Crescita personale

I MIEI 4 SGABELLI VERDI

I MIEI 4 SGABELLI VERDI <h2>- Una soluzione inaspettata -</h2> <iframe src=’https://widget.spreaker.com/player?episode_id=72633755&theme=dark&chapters-image=true’ width=’100%’ height=’200px’ title=’I MIEI 4 SGABELLI VERDI’ frameborder=’0′></iframe> In questo periodo vivo a Cipro. Sono tornata qui a fine aprile e ho ripreso possesso della mia casa, trovandola in uno stato disastroso. L’avevo affittata e l’ultimo inquilino me l’aveva ridotta piuttosto male, lasciandola incredibilmente sporca. È ormai un mese e mezzo che faccio pulizie, imbianco, sgrasso e levo ruggine. Sto svuotando tutto, esattamente come ho raccontato nel mio post “E se stessi sbagliando?”: ho deciso di fare il Vuoto anche tra le mura di casa. Per ora ho comprato solo un divano, che ho montato insieme alla mia amica Martina, ma mi mancavano ancora gli sgabelli per la cucina. In cucina ho un tavolo rialzato che non si adatta alle normali sedie, così ho iniziato a cercare gli sgabelli adatti. Sono andata in giro in diversi negozi, prima qui a Limassol e poi fino all’Ikea di Nicosia, ma senza successo. Soprattutto, i prezzi erano esorbitanti: il modello più economico costava ben 99 euro. Qui a Cipro i mobili hanno costi molto più alti rispetto all’Italia. Un giorno mentre facevamo jogging, la mia amica Katarina, che lavora in uno studio di architetti,  mi ha consigliato: «Senti Valeria, ma perché non guardi su questo sito? Si chiama Home Paketo, vendono dei mobili on-line che importano dalla Grecia». La mia reazione immediata è stata un “no” secco. «Io non compro mai online, figuriamoci i mobili! Le cose ho bisogno di vederle dal vivo per capirne la qualità» In passato, quando ero convinta di qualcosa, avrei rifiutato il consiglio senza pensarci due volte. Questa volta, però, ho intercettato la mia stessa resistenza; me ne sono resa conto. Così, qualche ora dopo, rimasta sola a casa, ho deciso di superare il blocco, ascoltare la mia amica e visitare il sito. E proprio quel giorno, sulla prima pagina del sito in bella vista, c’erano quattro sgabelli in offerta. Erano esattamente del modello che piaceva a me, a un prezzo incredibilmente conveniente. Erano gli ultimi quattro pezzi disponibili: il numero esatto di cui avevo bisogno. Dopo aver esitato un po’, continuando a fissare lo schermo, ho capito che quella non era una semplice coincidenza, ma un’opportunità che la Vita mi stava presentando. Senza pensarci troppo, ho inserito i dati della mia carta VISA e ho completato l’ordine. Un secondo dopo aver pagato, però, la paura è risalita a galla nella mia mente. Ho iniziato a dubitare: «Ma sarà stato vero che erano gli ultimi? o era un trucco del sito?». Sono rientrata nella pagina e, in effetti, dopo il mio acquisto è comparsa la scritta out of stock. Erano finiti. Subito dopo l’acquisto mi sono sentita leggera, felice e soddisfatta di aver colto quell’occasione. Sono uscita a fare una passeggiata e, all’improvviso, mi è balenata in testa una parola letta nella descrizione del prodotto: in greco c’era scritto KYPRISSA. «Mio Dio, ma che colore è Kyprissa? A me sullo schermo sembravano neri… ma Kyprissa mi suona di cipresso! Vuoi vedere che ho comprato quattro sgabelli verdi? Non c’entrano nulla con il colore dei miei mobili!». Sono