Crescita personale

L’ANGOSCIA DEL MATTINO

L’ANGOSCIA DEL MATTINO – Un indizio – “I DOVERI DI UN SISTEMA POSSONO SOTTRARRE AD UNA PERSONA LA PROPRIA GRAZIA, BELLEZZA E AMORE” A. De Mello Ogni mattina da anni, mi sveglio sempre con un sottile senso di malessere. Anzi appare dopo poco che mi sono svegliata. La giornata inizia sempre così e da anni ormai accade. Quando lavoravo in ufficio, ero come un orologio svizzero. Alle 9.00 in punto ero alla mia scrivania. Spesso discutevo con mio marito che mi diceva: rilassati, che fretta hai? Prendiamoci qualcosa insieme al bar. Ed io che resistevo con rabbia a quelle richieste perché dovevo e volevo essere puntuale e precisa. Sentivo la rabbia salire dentro di me perché io ero un’ottima professionista e far tardi significava incrinare quell’immagine. Questo malessere è cresciuto con il tempo, fino a diventare quasi insostenibile. Ricordo alcune mattine di aver pianto perché non ce la facevo più ad andare in ufficio e ad essere sempre performante, cosa che includeva anche la puntualità. Veramente non volevo ascoltarmi ed accettare che forse non ero sulla mia strada e ho lottato contro me stessa per mantenere la maschera che mi ero appiccicata addosso. Ma chi vuole andare in ufficio tutti i giorni? Sedersi su una scrivania e stare seduta davanti ad un PC svolgendo pratiche e pratiche per gli interessi di qualcun altro? All’epoca non vedevo tutto questo, pensavo solo a fare il mio dovere e a farlo bene. Di fatto ripetevo il modello della mia famiglia, perché’ era tutto ciò che conoscevo e non pensavo potesse esserci un’altra strada. Quando sono uscita dalla ruota del criceto la mattina ho continuato a stare male. Accendevo tutti i giorni il PC in attesa di qualche email, di qualcuno che mi chiedesse qualcosa, ma non arrivava più nulla. Scendere dalla ruota del criceto non fa cambiare i tuoi stati interiori in un click. Inizia un percorso ed anche doloroso in cui realizzi che hai vissuto secondo regole non tue, che hai interiorizzato  dentro di te la spinta ad obbedire, che ti giudichi secondo parametri che ti soffocano. Vedi il mio post SCENDERE DALLA RUOTA DEL CRICETO. Insomma realizzi che sei  uno schiavo. Almeno così è stato per me. Ammetterlo è stato durissimo, si è scoperchiato il vaso di pandora del mio dolore, che fino a quel momento era stato di sottofondo. Ancora oggi al mattino sento quella spinta, ad accendere il pc, a verificare le email,  a controllare il cellulare. Ma ora la riconosco, la affronto, l’accolgo, non scappo più. So che c’è una parte di me che ancora ha bisogno di riconoscimento, che cerca il successo e vorrebbe apprezzamenti. Ho imparato ad essere paziente con me stessa, a perdonarmi e a capire che l’unica strada che per me ha senso è quella della libertà. Non mi piego più, mi concedo un cappuccino o una passeggiata con Ciccia il mio cagnolino. Lo faccio perché in quel momento è ciò che scelgo di fare. La libertà è uno stato interiore e che passa attraverso l’amore autentico di se’. Con affetto Vuelle LASCIA UN COMMENTO Annulla risposta Connesso come VALERIA. Modifica il tuo profilo. Uscire? I campi obbligatori sono contrassegnati * Message* Precedente AUTORE: Valeria Leopardi Per molti anni ho lavorato nel settore della Finanza, Amministrazione e Controllo di Gestione in societa’ industriali e di servizio nel ruolo di Responsabile Amministrativo. Ho collaborato con Fondi d’investimento operanti nel settore delle energie rinnovabili, web marketing e agroindustriali. Da anni seguo percorsi di crescita personale e credo che integrare la propria crescita personale con la crescita imprenditoriale sia l’inizio del vero cammino verso il successo CONDIVIDI L’ARTICOLO SU :  

