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LA STORIA DI PAOLA

LA STORIA DI PAOLA – L’inizio dell’uscita dalla Ruota del Criceto – Ho conosciuto Paola un anno fa. È stata lei a trovare me, o forse ci siamo trovate insieme. Nella fase intermedia del mio percorso ho fatto diversi tentativi per capire quale potesse essere la mia strada per realizzarmi ed una volta ho organizzato un seminario dal tema “Aprire la P.IVA”. Ricordo la sua telefonata, voleva delle informazioni ed era molto agitata. Paola ha un centro di Pilates, che segue con un’attenzione ed una cura incredibili. Nonostante i suoi sforzi e tutto il suo impegno, l’attività era in difficoltà e durante il mese di Agosto lei doveva preparare il listino prezzi e la campagna di abbonamento per la stagione che sarebbe iniziata a Settembre. Non aveva grossi margini ma non era nemmeno in perdita, motivo per cui le ho consigliato di proseguire il suo percorso e di non fermarsi. Durante l’estate abbiamo preparato il nuovo listino e finalmente a Settembre è iniziata la nuova stagione, e a me si è aperto un mondo. Ho sempre lavorato in grandi aziende, dove ognuno svolge una parte di un lavoro organizzato e suddiviso in ruoli: l’ufficio amministrativo, l’ufficio del personale, l’ufficio commerciale, marketing e comunicazione, ufficio acquisti… In queste aziende ci sono tantissimi consulenti a supporto: legali, fiscalisti e l’accesso al credito bancario è sufficientemente facile, perché i fatturati sono molto alti c’è liquidità e quindi si possono fare anche investimenti per lo sviluppo. Invece Paola era sola, così come credo tantissimi imprenditori in Italia che hanno piccole o micro attività. Nessuno a consigliarla sulla gestione, né sull’organizzazione del lavoro, né sul rapporto con i clienti o le scelte di marketing, né sulla gestione della tesoreria o delle imposte. Poteva contare sul consulente informatico che gestisce il suo programma di abbonamenti e su un consulente di Digital marketing per la sua promozione attraverso campagne marketing e sul suo commercialista. Paola è una combattente e non si arrende facilmente, ma lavorare così è durissimo. Mancano gli strumenti e le competenze per gestire un’azienda a tutto tondo in un sistema complesso e stra-competitivo come quello attuale. Sono rimasta al fianco di Paola per alcuni mesi, fin quando la sua attività non ha ingranato nuovamente, ci siamo allontanate per un po’ fin quando  è tornata a contattarmi e questa volta è emerso qualcosa di nuovo. Paola, come me e come forse tanti altri imprenditori si sente oppressa da un sistema che non le appartiene, in cui bisogna emergere, seguire i social, cercare clienti, fare sconti e ‘svendersi’. Un sistema in cui si rincorre il denaro e se ne diventa schiavi. La ricerca del profitto diventa il movente delle nostre azioni, inaridisce i nostri cuori e le relazioni tra persone sono utilitaristiche al limite dell’uso per fini commerciali. Paola non è così. E’ una persona che nella Vita ha tenuto duro e nonostante i bocconi amari, soffre perché vuole fare le cose con il Cuore e uscire dalla Ruota del Criceto e mollare il denaro come obiettivo è difficilissimo. Il suo impegno è totale. Ma ciononostante sembra non bastare mai. Si impegna veramente al massimo ma non si sente vista, né tantomeno valorizzata e apprezzata per tutto ciò che fa con tanto impegno. Questa è una delle illusioni che ci tiene intrappolati nella Ruota del Criceto: la ricerca del ‘successo’, e del denaro come fine ultimo delle nostre azioni. Ammetto che a tratti anche io ci ricado, ma più avanzo nel mio percorso e prima me ne rendo conto. I social poi su questo proliferano vigorosi, sono lo strumento principale di ricerca del consenso e dei like. Tant’è che ormai si fanno cose sempre più estreme per avere attenzione e ottenerli. Ognuno misura sé stesso sulla base dei propri risultati, applicando i propri personalissimi parametri, imparati da bambini e mantenuti per tutta la Vita. E correndo verso il traguardo che non arriva mai,  ci si dimentica di sé, dei propri stati d’animo, dei propri veri bisogni, di ciò che si ama fare e del proprio Cuore. Anche quando arriva, il ‘successo’ dura poco, ormai veramente poco in questa società che correre con l’acceleratore spinto al massimo. Terminato l’effetto effimero di euforia, cominceremo a ricercarlo nuovamente… come dei tossicodipendenti. In uno dei nostri ultimi