tornata a casa trafelata, mi sono seduta davanti al PC e ho controllato: gli sgabelli erano effettivamente color Kyprissa, ovvero verde cipresso. Mi sono gelata. Sono stata assalita dai sensi di colpa per l’errore commesso e per la leggerezza con cui avevo ordinato. Il mio primo istinto è stato cercare il modo di cancellare l’ordine. Eppure, dentro di me, una voce profonda mi diceva che la scelta era quella giusta, che la Vita mi aveva fatto un dono e che dovevo solo fidarmi e lasciar andare. E così ho fatto. Ho mollato la presa e non ci ho pensato più. Oggi, dopo tre settimane di attesa, gli sgabelli sono finalmente arrivati. Lo scatolone che li conteneva era mezzo rotto. Ho chiesto preoccupata al trasportatore se il contenuto fosse danneggiato, ma lui mi ha rassicurato dicendo di aver già controllato e che era tutto a posto. Ho firmato la bolla di consegna e, non appena il corriere se n’è andato, ho iniziato a montarli.   Gli sgabelli sono semplicemente perfetti. Sono bellissimi, fatti di un tessuto meraviglioso, di un verde intenso e splendente. La cosa incredibile è che si abbinano alla perfezione con alcuni cuscini che, nel frattempo, avevo ritrovato nel mio sottotetto – e che non ricordavo nemmeno di avere – e con altri piccoli soprammobili che ho in sala. Se avessi dovuto scegliere razionalmente il colore di quegli sgabelli, non avrei mai osato comprare un verde così particolare; non ne avrei mai avuto il coraggio. Invece mi sono lasciata andare, ho mollato la presa e, come noto sempre più spesso nel mio cammino, quando smetti di fare resistenza, il risultato migliore te lo porta la Vita. Questi quattro sgabelli verdi della mia cucina stanno diventando un simbolo per me. Li guardo e li riguardo e quando la paura mi assale, o i dubbi ritornano mi ricordo di quanto sia importante affidarsi e lasciare andare. Simboleggiano la Fede, iniziare ad avere un briciolo di Fede e capire che è la Vita ad occuparsi di noi se solo glielo permettiamo, se solo abbiamo il coraggio di mollare le redini del nostro controllo. Fa paura lo so, ma bisogna sperimentarlo nella propria Vita per capire che è incredibilmente vero. Con coraggio VALERIA  <h3> 2 Comments</h3><ul><li id=”comment-105″><article><img alt=” src=’https://secure.gravatar.com/avatar/c4f5bb8b5cdd878300b4bb2666687ced5f7536b7742ba69128a6acef41cf29aa?s=60&d=mm&r=g’ srcset=’https://secure.gravatar.com/avatar/c4f5bb8b5cdd878300b4bb2666687ced5f7536b7742ba69128a6acef41cf29aa?s=120&d=mm&r=g 2x’ class=’avatar avatar-60 photo’ height=’60’ width=’60’ decoding=’async’/>Stefano Priori24/06/2026 at 5:32 AM | <a href=”https://www.vuelle.it/wp-admin/comment.php?action=editcomment&c=105″>Edit</a><p>Ciao, dopo le prime paure sugli acquisti online, ho “affinato” la mia Capacità di Analisi dei prodotti in vendita.<br /> Sono ormai più di 20’anni che mi Godo il Piacere di comprare oggetti Utili ma, a prezzi Bassissimi. Ho più volte provato la Gioia di un Acquisto vantaggioso e corrispondente al mio Gusto e Bisogno. Anche in queste occasioni ci si può sentire Contenti di noi, sapersi dire: “Sono stato Bravo/a”, senza aspettare che ce lo dicano altri. Complimenti. Rispondi Giuliana Rinaldo22/06/2026 at 10:58 AM | EditÈ proprio

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E ORA CHE FACCIO?

