l’ansia. Fino a poco tempo fa la percepivo l’agitazione interiore e la tensione ma non capivo perché l’avessi, ora so che sto difendendo l’immagine di me che voglio dare al mondo e per questo ho paura. Temo che il mondo scopra chi sono e mi rifiuti. Ci si arrocca in posizione lavorative, spesso inespugnabili, proprio per non sentirsi insicuri e per dimostrare di valere. Una volta raggiunta una certa stabilità non si vuole più mollare la presa. Per evitare il dolore dell’umiliazione, della vergogna e della mancata accettazione ci distraiamo in mille modi diversi. L’unica risposta che conosciamo è la fuga. “Siamo pieni di risentimento quando i nostri desideri non sono esauditi e andiamo su tutte le furie quando, per una ragione o per l’altra le nostre aspettative vengono disattese. In quel momento di delusione ci sentiamo realmente abbandonati e questo risveglia tutte le delusioni provate da bambini, quando non eravamo amati, compresi, accettati e approvati. Ma invece di sentire il dolore, reagiamo accusando l’altro.” – Krishnananda, Amana – Dal Libro: A tu per tu con la paura. Il mondo sta andando a rotoli, lo sappiamo tutti e lo vediamo tutti. Sto iniziando a domandarmi perché in questa situazione dove c’è così tanto bisogno di tutto, non si riesce più a fare nulla? Perché continuiamo a vedere il degrado aumentare e non riusciamo ad intervenire su di esso? Credo che la risposta sia perché non vogliamo assumerci la responsabilità di noi stessi, delle nostre scelte, delle nostre risposte nelle nostre relazioni personali e nel nostro lavoro. Forse non vogliamo vedere che la realtà e cioè che siamo in fuga. In Fuga da noi stessi. Veniamo costantemente messi alla prova e invece di tirare fuori il coraggio necessario davanti alle nostre sfide, attraversare le nostre ferite e quindi evolvere, preferiamo evitarle. Ci distraiamo, minimizziamo, facciamo finta che non dipenda da noi, che non sia importante, e normalizziamo tutto, anche il degrado in cui siamo immersi. Vedi il mio precedente post ATTRAVERSARE IL DOLORE. Chi mi conosce sa che sostengo l’artigianato artistico, perché credo fortemente nella forza della creatività umana in questo periodo gelido e freddo. Ho un gruppo su WhatsApp di piccoli artigiani. Ultimamente dovevo organizzare un mercato e stavo raccogliendo le prime adesioni. Purtroppo però gli organizzatori hanno preferito dare il mandato ad un’altra associazione che conosco personalmente. Quasi tutti gli artigiani del ‘mio’ piccolo circuito hanno deciso di aderire all’iniziativa degli altri ed io mi sono sentita tradita e abbandonata. La ferita della mancanza di valore è riemersa in tutto il suo splendore. In passato avrei tirato fuori tutta la mia rabbia e la mia frustrazione, incolpando e giudicando. Avrei messo in discussione me stessa e le mie capacità. Frasi del tipo: “sono una fallita, nessuno mi capisce, hanno preferito loro a me, non sanno chi sono io…” e così via sarebbero state il repertorio della mia mente. Quando sono in collera i pensieri sono più agitati e carichi di energia. Questa volta ho fatto una scelta diversa, e di fronte al dolore della ferita, ho scelto consapevolmente di attraversarlo. La mente era agitata, i pensieri di giudizio e la rabbia erano un tutt’uno con me. Ho fatto dei bei respiri profondi, ho staccato il cellulare, chiuso i social, chiuso tutto e mi sono immersa nel mio dolore. La sensazione nel corpo è stata di una morsa nello stomaco, la gola era chiusa e io ero irrigidita per la paura del dolore. Sono rimasta nel dolore per tutto il tempo che serviva. Eckharte Tolle ci spinge a fare questo passo coraggioso: “Fate l’amore con il dolore”. Ora so perché. Perché dall’altra parte c’è una via d’uscita. È come passare in un collo di bottiglia. È stretto, lungo e difficile ma poi se ne esce. Dall’altro lato del tunnel c’è la quiete, l’uscita dal conflitto e dalla lotta. Il mollare la presa che non è una sconfitta ma affidarsi alla Vita. Lasciare andare ciò che ci fa male per dover dimostrare di essere qualcuno o di essere importanti. Una sorta di resa. C’è la pace con sé stessi e la profonda comprensione che tutto ciò che ci accade ha un insegnamento, che non siamo soli e siamo guidati in un Universo che dialoga con noi in ogni avvenimento, in ogni passo, in ogni momento. Individuare la propria ferita principale è molto difficile, perché bisogna essere totalmente autentici con sé stessi. Insomma non bisogna ‘raccontarsela’ e soprattutto bisogna avere il coraggio di non sfuggirla. Il coraggio di vedere chi siamo veramente e non chi vogliamo apparire. Quando faccio questo, percepisco da sola il mio valore e non necessito che me ne diano gli altri. VALERIA LEOPARDI LASCIA UN COMMENTO Annulla risposta Connesso come VALERIA. Modifica il tuo profilo. Uscire? I campi obbligatori sono contrassegnati * Message* Avvertimi via email alla pubblicazione di un nuovo articolo. Δ Precedente AUTORE: Valeria Leopardi Per molti anni ho lavorato nel settore della Finanza, Amministrazione e Controllo di Gestione in societa’ industriali e di servizio nel ruolo di Responsabile Amministrativo. Ho collaborato con Fondi d’investimento