incontri mentre parlavamo di tasse, F24, listini prezzi, comunicazione ai clienti ecc.. ho percepito tutta la sofferenza di Paola. Le ho chiesto se amasse il suo lavoro e lei mi ha detto sì. E’ vero lo ama veramente, conosce molte tecniche di Pilates specifiche ed è ciò che studia da tanti anni e che vuole fare nella Vita. Dopo qualche momento di esitazione le ho detto: “Paola, per scendere dalla Ruota del Criceto devi mostrare chi sei autenticamente al mondo, basta seguire indicazioni marketing, basta creare post in grafica, racconta chi sei, cosa dicono di te i tuoi allievi e cosa per te è importante”. Lei si è sorpresa e mi ha detto: “Si Valeria veramente basta!”. Ha fatto bel sospiro e poi si è alleggerita. Ho percepito un allentamento nella tensione del suo viso e nel suo campo energetico e ha cominciato a dirmi cosa vorrebbe organizzare e cosa le piacerebbe fare con la sua palestra ed i suoi allievi.  Mi ha raccontato tutte le cose incredibili che ha realizzato con i suoi allievi e come li ha aiutati a risolvere diversi problemi fisici. Io ero veramente commossa e dentro di me sentivo tutto il dolore di una persona che fa cose grandi, non se ne rende conto, e per di più sente di non valere. Nella ruota del Criceto siamo schiacciati da modelli di successo e perfezionismo irreali e irraggiungibili, che ci fanno dimenticare chi siamo e cosa sia veramente importante per noi e gli altri, come ad esempio aiutare chi ha disturbi fisici a risolverli definitivamente. Adesso Paola ha fatto una scelta, vuole realizzarsi come persona, piuttosto che inseguire denaro, apprezzamenti, like e successo. “Quando gli esseri riescono ad esprimere pienamente e liberamente le potenzialità’ di cui sono dotati,

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LA RICERCA DEL SUCCESSO

LA RICERCA DEL SUCCESSO – Una trappola micidiale – In questo periodo sto lavorando su diversi progetti, tutti in fase di avvio o in fase di ricerca di una via d‘uscita’ da una situazione di crisi. È il mio lavoro e cerco di farlo al meglio. Mi capita a volte di ricadere nella ricerca del successo, quella voglia di farcela a tutti i costi e voler dimostrare al mondo di essere una vincente. Quando mi accade il malessere interiore riappare in tutto il suo splendore. Mi sento insoddisfatta. La ricerca di conferme, la voglia di mettersi in mostra, il volersi sentire superiori sono sintomi che qualcosa in me non va. Ricompare all’orizzonte la bramosia dell’Ego che fa tutto per sé stesso e niente per gli altri, e la maschera, che con tanta amorevolezza la Vita mi ha tolto, riappare sul mio viso. Il meccanismo è talmente radicato e così omnipervasivo che è percepito come normale. Lavorando sui social se ne viene praticamente ‘risucchiati’. Sembra quasi che una parte di me voglia gridare io esisto! Guardate cosa sono capace di fare! Questa trappola è micidiale e ci cadiamo in tanti, soprattutto chi sta avviando un nuovo lavoro e ha di fronte a sé, un percorso del tutto incerto. Uscire dall’immaginario collettivo è difficilissimo, proprio perché questo atteggiamento è normale e consolidato. La Verità, almeno la mia Verità, è che il successo non è qualcosa che si raggiunge perché non è esterno a noi. Il successo così come la libertà è uno stato interiore. Si raggiunge quando non si cerca più di vincere, quando la preoccupazione e lo stress non hanno più il sopravvento, ma quando ci si impegna dando il massimo di se stessi senza aspettative di risultato. Per raggiungere il successo si deve imparare il distacco. Esattamente l’opposto di ciò che facciamo tutti. Ci valutiamo in base ai nostri risultati e se falliamo, siamo dei falliti anche noi. “Il saggio in ogni cosa guarda al proposito, non all’esito. Cominciare dipende da noi, del risultato, invece, decide la sorte e io non le riconosco il diritto di giudicarmi” – SENECA Esercitare il distacco non vuole dire indifferenza, ne’ tanto meno smettere di impegnarsi, significa giocare la propria partita fino in fondo ma avere anche l’umiltà di sapere che non tutto dipende da noi. Anzi. Soprattutto avere successo significa amarsi nonostante gli esiti delle nostre azioni, capire cosa l’esperienza ci sta insegnando, cosa potremmo modificare e che scelte diverse potremmo compiere. Implica uscire dallo stress e dalla lotta ed iniziare a godersi il viaggio, sapendo profondamente che la sfida è sempre dinanzi e che non ci può