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ESSERE UN DEGNO AVVERSARIO

ESSERE UN DEGNO AVVERSARIO – La partita a tennis- La scorsa domenica mattina, sono andata a fare una partita di tennis. Ho giocato a tennis quando ero ragazzina e riprendere non è stato semplice. Sono emerse tante insicurezze: Sono troppo grande? Riuscirò a giocare? Farò brutta figura? Ho cmq deciso di provare e nonostante la paura ed i timori ho ricominciato. Ed ho fatto la scelta giusta. Quando ho iniziato le lezioni, lo scorso ottobre, ero decisamente con qualche chilo di troppo e del tutto fuori allenamento. Facevo fatica a correre ed ero piuttosto goffa e impacciata. Molte palline andavano fuori o a rete ma lentamente ho iniziato a ricordarmi come si giocava. Voglio ringraziare di cuore i miei compagni di allenamento per lo spirito ironico e giocoso con cui mi hanno accolta ed i miei allenatori che non hanno avuto pretese di risultato e hanno lasciato che migliorassi con i miei tempi, lasciandomi sbagliare e ironizzando sulle mie gaff. Chi mi conosce sa che per anni ho corso, fino ad arrivare con grande fatica a correre la mezza maratona. Mi dicevo che mi piaceva correre ma era vero il contrario! Non mi divertivo affatto e correvo per ottenere un risultato, dimostrare a me stessa di potercela fare, forse in fondo per sentirmi  superiore a tutti quelli che non correvano. Mi vantavo dei miei risultati ed ero, anche se non lo sapevo, in cerca di appovazione (vedi il mio post IL BISOGNO DI PIACERE). Gareggiare, migliorare i miei tempi, dimagrire, rimanere al passo col gruppo. Che fatica!!! Spesso non riusciamo ad ammettere che ciò che desideriamo, in fondo non fa per noi. Smettere di correre poteva sembrare una sconfitta al mare di corridori scattanti con cui mi allenavo, ma per me è stata invece una vittoria. Un altro modo di dire NO all’immagine grandiosa di me che volevo dare agli altri e un grande SI a me stessa. Giocare a tennis è una sfida continua non con il tuo avversario, ma con te stesso. Tante insicurezze profonde emergono durante l’allenamento e ancora di più in partita. A tennis puoi vincere solo se credi in te stesso. Altrimenti per quanto tecnicamente tu sia bravo la tua insicurezza emergerà e ti farà sbagliare quando meno te lo aspetti. Non puoi mentire a te stesso dicendoti sono forte, sono bravo, ecc… L’insicurezza è più profonda e non va via così facilmente. Questa mattina durante la partita ho percepito con chiarezza tutta la mia insicurezza, la paura di sbagliare, la paura di fare brutta figura, di essere umiliata e in fondo di vergognarmi.. Ho giocato con Alessandro un ragazzo giovane, alto, magro e in forma e prima di accettare la sfida ho avuto molti dubbi e tante paure. Ma ho capito che era una prova ed ero decisa ad affrontarla. Questa mattina la cosa migliore che potevo fare era dare il meglio di me, e non per vincere ma essere un degno avversario. Il degno avversario è una persona che non vuole distruggerti, umiliarti o ferirti, ma che da’ il suo meglio affinché anche tu possa tirare fuori il meglio di te ed anche tu cresca. Se avessi ceduto alla mia insicurezza e avessi mostrato l’immagine di me goffa e perdente, avrei fatto del male a me ma anche ad Alessandro. Mi sono impegnata, ho accettato i miei errori, osservato la mia insicurezza ed ho continuato. Il risultato della partita non conta più per me perché so di aver fatto il mio meglio. Tirare fuori la parte migliore di noi stessi è un nostro dovere perché stimola anche gli altri a migliorare. Impegnarsi per crescere ed evolvere è ascoltare la nostra spinta interiore che ci porta fuori dalla nostra comfort zone e che spinge anche gli altri a fare lo stesso. Se rimaniamo chiusi, intimoriti e comodi nelle nostre insicurezze, non solo tradiremo noi stessi ma non daremo agli altri a possibilità di evolvere quando ci incontreranno nel loro percorso. Io voglio essere un degno avversario, e non solo a tennis. Valeria Precedente AUTORE: Valeria Leopardi Per molti anni ho lavorato nel settore della Finanza, Amministrazione e Controllo di Gestione in societa’ industriali e di servizio nel ruolo di Responsabile Amministrativo. Ho collaborato con Fondi d’investimento operanti nel settore delle energie rinnovabili, web marketing e agroindustriali. Da anni seguo percorsi di crescita personale e credo che integrare la propria crescita personale con la crescita imprenditoriale sia l’inizio del vero cammino verso il successo CONDIVIDI L’ARTICOLO SU :  