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attraversare il dolore

ATTRAVERSARE IL DOLORE

ATTRAVERSARE IL DOLORE O EVITARLO? – Antichi insegnamenti – Ci sono dei momenti in cui sembra che le cose non cambino mai, di rimanere bloccati nella stessa situazione per molto tempo, di cercare la via d’uscita e di non trovarla. Ci sentiamo come in una prigione di cui non vediamo le sbarre ma che percepiamo esistere e da cui vorremmo uscire. Di fronte a questo malessere interiore ci è stato insegnato a fuggire, ad allontanarcene con distrazioni continue a non ascoltarci e a far finta che non ci sia niente che non va. L’evitamento del proprio dolore funziona per brevi tratti. Stare in compagnia dei nostri amici, andare al cinema, mostrarsi sui social, chattare sono tutte strategie di fuga dal nostro malessere interiore. L’utilizzo sempre più in aumento dei social conferma quanto ci sia bisogno di endorfine ‘artificiali’ per stare bene. Personalmente avevo scelto (inconsciamente) di immergermi nel lavoro e indossare la maschera della manager. Correvo verso nuovi progetti, nuovi traguardi, nuovi incarichi e problemi che si susseguivano uno dietro l’altro. Mi immergevo in continue attività in una corsa senza fine. Poi puntualmente la domenica, giorno di riposo (oggi benedico la domenica) stavo male. Iniziava un’insofferenza interiore, che con gli anni diventava sempre più opprimente. Cercavo  qualcosa da fare, come un drogato in cerca della sua dose, perché quando fermavo il mio dolore iniziava a emergere ed io volevo solo fuggire. Vedi il mio precedente post – L’ANGOSCIA DEL MATTINO. Nessuno sceglierebbe di immergersi nel proprio dolore. Perché farlo? È una cosa lesionista, è da pazzi, mi si potrebbe obiettare. Nessuno ci insegna che l’unico modo per superare il dolore è attraversalo, così come anche la paura e la tristezza. Le grandi tradizioni del passato hanno sempre cercato di calmare la mente e far percepire il dolore nel corpo. Di scollegare i pensieri dal dolore emozionale e di creare così il distacco necessario per osservarlo. Ci sono ancora delle scuole qui in Italia che insegnano queste tecniche, io personalmente ne ho frequentata qualcuna, quasi per curiosità, invece mi sono risultate estremamente utili nei momenti duri. La frase “fate l’amore con il dolore” di Eckharte Tolle è una metafora che suggerisce di accettare la sofferenza invece di resistere ad essa per permettere di superarla e di accedere a un senso di pace interiore. Dopo che sono scesa dalla Ruota del Criceto ho capito che per tutta la Vita avevo corso per evitare il mio malessere interiore. Mi sono trovata di fronte alla mia solitudine e al vuoto della perdita di valore. Ho cercato di fuggire da tutto questo per anni, ma più me ne allontanavo e più dentro di me stavo male. Uscire dalla Ruota del Criceto è un percorso coraggioso, il famoso “cammino dell’eroe” , che non significa smettere di lavorare, di divertirsi, ne’ tantomeno isolarsi. Vuol dire tornare a se’ stessi, perdonarsi ed amarsi. Per farlo bisogna percorre il sentiero a ritroso delle proprie emozioni, dei propri sentimenti e della propria sofferenza. Ripercorrere i traumi della nostra infanzia che ancora ci portiamo addosso, in maniera inconscia,  e che si manifestano con una corrente sotterranea di malessere o emergono a tratti con ondate di rabbia, paura, tristezza e dolore. Possiamo far finta che tutto questo non sia Vero e ricadere nell’illusione che vada tutto bene oppure coraggiosamente ascoltarci e affrontare tutto ciò che abbiamo evitato per una Vita intera. La Vita con le sue sfide e le sue prove ci porta sempre di fronte a questo bivio. Solo che noi non lo riconosciamo e continuiamo inconsapevolmente e meccanicamente a lamentarci, distrarci e fuggire dalle nostre paure. Se capiamo profondamente che la Verità risiede dentro di noi, invece di scappare possiamo iniziare ‘consapevolmente’ ad immergerci nel nostro dolore, affrontare le nostre paure e scoprire il tesoro che emerge solo dopo averli attraversati. Alternativamente potremo continuare a correre nella Ruota del Criceto, facendo finta di nulla, per poi capire solo nel finale della nostra Vita che tutto questo era Vero. Con affetto VALERIA LEOPARDI LASCIA UN COMMENTO Annulla risposta Connesso come VALERIA. Modifica il tuo profilo. Uscire? I campi obbligatori sono contrassegnati * Message* Avvertimi via email alla pubblicazione di un nuovo articolo. Δ Precedente AUTORE: Valeria Leopardi Per molti anni ho lavorato nel settore della Finanza, Amministrazione e Controllo di Gestione in societa’ industriali e di servizio nel ruolo di Responsabile Amministrativo. Ho collaborato con Fondi d’investimento operanti nel settore delle energie rinnovabili, web marketing e agroindustriali. Da anni seguo percorsi di crescita personale e credo che integrare la propria crescita personale con la crescita imprenditoriale sia l’inizio del vero cammino verso il successo CONDIVIDI L’ARTICOLO SU :  

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