sottrarre per paura o vigliaccheria, che bisogna affrontarla a testa alta anche se falliremo o perderemo. “Chi agisce per un buon fine non fallisce mai” – GANDHI. Nello scorso post LA MANCANZA DI VALORE ho parlato del mondo che sta andando a rotoli, e questa frase di Gandhi credo che spieghi una delle cause principali. Agire per la nostra bramosia per il nostro Ego non ha più alcun senso. Il buon fine per le nostre azioni non è cercare il nostro successo e per questo metterci in mostra, ma fare il nostro bene profondo che implica fare il bene dell’altro. Realizzare noi stessi, sviluppare le nostre capacità e metterle in atto. A questo mi sento chiamata e per questo voglio dare il meglio di me. So che il cammino è insidioso e la partita è dura. Ma come è scritto sullo stadio del ROLAND GARROS a Parigi: “La vittoria appartiene ai più tenaci” e io non mollo la presa. VALERIA LEOPARDI LASCIA UN COMMENTO Annulla risposta Connesso come VALERIA. Modifica il tuo profilo. Uscire? I campi obbligatori sono contrassegnati * Message* Avvertimi via email alla pubblicazione di un nuovo articolo. Δ Precedente AUTORE: Valeria Leopardi Per molti anni ho lavorato nel settore della Finanza, Amministrazione e Controllo di Gestione in societa’ industriali e di servizio nel ruolo di Responsabile Amministrativo. Ho collaborato con Fondi d’investimento operanti nel settore delle energie rinnovabili, web marketing e agroindustriali.   Da anni seguo percorsi di crescita personale e credo che integrare la propria crescita personale con la crescita imprenditoriale sia l’inizio del vero cammino verso il successo CONDIVIDI L’ARTICOLO SU :

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IL SOGNO – di un Network Marketer

IL SOGNO – Di un Network Marketer – La scorsa settimana è venuto a trovarmi in ufficio un conoscente. Mi aveva anticipato che si trattava di qualcosa di personale ed importante, per cui avevo dato per scontato che si trattasse di un suo progetto da avviare o da risanare. Dopo i primi saluti di benvenuto, ci siamo seduti vicini al tavolo, in sala riunioni. Lui ha tirato fuori il suo bel tablet e con una naturalezza incredibile, come se stesse facendo la cosa più normale del mondo, ha iniziato a presentarmi la rete di network marketing di cui fa parte da molti anni (e di cui non avevo chiesto nulla). Mai piu’ accetterò appuntamenti senza chiederne il motivo, ma a quel punto, pensando che la Vita avesse qualcosa da insegnarmi, sono rimasta tranquilla e ho ascoltato con vivo interesse quello che voleva dirmi e soprattutto cosa voleva comunicarmi. “Vedi Valeria le persone oggi sono stufe, hanno tutte dei problemi finanziari, non si arriva a fine mese, lo stipendio fisso no esiste più… io anni fa sono entrato in contatto con questa realtà e finalmente ho capito che potevo realizzare il mio sogno: potevo diventare ricco e finalmente libero” Io ho ascoltato con attenzione la presentazione. La premessa è la teoria dei quattro quadranti di Robert Kyosaky, che è rappresentata in questa immagine. Questa teoria raggruppa il mondo delle persone che lavorano in quattro categorie: Dipendenti: Gli individui che lavorano per un’altra persona o società, guadagnando un salario in base al loro tempo di lavoro. Lavoratori Autonomi: Persone che lavorano per conto proprio, come freelance o piccoli imprenditori, dove il loro reddito dipende dal loro tempo e dal loro impegno personale. Proprietari di Piccole o Medie Imprese: Imprenditori che gestiscono un’attività, ma che sono ancora fortemente coinvolti nel suo funzionamento quotidiano, il che può limitare il loro tempo libero e la possibilità di creare un reddito passivo. Investitori : Persone che utilizzano il loro capitale per generare reddito, come attraverso azioni, immobili o altri investimenti. La differenza fondamentale tra i quadranti di sinistra (Dipendenti e Lavoratori Autonomi) e quelli di destra (Proprietari d’impresa e Investitori) risiede nel fatto che, nei quadranti di sinistra, il reddito dipende direttamente dal tempo di lavoro, mentre nei quadranti di destra il reddito può essere generato anche in assenza di un’attività di lavoro. Poiché il tempo è una risorsa limitata, il reddito dei dipendenti e dei lavoratori autonomi sarà limitato anch’esso. I proprietari delle piccole o medie imprese devono avere dei capitali da investire per avviare le loro attività quindi l’unico modo per un essere normale come me, che ha non risorse finanziarie, e vuole aumentare il reddito è diventare investitore. Spiegata così questa teoria, come si dice a Roma, non fa una piega. Io continuavo a guardarlo interessata e gli ho chiesto: “ Si è corretto, ma come faccio a diventare investitore?” .  “È semplice partecipi alla nostra rete di network marketing e segui esattamente la formazione. Non puoi fare con la tua testa ma sei in grado di fare soldi solo se ti metti nelle mani del sistema. Così finalmente sarai ricco e libero, e potrai raggiungere il tuo sogno”. Ha concluso il mio amico. A quel punto io mi sono  raggelata. Di fronte alla sua richiesta di farmi iscrivere al suo meraviglioso mondo di network marketing ho sorriso dicendo che io ho già i miei sogni e non sto cercando altro. La prima considerazione che voglio condividere con voi è l’equazione, ormai data per scontata da tutti, che i soldi fanno la felicità. In questa formula esiste una correlazione diretta tra denaro e felicità. Questo messaggio martellante, onnipresente e illusorio ormai è creduto come vero. Il denaro è il fine, la manna dal cielo che cura tristezza, rabbia, paura, ignoraranza ecc.. e si fa di tutto per ottenerlo. Questo è uno degli strumenti principali che ci intrappola nella ruota del criceto. Si inizia a correre per raggiungere il denaro, con la promessa che poi saremo felici. Peccato che il denaro che vogliamo non sia mai abbastanza ed anche quando lo è, l’agognata felicità non arriva mai. L’ho provato sulla mia pelle, più denaro avevo e piu’ stavo male, e con esso aumentava anche la paura di perderlo. Per questo persone anche molto danarose sono ‘tirchie’. Ma questo non lo dice nessuno. Approfondiremo l’argomento successivamente. La seconda considerazione è che pur di arricchirci, possiamo fare qualsiasi tipo di azione, come vendere dei prodotti di una grande multinazionale, di cui non ci interessa nulla e di cui mai nella Vita ci saremmo interessati. Ma la cosa forse peggiore è che seguendo la formazione precisa e consolidata che ci viene propugnata dal Network, ci convinciamo che quei prodotti siano il top di ciò che c’è sul mercato, che ci facciano bene, e ormai dimentichi di noi stessi, facciamo di tutto per convincere gli altri a comprarli. A quel punto l’indottrinamento è completo. Sono veramente convinto della bontà dei prodotti che vendo ed il guadagno è una conseguenza del mio buon lavoro e dei miei risultati. Queste multinazionali sanno perfettamente come funzioniamo e sanno che per vendere qualcosa bisogna esserne convinti. Per questo bisogna affidarsi al loro sistema, perché citando il mio amico: “Loro sanno esattamente quello che fanno e tu puoi guadagnare solo se ti affidi a loro”. Ma la considerazione finale che mi ha raggelato è  associare la ricchezza alla libertà. Apparentemente viaggiare con una macchina di lusso, comprarsi accessori costosi o andare in vacanza in mete esoteriche viene percepito nella Ruota del Criceto come sintomo di libertà. Si guarda solo alla meta illusoria ed agognata e non si vede piu’ il viaggio che dovrai percorrere per arrivarci. Ma in realtà lavorare per ottenere denaro è una grande schiavitù.   Ti inaridisce, ti chiude il cuore, il tuo amico diventa un cliente e nel tuo retro pensiero c’è sempre un fine. Nella tua mente si insinua il pensiero che poi diviene normale: Cosa posso ottenere da questa persona? I rapporti umani sono fasulli e

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SAPER DIRE NO… AD UN NUOVO CLIENTE

sapere dire no… ad un potenziale cliente – La fermezza interiore – Nei giorni scorsi ho supportato un mio caro amico in una trattativa commerciale molto dura. Il mio amico Giosuè è titolare di una ditta edile e sta riavviando il suo business dopo un periodo di stallo. Premetto che essere imprenditori oggi significa essere dei combattenti, perché le difficoltà che il nostro sistema ha posto intorno all’attività imprenditoriale di piccole e medie dimensioni sono tali da rendere veramente difficile il sostegno e la crescita aziendale. Giosuè è un uomo d’azione e ogni giorno vive la sua giornata come se fosse al fronte. Gli operai da seguire, i fornitori da saldare, la documentazione amministrativa e burocratica da avere sempre in regola, la sicurezza sui cantieri con tutti i suoi vincoli e ovviamente i clienti da soddisfare. Nelle scorse settimane si è affacciata all’orizzonte la possibilità