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IL BISOGNO DI PIACERE

IL BISOGNO DI PIACERE – Un edulcorante artificiale – Ho sempre cercato approvazione. Per me è sempre stato così e nella ruota del criceto è così per tutti. Fintanto che non ho iniziato ad ascoltare i miei veri bisogni c’è sempre stata una parte di me che ha ricercato l’attenzione dagli altri e che soffriva quando non la riceveva. E questo anche nel lavoro. Ci sono tanti modi per richiamare l’attenzione ed io credo di conoscerli quasi tutti. Ecco una breve lista: quando sorrido senza motivo, quando racconto qualche episodio incredibile della mia Vita, quando tendo ad esagerare, quando mi vanto dei miei successi personali, quando voglio apparire speciale, quando mostro di sapere cose che gli altri non sanno.  Per esempio hai saputo cosa è successo Francesca??? Parlare degli altri è un ottimo modo per attirare attenzione su di sé,  perché tu sai qualcosa che gli altri non sanno e questo attira la loro attenzione e tu ti senti, per un breve momento, speciale… E così via in una lista che potrebbe continuare a lungo. Il bisogno di approvazione può essere celato o più evidente, ma è comunque presente. È come un anestetizzante che si prende per evitare di provare il dolore che deriva dalla mancanza di valore personale. Un edulcorante artificiale che ti allontana da te stesso e dall’amore per te stesso. Il valore di sé è un tema profondo che determina le nostre scelte ed i nostri comportamenti. Ricordo bene in ufficio, quando parlavo e scherzavo con un mio collega molto simpatico e come lui diventasse incredibilmente serio per rispondere alle email che gli arrivavano (anche io facevo lo stesso). Percepivo la tensione sul suo viso e nel suo sguardo. Gli domandavo: “Che cosa ti hanno scritto? Che è successo?” Per poi scoprire che il contenuto delle email non era così importante, ma per lui sì lo era. Per lui era veramente serio. Nella ruota del criceto è tutto importante, è tutto urgente e tutto è grave. Ho iniziato a percepire che c’era qualcosa che non andava. Non lavoravamo in cardiochirurgia e questo senso di urgenza e gravità era fittizio, ma contribuiva tremendamente a darci il nostro senso di importanza personale. E’ questa  una grande illusione della ruota del criceto. Tutto questo ha contribuito a farmi credere che il lavoro che svolgevo fosse tremendamente importante e di conseguenza  anche io lo ero. Il mio ruolo professionale si era fuso con la mia identità. Il mio lavoro era chi io fossi e non cosa facessi. Nella nostra società questa distinzione non esiste quasi più e quindi quando ho mollato il lavoro ho perso tutto il mio valore.   Se erroneamente senti che il tuo lavoro ti dà il tuo valore come persona, ci rimani aggrappato a tutti i costi, pur di non dover affrontare la perdita di importanza personale… La Vita che’ una Maestra sa che tutto questo è un’illusione e prima o poi inizia a portarti via le cose a cui ti aggrappi…tra cui il lavoro. Ed in questo periodo credo stia accadendo a molte persone.  Allora quel vuoto da cui tutti fuggiamo ricompare all’orizzonte e  abbiamo solo due strade che possiamo percorrere, tornare indietro e cercare un altro lavoro (che ci schiavizzi nuovamente) o avere il coraggio e attraversare il vuoto da cui fuggiamo da sempre. Vedi il mio precedente post  E SE PERDO IL LAVORO Più agganci il tuo valore al lavoro e più ne diventi schiavo. Funziona esattamente come una droga, non ne puoi fare a meno perché altrimenti stai male. Il lavoro così diventa una schiavitù, ti fa male ma non ne puoi fare a meno. In inglese c’è la parola workaholic che descrive questo meccanismo. In italiano suona come stacanovista o maniaco del lavoro.  Diffidate di coloro che dicono di essere sempre impegnati. Vogliono esserlo (inconsciamente), perché non riescono più a fermarsi. E così si lavora sempre e si corre sempre. Non importa che lavoro faccio, l’importante e’ lavorare e correre. Dimostrare a sé stessi di essere importanti. Una promozione, un corso, un riconoscimento, un problema risolto. Qualcosa per essere apprezzati. Sto scoprendo che la spinta alla ricerca di approvazione si allenta dentro di me  quando ho il coraggio di vedermi veramente per ciò che sono, quando mi accetto anche nella sconfitta e negli errori. Quando mi perdono. Quando smetto di giudicarmi. Solo così posso essere libera e non mi interessa più dimostrare niente a nessuno. Con affetto Valeria Precedente AUTORE: Valeria Leopardi Per molti anni ho lavorato nel settore della Finanza, Amministrazione e Controllo di Gestione in societa’ industriali e di servizio nel ruolo di Responsabile Amministrativo. Ho collaborato con Fondi d’investimento operanti nel settore delle energie rinnovabili, web marketing e agroindustriali.   Da anni seguo percorsi di crescita personale e credo che integrare la propria crescita personale con la crescita imprenditoriale sia l’inizio del vero cammino verso il successo CONDIVIDI L’ARTICOLO SU :

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CHE FACCIAMO OGGI?