E ORA CHE FACCIO? <h2>- La mia Domenica a Cipro -</h2> <strong style=”font-size: 16px;”>Nella Ruota del Criceto tutto e’ pericoloso.</strong> Il pericolo si nasconde in ogni angolo, ad ogni svolta. Lo puoi percepire nella paura di essere traditi, nella paura di perdere il lavoro e di non arrivare a fine mese, nella paura del futuro,  la paura di ammalarsi, la paura di rimanere soli, la paura di non valere niente, la paura di non farcela ecc.. ecc… La sensazione dominante quando siamo nella Ruota è di essere in pericolo e se ci fai caso tutta l’informazione è costruita perché tu ti senta così. Dalla pandemia alla guerra, dalla crisi economica al caldo torrido non c’e’ mai un attimo di tregua. Forse questa sensazione non ti e’ immediatamente riconoscibile, forse non ne sei cosciente ma se osservi per un po’ i tuoi pensieri, le tue emozioni e le tue reazioni inizierai a percepire che è così. Sentirsi in pericolo fa si’ che sia tutto grave, tutto urgente, tutto difficile e pesante. Ti senti solo, in uno stato di lotta continua, uno stato dettato dalla necessità di sopravvivere. E poiché siamo tutti in questo stato, non si fa altro che litigare come topi in una gabbia… L’altro giorno mentre chiacchieravo con Massimo di Radio Ciao21, una persona dal cuore grande che ha fatto dell’amore infinito per sua figlia che ha 21 cromosomi, lo scopo della sua Vita, mi ha detto: “Valeria anche io vorrei uscire dalla ruota del criceto, mollare tutto a andarmene” Uscire dalla Ruota non significa fuggire e vivere da eremiti, SIGNIFICA INIZIARE A COLTIVARE LA FEDE, in se stessi e nella Vita. Significa iniziare a rilassarsi e ha mollare la presa. “L’antidoto alla paura non è il coraggio, ma la Fede” – Dr. Wayne Dyer. Ti racconto cosa mi e’ successo oggi. Questa mattina i miei amici Massimo e Martina mi hanno invitato al mare con loro. Come sai sono a Cipro, fa caldo e sapevo che sarebbe stato divertente trascorre la giornata con loro, ma dentro di me qualcosa diceva di no, che non era il caso, che avevo bisogno di stare con me stessa. E così ho preferito non andare. Come sempre rimanere sola e affrontare il vuoto mi spaventa “E ora che faccio? La giornata e’ lunga…” pensavo e io non sapevo veramente cosa fare. Sono andata al mare per un po’ e poi la domanda è riapparsa: “E ora che faccio?” Posso andare li’… posso fare questo…” e la mia mente iniziava a programmare e a visualizzare luoghi e cose da fare. Mi sono accorta di essere caduta nell’ANSIA DEL FARE QUALCOSA e invece di seguire i miei pensieri ho mollato la presa. Ho acceso l’auto, messo su la mia playlist e iniziato a guidare senza una direzione. Come ti ho raccontato nel post IL VUOTO, molte delle mie domeniche erano così: io, da sola, a gironzolare per Roma. Un modo per scoprire posti nuovi e conquistare uno spazio immenso di libertà personale. Mi godevo la musica, il vento ed il sole sul mio braccio. Ad un certo punto, dietro una svolta ho visto un cafeneio – un baretto cipriota – sotto un enorme e imponente albero. Nel parcheggio era rimasto solo un ultimo posticino, perfetto per la mia auto, quella comprata da Pollo. Ho sentito che era il posto giusto per me. Ho parcheggiato e mi sono presa un caffè. Sul tavolo c’era un giornale greco e con immenso piacere ho iniziato a decodificare qualcosa di quello che c’era scritto. Era tutto perfetto! I ciprioti giocavano a carte, io imparavo il greco, faceva fresco ed ero totalmente a mio agio. Ho anche scambiato qualche parola e mi sono sentita accolta. Questo per me è un esempio di Fede. Mollare la presa, gettarsi nell’ignoto e nell’incertezza e vedere cosa accade! E sempre ma sempre di piu’ so che la VITA e’ pronta a sostenerti. Smettere di programmare tutto, di voler controllare tutto e lasciarsi andare. Coltivare questa fiducia in sé stessi e nella Vita è fondamentale, altrimenti si vivra’ sempre nella Paura, e così non si può far altro che correre e continurare a rimanere a girare nella Ruota, ahimè forse per tutta la Vita. Un abbraccio Valeria PS: Ho deciso di parlarti più di me e di ciò che mi accade, per mostrarti l’importanza delle proprie scelte, il valore delle cose semplici e di cosa significhi per me ascoltarsi e volersi bene.  Un altro abbraccio Valeria PPS: Prova a scrivermi nel nuovo form qui sotto! Mi sono impegnata parecchio per inserirlo, Cosi’ vediamo come funziona! Un altro abbraccio abbraccio Valeria

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E SE STESSI SBAGLIANDO?