di effettuare lavori in un grande cantiere a Genova per conto di un importante gruppo industriale. Giosuè è andato subito in agitazione, perché consapevole delle difficoltà che sta attraversando, non voleva farsi certo sfuggire questa occasione. Abbiamo strutturato un’offerta commerciale che fosse sufficiente a coprire tutti i costi del cantiere, a lasciare un buon margine di profitto per l’azienda, specificando le nostre condizioni di pagamento. Sicuri del nostro lavoro abbiamo trasmesso la nostra proposta a questo gruppo industriale e subito e’ iniziato un pressing pesante su Giosuè. Questo nuovo potenziale cliente lo ha chiamato innumerevoli volte con diverse richieste: rivedere i prezzi (ovviamente al ribasso), i termini di pagamento e le condizioni che avevamo richiesto. Giosuè è entrato subito in agitazione per la paura di perdere questa commessa. Voleva rimodulare l’offerta riducendo drasticamente il margine dell’azienda e accettando termini di pagamento insostenibili. La sua ansia è aumentata notevolmente ma ho cercato di farlo rimanere fermo nella sua posizione. Purtroppo questo accade spessissimo nelle trattative commerciali dove i grandi gruppi, i grandi potenziali clienti, la fanno da padrone e dove i piccoli sono schiacciati e acconsentono a condizioni a volte inaccettabili pure di concludere l’affare. Tutto questo è sbagliatissimo, sotto tanti punti di vista e può causare sul medio lungo termine il fallimento di un’attività. Quando si determina un prezzo (vedi il mio precedente post IL MIO LISTINO PREZZI) ci sono due variabili fondamentali da valutare: Il valore che attribuisco a me stesso e al mio lavoro: se mi sottostimo è molto probabile che il mio listino sarà basso e che nelle trattative commerciali tenderò a svilirmi ed accettare tutto pur di concludere una vendita e guadagnare. Il prezzo medio del mercato: guardiamo la ns stretta concorrenza, cosa fa il ns vicino nello stesso settore, perché non sono i miei costi a determinare il prezzo del mio prodotto ma lo fa il mercato. La paura del futuro e l’ansia che ci genera la mancanza di certezza. Non ne sentirete parlare nei corsi di Business management ma se il mio bisogno di  sicurezza determina le mie scelte e’ probabile che saro’ molto piu’ insicuro e accettero’ condizioni anche sfavorevoli pur di avere la certezza dell’affare e del flusso di denaro collegato. Come sapete ritengo che il nostro mondo interiore sia la prima leva di sviluppo di un business ed e’ fondamentale non perdere mai l’attenzione sull’importanza di noi stessi e del valore del nostro lavoro.   Accettare condizioni di vendita che sentiamo dentro di noi non rispettarci, non valorizzarci è umiliante e dannoso per noi stessi in primis ma anche per il nostro lavoro. Ci si concentra solo sui soldi e non si vedono più tutte le conseguenze di queste scelte: ad esempio accettare un ambiente di lavoro insostenibile o un cliente insopportabile. La paura è sempre la stessa: “E’ Vale ma ho bisogno di soldi!” E così ci abbassiamo sempre di più, non sapendo che quando dico un NO, sto aprendo un SI a qualcos’altro che sta per arrivare. Per un imprenditore la paura di perdere un nuovo potenziale cliente è enorme e spesso la perdita di un cliente è associata ad un piccolo o grande fallimento. Non sono d’accordo. Farsi rispettare, rimanere fermi, dimostrare il proprio valore e la stima per se stessi sono un successo interiore importantissimo. Non ci si può vendere per denaro. Più ci prostriamo al denaro, più ne diventiamo schiavi ed il processo parte proprio dall’accettare condizioni sempre più svantaggiose per paura. Quando sono uscita dalla Ruota del Criceto una parte di me che aveva paura di non valere più nulla avrebbe accettato di tutto pur di poter di riprendere un ruolo professionale, poter dire io valgo e ricominciare a guadagnare. Ma non l’ho fatto. Ho vissuto la mia croce. Non è detto che per tutti sia così, ma il coraggio di sapere dire NO di fronte a richieste inaccettabili dona a tutti la stessa fiducia e libertà. Con affetto VALERIA LEOPARDI LASCIA UN COMMENTO Annulla risposta Connesso come VALERIA. Modifica il tuo profilo. Uscire? I campi obbligatori sono contrassegnati * Message* Avvertimi via email alla pubblicazione di un nuovo articolo. Δ Precedente AUTORE: Valeria Leopardi Per molti anni ho lavorato nel settore della Finanza, Amministrazione e Controllo di Gestione in societa’ industriali e di servizio nel ruolo di Responsabile Amministrativo. Ho collaborato con Fondi d’investimento operanti nel settore delle energie rinnovabili, web marketing e agroindustriali.   Da anni seguo percorsi di crescita personale e credo che integrare la propria crescita personale con la crescita imprenditoriale sia l’inizio del vero cammino verso il successo CONDIVIDI L’ARTICOLO SU :