CHE FACCIAMO OGGI? – L’A MIA DOMENICA – “AMARE SE STESSI E’ L’INIZIO DI UNA LUNGA STORIA D’AMORE’ – Oscar Wilde La domenica per me e’ sempre stata una giornata difficile. Abituata ed immersa com’ero nella frenesia del lavoro quotidiano non riuscivo a fermarmi. Le mie giornate lavorative erano piene di scadenze, obiettivi e risultati da raggiungere. Ero in uno stato di tensione continua. Sempre proiettata su qualcosa da fare, qualche obiettivo da raggiungere. E come un treno in corsa la domenica era una fermata che non riuscivo a rispettare. Non basta certo un giorno per calmare l’ansia e lo stress interiori, perché sono dentro di noi e hanno ragioni molto profonde. Così le mie domeniche diventavano momenti di agitazione in cui volevo organizzare gite, viaggi ed escursioni varie con i miei amici. Il mio stato d’animo passava dalla contentezza, quasi euforia se si organizzava qualcosa alla noia totale se poi invece, come capitava, non potevo organizzare nulla. La domenica era una sfida e l’unica cosa che cercavo era fare qualcosa, avere un obiettivo. La domanda che puntale facevo a mio marito era: Che facciamo oggi? Avrei fatto di tutto pur di non affrontare il vuoto del fare. (vedi il mio precedente post LIBERTA’ NEL LAVORO ) Ho impiegato molto tempo per capire perché quel vuoto del fare mi faceva così tanta paura. In realtà lo evitavo perché’ era carico di dolore.  Dal vuoto emergono tutte le nostre istanze profonde, le nostre ferite, da cui ci allontaniamo quando siamo immersi e distratti dal nostro lavoro. Il corri corri quotidiano e’ un ottimo anestetizzante e incredibilmente ci da’ un senso di importanza personale e di valore che ho scoperto essere del tutto illusori. Io ero una donna affermata, guadagnavo molto, avevo il mio studio professionale, dei dipendenti, agli occhi degli altri ero una persona di successo ed io in fondo volevo essere di successo (e chi non vuole?) e avere valore. Quindi ho creduto a quella storia. Ma la verità e’ appunto che e’ una storia e che io non ero felice perché tutto quel fare non era affatto allineato a chi sono io, a cosa voglio realizzare nella vita e a cosa per me è davvero importante. Più ci si allontana da se stessi e più grande è il dolore che si prova, che può emergere solo quando si rallenta e ci si ferma. Il passaggio però è obbligato, può far paura, ma non c’è un’altra strada. Ieri per la prima volta la Domenica e’ stata la mia amica.  Ora che non cerco più di organizzare nulla, che mi accetto così come sono indipendentemente dai miei risultati, ho libertà di potermi lasciar andare. E così ieri sono uscita da sola a godermi una bellissima giornata di sole, senza saper bene cosa fare. Sono stata in una bellissima chiesa al centro di Roma, poi sul lungo tevere e mi sono regalata un pranzo hot pot cinese pagando un conto anche salato (senza avere sensi di colpa). Mi sono amata e rispettata e non avevo bisogno di altro. Sono stata felice. Il mio percorso lavorativo sta apparendo all’orizzonte, ma non sarà né casuale né determinato da altri. Sarà scelto da me, con i miei NO ed i miei SI. E sarà di sicuro successo perché rispetterà me stessa e ciò che amo veramente fare. Il SUCCESSO LAVORATIVO e’ strettamente collegato ALL’AMORE DI SE’. E questo insegnamento non ci viene dato né a scuola né tantomeno al lavoro. Con affetto Valeria PrecedenteSuccessivo AUTORE: Valeria Leopardi Per molti anni ho lavorato nel settore della Finanza, Amministrazione e Controllo di Gestione in societa’ industriali e di servizio nel ruolo di Responsabile Amministrativo. Ho collaborato con Fondi d’investimento operanti nel settore delle energie rinnovabili, web marketing e agroindustriali. Da anni seguo percorsi di crescita personale e credo che integrare la propria crescita personale con la crescita imprenditoriale sia l’inizio del vero cammino verso il successo CONDIVIDI L’ARTICOLO SU :  

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STAVOLTA HAI TOPPATO!