E SE STESSI SBAGLIANDO? – Ritrovare la propria bussola interiore – In questi giorni a Cipro sono impegnata a ricostruire il mio lavoro, riprendere i contatti professionali, farmi un po’ di pubblicità, sistemare e rinnovare casa e anche riparare la macchina che ho comparato da Pollo (vedi il mio post su FB ). Le mie giornate sono piene. Sono felice, eppure dentro di me c’è sempre una sottile corrente sotterranea di paura. Ieri sono stata dal dottore e visitandomi ha trovato i muscoli del mio collo molto tesi, segno di tensione. Nonostante abbia scelto di vivere nell’incertezza ancora dentro di me c’è questo sottofondo di ansia e preoccupazione. Viviamo immersi nella paura, anche se forse non ce ne rendiamo veramente conto. Sentire questo senso di urgenza, voler controllare tutto e tutti, non fidarsi di nessuno, non voler mai stare da soli, preoccuparsi costantemente del futuro sono solo alcuni esempi di come si manifesta. La paura e’ così profonda e assume così tante facce che scovarla a fondo dentro di noi non e’ affatto semplice. Ho deciso di mettermi in gioco completamente e per farlo mi sono immersa nel Vuoto, che sta diventando anche un vuoto di oggetti. Davanti la mia casa qui a Cipro ho creato un piccolo “bazaraki” un mercatino dell’usato dove quotidianamente appoggio le cose che non mi occorrono piu’, ricordi di un passato che non tornerà e ogni giorno i miei oggetti magicamente ‘spariscono’… Li lascio andare a qualcuno che ne fara’ un buon uso. Questo ‘staccarsi’ dal passato e dai ricordi è doloroso ma fa parte di quel fardello che prima o poi dovremo lasciare andare e, se avremo il coraggio di fare questo passo ora, diventeremo subito più leggeri. Della mia scelta verso la Leggerezza ho parlato nel precedente post LASCIARE ANDARE LA ZAVORRA La mia amica Anna Maria lo sa bene, ne parla nei suoi seminari e per me ormai fa parte di una scelta di Vita Alla fine del cunicolo che si attraversa per superare la paura  si trova SEMPRE la Liberta’. «Quando un uomo comincia a imparare, non sa mai con chiarezza quali sono i suoi obiettivi. ….Ogni passo dell’imparare è un compito nuovo, e la paura che l’uomo prova comincia a salire implacabilmente, inflessibilmente. Il suo scopo diventa un campo di battaglia. E così si è imbattuto nel primo dei suoi nemici naturali: LA PAURA! Un nemico terribile, traditore, e difficile da superare. Si tiene nascosto a ogni svolta della strada, in agguato, aspettando. E se l’uomo, atterrito dalla sua presenza, fugge, il nemico avrà messo fine alla sua ricerca.» GLI INSEGNAMENTI DI DON JUAN – C. Castaneda Eppure qualcosa in me ancora non torna. Questa sottile percezione di paura, che diventa preoccupazione o ansia ancora viene a trovarmi. Mi sono immersa nel Vuoto (su questo vedi il mio precedente post IL VUOTO) e ho capito che ancora in me c’è ancora la Paura di sbagliare, di essere ripresa, di fallire ed essere derisa, di non essere capita e non essere vista. E’ una paura che ha la mia stessa età, perché mi accompagna da quando sono nata e trova origine nel rapporto con i miei genitori. Pensare di sbagliare nella mia famiglia era impensabile e dietro quella maschera sorridente di perbenismo c’era una enorme paura di mostrare la propria fragilita’. Io la maschera l’ho tolta, ma ancora dentro di me lo