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IL DIO DENARO

IL DIO DENARO – E la paura della poverta’ – Uno degli ostacoli maggiori che ho avuto quando ho deciso di uscire dalla ruota del criceto è stata l’enorme paura di non riuscire a farcela economicamente. L’angoscia di non sapere come affrontare il futuro, la paura di non farcela a sostenermi sono stati i pilastri della mia schiavitù. La paura di rimanere senza denaro è micidiale. Ti tiene in ostaggio nel tuo lavoro anche quando non ne puoi più perché  il denaro è la tua ancora di salvezza. Ti da’ la sicurezza che potrai sopravvivere acquistando ciò di cui hai bisogno. Ricordo di non essere stata così da ragazza. Questa paura e’ cresciuta con me negli anni, lavoro dopo lavoro,  finche’, senza accorgermene,  il denaro e’ diventato il mio DIO. Si il DIO della mia sicurezza. Ero attaccata al mio lavoro come un bambino può essere attaccato alla tetta della mamma. Il mio stipendio era il mio nutrimento e perderlo sarebbe stato come morire. Mi sentivo isolata, lottavo in uno sforzo continuo per essere prestante ed efficiente, cercavo di rispondere a tutte le richieste che mi arrivavano e di non fare mai errori. Di essere sempre professionale e intelligente. E tutto questo per paura. Quando ero in ufficio, dentro di me sentivo solo questa pressione, questa ansia continua a fare sempre bene ma non ne capivo il motivo profondo. Più aumentava la paura della perdita del lavoro e più io ne diventavo schiava, fintanto che non ne ho potuto più e ho mollato la presa. Vedi il mio precedente post E SE PERDO IL LAVORO. Sono uscita dalla ruota del criceto a Novembre del 2023 e da allora ancora non ho un lavoro stabile. Come un drogato che smette di farsi anche io ho avuto bisogno di smettere di lavorare e affrontare la mia crisi d’astinenza. E sono ancora in fase di disintossicazione. Negli ultimi mesi ho ricevuto alcune proposte di lavoro. La scorsa settimana una importante, che mi ha fatto stare molto male. Qualsiasi altra persona al mio posto avrebbe accettato su due piedi, ed io sono stata molto molto tentata. Una parte di me voleva riprendere il ruolo, la carriera, il lavoro ed il compenso a tutti i costi per sentirsi più sicura, un’altra era terrorizzata perché sapeva che avrebbe perso la libertà conquistata. Il conflitto interiore è stato fortissimo, è stato come rimettere la cocaina sotto gli occhi di un ex-tossico dipendente. Alla fine ho rifiutato e di nuovo la paura della mancanza di denaro è venuta a trovarmi. Mi sono sentita nuovamente spaventata ed isolata. La libertà non può essere trovata nella comfort zone, ne’ nella sicurezza. La libertà non si trova in ufficio, nella casa o nella macchina nuova. La libertà va di pari passi con l’incertezza e con la capacità di fidarsi della Vita. Il denaro è diventato il nostro DIO perché’ in lui riponiamo tutte la nostra Fede. La promessa di sicurezza e stabilità a cui ci attacchiamo con tutti noi stessi e che la Società sostiene in ogni angolo del nostro percorso rendendoci per questo sempre più schiavi. Meno denaro circola, più paura abbiamo, più ci attacchiamo al lavoro e più ne diventiamo schiavi. La vera libertà è uno stato interiore, significa soprattutto essere liberi dalla paura. VUELLE   LASCIA UN COMMENTO Annulla risposta Connesso come VALERIA. Modifica il tuo profilo. Uscire? I campi obbligatori sono contrassegnati * Message* Precedente AUTORE: Valeria Leopardi Per molti anni ho lavorato nel settore della Finanza, Amministrazione e Controllo di Gestione in societa’ industriali e di servizio nel ruolo di Responsabile Amministrativo. Ho collaborato con Fondi d’investimento operanti nel settore delle energie rinnovabili, web marketing e agroindustriali.   Da anni seguo percorsi di crescita personale e credo che integrare la propria crescita personale con la crescita imprenditoriale sia l’inizio del vero cammino verso il successo CONDIVIDI L’ARTICOLO SU :

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E SE PERDO IL LAVORO?