STAVOLTA HAI TOPPATI! – Il mio uttimo fallimento – Nei giorni scorsi ho avuto delle discussioni con alcuni miei collaboratori/amici per me importanti. Nonostante pensassi di essere stata chiara evidentemente non era così. Ho sempre avuto la tendenza a progettare, organizzare e fare. Alcuni miei amici mi definiscono una sognatrice concreta. Negli ultimi anni ho capito sulla mia pelle che di questi tempi e con tutte le difficoltà che ci sono, specialmente in Italia, avviare un progetto di business da soli è praticamente impossibile. Quando ho realizzato questa verità  e mi sono aperta, facendo vedere le mie difficoltà,  sono arrivate intorno a me le persone giuste al momento giusto. Trovare un collaboratore, un amico che ti accompagna nella crescita del tuo progetto è una grande ricchezza. E’ il tassello principale di avvio del tuo sogno ed è anche più importante del denaro di cui disponi. L’elemento che sta alla base di questo rapporto è la fiducia reciproca. La fiducia non è qualcosa che si acquisisce velocemente, ci vuole tempo, un percorso lavorativo e tante prove da superare insieme. Vedi il mio precedente post sul tema della FIDUCIA. Accade soprattutto nelle fasi iniziali del rapporto di fraintendersi e non capirsi totalmente. Le aspettative possono essere simili, ma poi divergere. Durante questi anni ho incontrato diverse persone che sono state al mio fianco nel mio percorso professionale e ognuna di loro mi ha insegnato qualcosa. L’insegnamento è arrivato puntale quando sono nate delle difficoltà. Come in un rapporto di coppia, con i collaboratori si litiga, si discute, ci sono lotte di potere e tante paure. Il rapporto ovviamente è meno vincolante ma le dinamiche sono le stesse. Ognuno di loro mostrandomi i miei limiti caratteriali, imprenditoriali e organizzativi mi ha dato una grande opportunità di crescita. Quando c’è un contrasto ci sono solo due possibili strade che possiamo prendere. La prima e la più battuta è cadere nel giudizio, nella critica e nella lamentela. Tutto diventa molto personale. Noi ci sentiamo feriti e offesi, oppure sbagliati ed in colpa. La seconda strada molto meno frequentata è capire che insegnamento la Vita ci dà stando attraverso quel contrasto, quella situazione di difficoltà e quella persona. Se riusciamo ad accettare noi stessi e l’altro, senza volontà di cambiare né noi né l’altro saremo molto più lucidi, distaccati e senza cariche emotive. La Vita ci sta dando una lezione e noi abbiamo una vera opportunità di crescita. Da quell’accettazione molto probabilmente capiremo cosa migliorare in futuro. Potrà essere la comunicazione, l’organizzazione del lavoro, la definizione del compenso, l’attribuzione del ruolo professionale o altro. Forse non potremo recuperare il rapporto con il nostro collaboratore/amico ma noi sicuramente saremo cresciuti. Avendo capito la lezione saremo più pronti per i nostri prossimi passi, saremo più sicuri di cosa fare, saremo cresciuti come persone e come imprenditori. CADERE NON È UN FALLIMENTO. IL FALLIMENTO È RIMANERE LA’ DOVE SI E’ CADUTI – SOCRATE Il fallimento è un Maestro e avere l’umiltà di seguire i suoi insegnamenti è un atto di grande coraggio. Con affetto Valeria Precedente AUTORE: Valeria Leopardi Per molti anni ho lavorato nel settore della Finanza, Amministrazione e Controllo di Gestione in societa’ industriali e di servizio nel ruolo di Responsabile Amministrativo. Ho collaborato con Fondi d’investimento operanti nel settore delle energie rinnovabili, web marketing e agroindustriali. Da anni seguo percorsi di crescita personale e credo che integrare la propria crescita personale con la crescita imprenditoriale sia l’inizio del vero cammino verso il successo CONDIVIDI L’ARTICOLO SU :  

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SAPER DIRE NO

SAPER DIRE NO – Un ottimo modo per recuperare il tuo spazio – In questi giorni ho ricevuto diverse richieste, per attività lavorative sempre più urgenti. Di fatto nel mondo del lavoro ormai tutto è urgente, a qualsiasi livello ed in qualsiasi posto. Almeno in Italia. Ho lavori e corri o rallenti e sei fuori. Siamo così storditi dal corri corri quotidiano che di fatto non abbiamo un obbiettivo chiaro in testa e soprattutto non ci ascoltiamo. Vedi su questo il mio precedente post la FRETTA. Fare tutto di corsa, fare le cose tanto per farle e farle di fretta non dà mai buoni risultati. Anzi al contrario spesso i risultati delle nostre azioni sono superficiali, sbrigative, poco accurate. Noi siamo  in generale distratti, la nostra attenzione non è focalizzata e per raggiungere tutti i risultati attesi continuiamo a sforzarci. Lo sforzo è una costante ed il risultato è che il viaggio della nostra Vita è perso e noi con lui. Questa mattina in particolare di fronte alla richiesta di preparare un bando di Finanza agevolata in tempi record mi sono ascoltata e ho detto NO. La tentazione e’ sempre la stessa: il guadagno, il denaro e…tutte le paure connesse al tema del denaro. Per riuscire a dire NO, bisogna essere coraggiosi perché ci attende la paura. Anzi le molte paure che prendono mille sfaccettature e mille colori. Le paure sono come un varco e credo che questo processo sia inevitabile. Almeno all’inizio quando non si ha ancora sicurezza di sé. Ogni volta che dico un NO agli altri in realtà sto dicendo un SI a me stessa e sento dentro di me che divento più forte, più solida e più ferma. Sono più autentica, mi rispetto. Mi amo in senso più profondo. Dopo che abbiamo detto NO oltre a sentirci più solidi si crea dello SPAZIO. Uno spazio che altrimenti non ci sarebbe stato, uno spazio libero per noi. In quello spazio noi dimostriamo l’amore per noi stessi e possiamo finalmente scegliere di fare ciò che vogliamo e non ciò che dobbiamo perché qualcuno ce lo richiede. Questo percorso è graduale, e come ogni percorso di crescita, si procede a piccoli passi. Si inizia dalle piccole scelte quotidiane ad esempio spegnere le notifiche o non rispondere più alle chat in determinati orari,  fare una passeggiata, regalarsi qualcosa. La nostra vita e’ un insieme continuo di piccole scelte che ci portano dove siamo ora. Sono queste piccole scelte e i nostri piccoli passi che tracciano un percorso. Ecco questo percorso e’ il nostro percorso di Vita e finalmente, quando coraggiosamente diciamo il nostro NO, iniziamo a  sceglierlo noi. Con affetto. Valeria Precedente AUTORE: Valeria Leopardi Per molti anni ho lavorato nel settore della Finanza, Amministrazione e Controllo di Gestione in societa’ industriali e di servizio nel ruolo di Responsabile Amministrativo. Ho collaborato con Fondi d’investimento operanti nel settore delle energie rinnovabili, web marketing e agroindustriali. Da anni seguo percorsi di crescita personale e credo che integrare la propria crescita personale con la crescita imprenditoriale sia l’inizio del vero cammino verso il successo CONDIVIDI L’ARTICOLO SU :  

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LA FRETTA

LA FRETTA – Il mio peggior nemico – “ IL SUCCESSO NON E’ QUALCOSA CHE PUOI OTTENERE DALLA VITA, IL SUCCESSO E’ UN PERCORSO INTERIORE” Wayne Dyer. Ho riletto questa frase tante, tantissime volte e non ho mai capito esattamente cosa significasse ne’ tantomeno cosa implicasse. Solo adesso inizio a coglierne la profondita’. Per iniziare a capire cosa significhi avere successo bisogna anzitutto imparare a fare silenzio. Perche’ tanti e tanti testi sacri parlano del silenzio come una risorsa fondamentale per l’uomo? “Il silenzio e’ la voce di Dio”, e’ citato piu’ volte. “Il silenzio e’ d’oro”, dice un proverbio. Raggiungere il silenzio e’ un traguardo difficile, molto difficile e bisogna essere focalizzati e determinati a volerlo raggiungere. Tutto intorno a noi e’ frastuono e distrazione continua.  Le chat, le email, le notifiche continue… un allarme dietro l’altro. E’ un pozzo senza fine di cose da fare, che più lo svuoti e più si riempie. Questo senso di urgenza continua, che genera un’ansia ed una fretta enorme in realtà e’ un artefatto. E’ una costruzione in cui siamo immersi e in cui ci dimeniamo come pesci che sbattono sul bagnasciuga.  E’ un artificio mentale, che, come un virus contagioso, si attacca da una persona all’altra. L’ansia nei nostri tempi ha raggiunto proporzioni epidemiche. Pochi giorni fa ero in un negozio ed una signora che non poteva uscire dal parcheggio a causa della mia macchina mi urla veramente infastidita: “Signora si sbrighi la sto aspettando da due minuti!” Come se due minuti fossero tanto, tantissimo tempo. Un tempo lunghissimo da non sprecare… Devo fare la spesa! Devo portare la macchina dal meccanico! Sbrigati! Ho una scadenza importante! Questi sono tutti fatti innegabili, ma nella mia vita di tutti i giorni sono imbevuti di un’ansia e di un’urgenza che generano uno stress mostruoso. Cosa accade se esco 10 minuti dopo a fare la spesa o se porto la macchina dal meccanico 1 ora dopo, o addirittura il giorno dopo? Cosa accadrebbe se invece di andare a passo svelto, rallentassi e mi godessi il paesaggio intorno? Forse niente, ma quando ho quel senso di fretta e di ansia dentro di me, diventa di fondamentale importanza correre per riuscire a fare tutto. Come se una forza mi spingesse dall’interno e come se non riuscissi piu’ a fermarmi. Un treno ad alta velocita’ che non sa piu’ bene dove sta andando, basta continuare a correre… In realta’ dietro la fretta e dietro l’ansia si nasconde tanta paura. Paura del fallimento, paura di perdere, paura di non farcela, paura in fondo di morire… Ed anche il silenzio fa paura. Perché nel silenzio, soli con noi stessi potremmo forse avere un barlume di verità, quello che in oriente si chiama ‘satori’ e capire che in fondo non c’è niente di così importante, grave o urgente. Che in fondo neanche noi siamo così importanti, che tutti gli obiettivi che ci diamo sono come una goccia di fronte ad un oceano che si muove secondo le sue correnti e allora potremmo finalmente abbassare la guardia e magari arrenderci e capire veramente che l’unica cosa da ‘fare’ e’ lasciarsi andare e seguire la marea… Potremmo friuscire a rilassarci e allora e solo allora, liberi dalla paura, potremo avere successo, perché saremo fermi nel rispettare noi stessi, le nostre necessità e i ns bisogni profondi. Saremo in grado di ascoltarci e forse di amarci e capiremo una volta per tutte che da soli non possiamo fare nulla e solo stando in armonia con gli altri e con il nostro mondo interiore potremo avere successo. E’ vero il successo e’ un fatto interiore e per arrivarci bisogna iniziare dall’amare noi stessi. Con affetto Valeria Precedente AUTORE: Valeria Leopardi Per molti anni ho lavorato nel settore della Finanza, Amministrazione e Controllo di Gestione in societa’ industriali e di servizio nel ruolo di Responsabile Amministrativo. Ho collaborato con Fondi d’investimento operanti nel settore delle energie rinnovabili, web marketing e agroindustriali. Da anni seguo percorsi di crescita personale e credo che integrare la propria crescita personale con la crescita imprenditoriale sia l’inizio del vero cammino verso il successo CONDIVIDI L’ARTICOLO SU :  