E SE PERDO IL LAVORO? – Mollare la presa – Il timore di perdere il lavoro genera una paura pazzesca. Gran parte della nostra sicurezza e’ legata al lavoro. L’idea di non avere più lo stipendio apre scenari di terrore su cui ognuno esprime al meglio le proprie preoccupazioni e nefaste fantasie. Ed in questo periodo di incertezza dilagante credo che sia una situazione di ansia molto diffusa. La nostra sicurezza è minata alla base perché’ il lavoro non solo ci dà la nostra (falsa) identità vedi il mio precedente post che facciamo oggi ma ci dà anche la sicurezza legata al denaro.   Quando ero dipendente di un importante gruppo energetico ero attaccatissima al mio lavoro. Gran parte del mio valore era collegato al mio lavoro e all’etichetta di Manager che mi ero appiccicata addosso. Ero super performante e ultra esigente con me stessa ed i miei collaboratori. Volevo riuscire a tutti i costi e dentro di me c’era una forte e continua tensione al perfezionismo. Non accettavo ne’ i miei errori ne’ tantomeno quelli dei miei collaboratori. Tutto questo all’esterno mi faceva apparire come una seria professionista e un’ottima manager ma al mio interno la storia era tutt’altra. Ho impiegato anni a capire la verità che si nascondeva dentro di me. Un primo segnale della realtà arrivò quando la proprietà dell’azienda decise di vendere le sue quote ad un altro gruppo. E se perdo il lavoro? Di fronte a questa possibilità mi sentivo completamente impotente e spaventata. Avevo una gran paura.  Vivevo costantemente nella paura di fare brutta figura, di sbagliare, di non essere sufficientemente preparata, che qualcuno si accorgesse delle mie fragilità e in fondo che scoprisse che non ero IO la persona che mostravo di essere. Inconsciamente stavo interpretavo un ruolo e temevo di essere scoperta. Forse era semplice da capire, ma io facevo di tutto per evitare questa verità. Percepivo questo senso di insoddisfazione e scontentezza costante dentro di me. La paura di perdere il controllo della mia Vita e delle mie finanze mi ha portato a fare scelte che non avrei mai fatto. Ero una schiava, ben remunerata ma pur sempre una schiava. Quando questo malessere è divenuto insostenibile e con enorme fatica ho mollato la presa e sono finita nel vuoto del fare, (vedi il mio post Liberta’ e lavoro) sono emerse tutte le mie paure più profonde e con loro anche la Verità. “LA VERITA’ VI RENDE LIBERI” .. e aggiungo vi terrorizzera’. Quanto è vero. Ho sempre avuto il controllo supremo sulle mie finanze e sul denaro. Facevo budget,  piani di cassa, analisi finanziarie e chi più ne ha più ne metta. Pensavo che il flusso di denaro fosse il frutto di una formula matematica come avevo imparato all’Università e come puntualmente applicavo nel mio lavoro. Non c’erano incertezze, né imprevisti. Io ero al controllo dei miei conti, ero il Dio delle mie Finanze. Ho scoperto (finalmente) che questa è un’illusione. Per quanto possiamo sforzarci di tenere il controllo, di essere performanti, di lottare per sopravvivere né il denaro né il successo dipendono da noi. Anzi più ci irrigidiamo ed esercitiamo questo illusorio senso controllo più ostacoliamo la nostra crescita personale e finanziaria. Entrambe vanno di pari passo. Anche il denaro è frutto dell’amore verso noi stessi, della cura che mettiamo nella nostra attività e in ciò che amiamo fare. Il denaro è il risultato del nostro impegno autentico, dei nostri piccoli passi quotidiani, di come reagiamo di fronte ai problemi quotidiani, dell’accettazione delle sfide anziché del loro rifiuto e dell’assoluta assenza di attaccamento al risultato. Esattamente l’opposto di ciò che ci viene insegnato, praticato e comunicato tutti i giorni da tutti. Scegliere coraggiosamente il lavoro che ti interessa, coltivare ciò che ti appassiona è una scelta di amore verso te stesso. E l’amore per te stesso, l’ascolto dei tuoi bisogni profondi è l’inizio di ogni libertà, del non giudizio e della fine delle proprie paure. Con affetto Valeria Precedente 4 Comments Roberto Marucchi25/02/2025 at 7:42 PM | Edit E se il denaro in realtà ci arrivasse per portare avanti una mission che ci è stata assegnata? Forse, come è successo a te, ci sono delle fasi nella vita durante le quali ci troviamo a guadagnare pur non avendo ancora imboccato la strada giusta, preparando inconsapevolmente il terreno per qualcosa di più aderente alla nostra vera essenza. Quelle esperienze lavorative ( e non solo lavorative ) ci appariranno un giorno le uniche che avrebbero potuto farci diventare chi siamo oggi Rispondi admin26/02/2025 at 7:40 AM | Edit Grazie Roberto ❤️. La mission non compare subito all’orizzonte ma la si trova passo dopo passo seguendo i propri bisogni autentici. Si inizia ascoltando se stessi profondamente. Rispondi Giuliana Rinaldo25/02/2025 at 11:11 AM | Edit Ciao carissima mi è piaciuto molto il tuo articolo e condivido pienamente quello che hai scritto….a volte le paure ci possono condizionare , ma poi dentro si accende una luce che ti guida e ti dà la spinta x riconoscere i nostri veri bisogni e allora ti metti in gioco e vedi che puoi farcela . È successo anche a me , lavoravo in un grande studio di design e un giorno l’azienda decide di chiudere, un paio di architetti mi hanno offerto di lavorare x loro, questo voleva dire fare la schiavetta,lavorare con orari indecenti x una paga mensile misera….mi sono detta ,per guadagnare quello stipendio quanto avrei dovuto fare??? Mi sono detta che x quanto male mi fosse andata quella cifra potevo guadagnarermela ,senza problemi….. Qui è scattata la molla ho deciso di lavorare da sola….la azienda (dal momento che tutti avevano abbandonato la nave che affondava)mi ha offerto di gestire il magazzino e ho tenuto aperto il negozio abbinato allo studio. È stata la mia fortuna….potevo solo fare fuori le giacenze ,ma in quella situazione ho conosciuto i miei primi clienti, potevo attingere alla produzione ma allo stesso tempo potevo progettare per i nuovi clienti . Quello che mancava lo avrei fatto fare dai miei fornitori su misura . Così

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CONSULENTE O SCIACALLO?