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LA VINBRULEISTA

LA VINBRULEISTA – La mia storia con Adonella – La scorsa domenica ad Artena i vicoli si sono riempiti di persone, famigliole con bambini, gruppi di amici, persone anziane tutti in giro su e giù per il Borgo. E tra uno scalino e l’altro spesso si fermavano davanti la nostro Bar per bere del buon vin brulè caldo. L’angolo del vin brulè è stato affollatissimo ed è bastata una piccola insegna luminosa con scritto ‘BAR’ per creare una Magia. L’angolino dove c’era il nostro banchetto per qualche ora e’ diventato il Bar centrale del Paese. Tra padelle e mestoli ed il via vai del Mercatino ammetto che iniziavo ad essere stanca. Il flusso di persone non accennava a diminuire ed improvvisamente è arrivata la mia amica Adonella. Sono stata felicissima di vederla e dopo un abbraccio ed un saluto ho ricominciato a versare il vin brulè. Lei mi ha subito chiesto vedendomi in difficoltà: “Vale vuoi una mano?” ed io in tutta risposta nonostante la stanchezza: “No No non preoccuparti!” Adonella mi è rimasta vicino ed io ho lentamente cominciato a rilassarmi fino a che ho capito che dovevo mollare la presa e farle spazio. Allora le ho ceduto il mestolino (il mio scettro) con il banchetto (il mio trono). Ah la sindrome del controllo! In momenti di tensione e di sovraccarico tendo a volere fare tutto da sola, mi irrigidisco e voglio che tutto sia perfetto (vedi il mio precedente post l’ANSIA ) Neanche me ne rendo conto, ma la tensione diventa anche fisica e il collo con il viso sono le parti più tese. Ieri, nel pieno del marasma,  con tantissime persone e l’ansia  altissima ad un certo punto ho mollato. I miei amici Sacha e Tiziana mi dicono spesso ‘ Vale delega, delega’ io non capisco perché. Mi sembra di farlo ma in realtà anche in questo caso la questione è del tutto interiore. E’ una questione di fiducia negli altri e soprattutto nella Vita. Ieri mi sono lasciata andare al flusso, mi sono fidata di Adonella e non ho più cercato il risultato. È stato veramente liberatorio! Adonella si è divertita parecchio ed ha avviato una stupenda carriera da vinbruleista, il vin brulè è finito rapidamente, tutti erano contenti ed io ho trovato una nuova amica. Forse anche merito della Magia del Natale! Con affetto Valeria Precedente AUTORE: Valeria Leopardi Per molti anni ho lavorato nel settore della Finanza, Amministrazione e Controllo di Gestione in societa’ industriali e di servizio nel ruolo di Responsabile Amministrativo. Ho collaborato con Fondi d’investimento operanti nel settore delle energie rinnovabili, web marketing e agroindustriali. Da anni seguo percorsi di crescita personale e credo che integrare la propria crescita personale con la crescita imprenditoriale sia l’inizio del vero cammino verso il successo CONDIVIDI L’ARTICOLO SU :  

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IL MERCATO

IL MERCATO – Perche’ lo amo – Da piccola spesso giocavo a fare il mercatino. Con i miei amici vendevo verdura fresca fatta di erbe raccolte nel prato e frutta che era fatta di semi colorati raccolti dalle piante. Offrire i propri prodotti, mostrarli al meglio, enfatizzarne le proprietà e farli degustare da’ una soddisfazione incredibile. L’ apprezzamento che poi arriva dopo un lungo e duro lavoro che ha portato alla luce cio’ che realizziamo crea una gioia interiore che non ha prezzo. Tutto questo processo ha molto più a che fare del solo scambio di denaro, crea relazioni autentiche tra l’artigiano ed il cliente. Ci si conosce, si conoscono i propri gusti e le proprie preferenze e si diventa in qualche modo intimi. Durante il mercato di Artena lo scorso Settembre e’ stato meraviglioso vedere Maria fare l’uncinetto seduta in Piazza, totalmente rilassata e a suo agio come se fosse stata vicino al camino di casa sua e nel frattempo vedere le persone avvicinarsi a lei e osservarla. Maria non aveva bisogno di vendere il suo prodotto perché in quel momento creativo e di pace lei realizzava anche se stessa e non doveva convincerne nessuno. Il mercato avvicina anche gli stessi artigiani che non si fanno concorrenza ma si capiscono e si sostengono, conoscendo ognuno le difficoltà dell’altro, senza neanche parlarsi. Al mercato gli espositori sono tutti amici, anche solo per un giorno, perché si crea quella strana alchimia di chi condivide le stesse sorti e la stessa fortuna. Non c’è competizione, non c’è il migliore, nessuno vuole vincere su qualcun altro, non c’è invidia. Anzi, c’è un sano rispetto nel vedere i lavori dell’altro, sapendo la strada che l’altro ha percorso per arrivare ad esporli al mercato. Ecco per me il mercato è tutto questo, una dimensione umana che ormai sopravvive con grande difficoltà e che va difesa, sostenuta e sviluppata. Dietro al mercato ci sono persone, con storie uniche, che stanno resistendo, con molta fatica, ad un globalismo anonimo e freddo, che ci isola e in cui tutto e’ funzione del denaro e aridisce anche noi clienti. Il mercato e’ la poesia di un tempo, di un’umanità che si sta spegnendo e che ancora produce qualche rima. Sosteniamolo insieme. Con affetto Valeria Precedente AUTORE: Valeria Leopardi Per molti anni ho lavorato nel settore della Finanza, Amministrazione e Controllo di Gestione in societa’ industriali e di servizio nel ruolo di Responsabile Amministrativo. Ho collaborato con Fondi d’investimento operanti nel settore delle energie rinnovabili, web marketing e agroindustriali. Da anni seguo percorsi di crescita personale e credo che integrare la propria crescita personale con la crescita imprenditoriale sia l’inizio del vero cammino verso il successo CONDIVIDI L’ARTICOLO SU :  

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L’ANSIA

L’ANSIA – Il mio viaggio tra lavoro e autenticita’ – Ammetto che da sempre nel lavoro soffro di ansia. L’ansia mi fa fare le cose velocemente e di fretta, e osservandomi, spesso quando lavoro sono preoccupata… Soprattutto in periodi come questi in cui ho un sovraccarico di lavoro perche’ stiamo organizzando il mercatino di Natale ad Artena, sviluppando al meglio il nostro marketplace, migliorando la promozione dei tuoi annunci, l’ansia torna a trovarmi… Ho cercato di capire a cosa fosse collegata questa ansia e dopo averci riflettuto un bel po’ ho capito che l’ansia ha due filoni principali: la PRESTAZIONE e il RISULTATO. L’ansia da prestazione mi spinge ad apparire all’esterno come una professionista, una persona competente ed equilibrata. Questa immagine di me arriva da lontano, dalla storia della mia vita professionale ma anche familiare e dentro di me sento una spinta a rimanere conforme ai miei metri di giudizio interiore. Sono stata educata a fare sempre del mio meglio, eppure il mio meglio non era mai abbastanza. Percepisco la tensione interna a volere far sempre bene, ad essere performante ad apparire professionalmente valida, al perfezionismo. L’ansia da risultato mi proietta invece sempre verso l’obiettivo, al domani e fantasticando su scenari futuri mi fa dimenticare il gusto del lavoro nel momento presente. In fondo queste ansie provengono dal profondo bisogno di riconoscimento, di essere apprezzati e ammirati per ciò che facciamo. Ognuno di noi prima o poi le sperimenta e si confronta con il proprio giudizio interiore e l’immagine di sé che vuole dare al mondo. Sono due compagne di viaggio con cui convivo da molti anni. Ho imparato a riconoscerle anche nelle tensioni del mio corpo, nel mio tono di voce, nelle mie espressioni facciali. Quando le provo tendo a chiudermi in me stessa e a isolarmi. Chiedere un supporto in quei momenti diventa veramente difficile. E’ per questo che oggi decido di condividere con te ciò che provo, perché anche io sono in cammino e questa Community che sta crescendo può essere autentica e umana in primis se lo sono io. Ti mando un abbraccio grande Valeria Precedente AUTORE: Valeria Leopardi Per molti anni ho lavorato nel settore della Finanza, Amministrazione e Controllo di Gestione in societa’ industriali e di servizio nel ruolo di Responsabile Amministrativo. Ho collaborato con Fondi d’investimento operanti nel settore delle energie rinnovabili, web marketing e agroindustriali. Da anni seguo percorsi di crescita personale e credo che integrare la propria crescita personale con la crescita imprenditoriale sia l’inizio del vero cammino verso il successo CONDIVIDI L’ARTICOLO SU :  

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