CONSULENTE O SCIACALLO? – Come distinguerli – Il mercato oggi è così complesso e articolato che chiunque abbia un’attività in proprio avrà bisogno prima o poi di qualche ‘consulente’. Per consulente intendo un qualsiasi di fornitore di servizi esterni per esempio: servizi di pulizie, servizi tecnici, consulenze fiscali, consulenze marketing, social media e altro. La domanda che si pone è come scegliere il consulente giusto evitando così di perdere tempo e soprattutto denaro? Questo problema si pone a qualsiasi livello imprenditoriale. Mentre le grandi aziende posso contattare studi di consulenza grandi che danno una certa garanzia di professionalità, non così può fare il piccolo imprenditore o la microimpresa, che per evidenti motivi di budget, può rivolgersi a studi di dimensioni minori. Si apre cosi’ il mondo dei piccoli consulenti e alla quasi totale incertezza della garanzia del risultato. Cio’ che e’ scontato nella fornitura di servizi tecnici come ad esempio il meccanico, l’elettricista o l’idraulico che vengono pagati a servizio reso e quindi a risultato ottenuto (chi di noi pagherebbe un idraulico per sturare un lavandino se dopo il suo intervento rimanesse otturato?) invece diventa qualcosa di assolutamente effimero quasi opzionale nella fornitura di servizi professionali come ad esempio servizi di marketing, promozionali e online. Nella mia vita professionale ho incontrato moltissimi consulenti e posso affermare con certezza che quelli che hanno avuto successo e continuano ad averlo si distinguono perché hanno a cuore i veri bisogni del loro cliente e si sforzano in ogni modo di risolverli concretamente. Non si impegnano se non sono certi di risolverli e non vendono servizi che non possono garantire. Sono onesti e chiari, i prezzi sono trasparenti. Hanno fatto una scelta, consapevole o meno, di assumersi la totale responsabilità del loro lavoro che significa la garanzia di risultato. Tutti gli altri hanno come principale obiettivo il loro guadagno, sia che sia denaro o ampiamento del loro parco clienti. Semplicemente, anche se non sono sicuri, ci provano. Tutti questi consulenti vendono fumo e dato che le bugie hanno le gambe corte, il cliente presto o tardi se ne accorgerà con il risultato di non contattarli mai più e fargli anche pessima pubblicità. Se vi trovate a dover scegliere qualcuno la prima domanda che dovete porvi è: Quali risultati ha ottenuto con altri clienti nella mia stessa situazione? Li ha aiutati veramente a risolvere i loro problemi e come? Se possibile cercate di contattare qualche suo ex-cliente ed informatevi. La seconda domanda da porvi e’: Accetterebbe un compenso a risultato ottenuto? Personalmente preferisco sempre scegliere consulenti che accettano il success fee (pagamento a successo) piuttosto che consulenti vogliono il pagamento ad ore. Se un consulente e’ inefficiente ed impiega 10ore per svolgere il suo lavoro quando normalmente ce ne vogliono 6, io sto pagando la sua inefficienza. Una volta il mio amico Denis mi ha detto: Valeria sei tu fossi una tossicodipendente da chi andresti a cercare aiuto? Io non sapevo cosa rispondere. Denis sorridendo mi disse: Ma da un ex-tossico che ce l’ha fatta ed e’ uscito dalla droga! E’ pienamente vero. Cercate un consulente che ha già fatto il vostro percorso, conosce esattamente i vostri problemi e li ha superati. Impiegherete più tempo nella ricerca ma ne vale la pena e soprattutto potrete instaurare un rapporto di fiducia che durerà nel tempo. Con grande affetto VALERIA LEOPARDI Precedente AUTORE: Valeria Leopardi Per molti anni ho lavorato nel settore della Finanza, Amministrazione e Controllo di Gestione in societa’ industriali e di servizio nel ruolo di Responsabile Amministrativo. Ho collaborato con Fondi d’investimento operanti nel settore delle energie rinnovabili, web marketing e agroindustriali. Da anni seguo percorsi di crescita personale e credo che integrare la propria crescita personale con la crescita imprenditoriale sia l’inizio del vero cammino verso il successo CONDIVIDI L’ARTICOLO SU :  

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