schema del giudizio verso se stessi è persistente. Non si può fallire e la spinta al perfezionismo è potente. Recentemente ho fatto un errore con cliente, ho detto sì a lui ed un no a me stessa e ora ne pago le conseguenze. “SPERO CHE TU ORMAI ABBIA COMPRESO CHE PER RECLAMARE IL TUO POTER, METTERE TE STESSO AL PRIMO POSTO DEVE DIVENTARE LA TUA NUOVA CONDIZIONE NON NEGOZIABILE” –  Mastin Kipp Mettere me stessa al prima posto vuol dire darmi il permesso di sbagliare, di essere insicura, di essere fragile. Perdonarmi, ammorbidirmi e rilassarmi. Significa dire con coraggio i miei NO all’altro e i miei si a me stessa (su questo vedi il precedente post SAPER DIRE NO), anche se l’altro non mi capisce, anche se si sente tradito o offeso. Conquistare i miei spazi e regalarmi ciò che fa bene all’Anima mia. Volersi bene realmente e capire che non c’è nessuno che ci giudica, se non noi stessi. Imparando a perdonarci, potremo trovare la fiducia in noi stessi e la nostra bussola interiore ricomincerà a funzionare. È un percorso lungo, che nessuno ci insegna. Ci vogliono tempo, pazienza, coraggio e un’immensa fiducia nella Vita per affrontarlo. È il viaggio più difficile, ed è quello che auguro di cuore anche a te. VALERIA LEOPARDI LASCIA UN COMMENTO Annulla risposta Connesso come VALERIA. Modifica il tuo profilo. Uscire? I campi obbligatori sono contrassegnati * Message* Avvertimi via email alla pubblicazione di un nuovo articolo. Δ Precedente AUTORE: Valeria Leopardi Per molti anni ho lavorato nel settore della Finanza, Amministrazione e Controllo di Gestione in societa’ industriali e di servizio nel ruolo di Responsabile Amministrativo. Ho collaborato con Fondi d’investimento operanti nel settore delle energie rinnovabili, web marketing e agroindustriali. Da anni seguo percorsi di crescita personale e credo che integrare la propria crescita personale con la crescita imprenditoriale sia l’inizio del vero cammino verso il successo CONDIVIDI L’ARTICOLO SU :  

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LASCIA ANDARE LA ZAVORRA

SVUOTA IL TUO ZAINO – e diventa leggero- “Quando lascio andare quello che sono, divento quello che potrei essere. Quando lascio andare quello che ho, ricevo quello di cui ho bisogno.” (Tao Te Ching) Ieri pomeriggio sono stata al laghetto dell’Eur con la mia amica Anna Cuva. Lei è una persona meravigliosa che ha fatto il salto ed è uscita dalla Ruota del Criceto. Anche lei come me sta attraversando il VUOTO (vedi precedente post il  VUOTO) e sta conquistando la Libertà Interiore che nasce dal lasciare andare. Abbiamo camminato parecchio e alla fine senza aver programmato nulla, siamo salite su un pattino a forma di Maggiolone Volkswagen e ci siamo messe a pedalare. E il laghetto dell’Eur è divenuto Central Park e io e lei siamo diventate Thelma & Louise. Lasciare andare richiede molto coraggio, ma quando si inizia a farlo non si smette più. Si diventa incredibilmente leggeri. È come se, avessimo camminato con degli zaini pesanti pieni di cose da una vita e finalmente iniziassimo a svuotarli. Si  ha bisogno di meno cose, non si vuole sempre aver ragione, non si vuole vincere, non si vuole essere migliori degli altri per avere valore. Lasciare andare significa capire profondamente che non si può avere il controllo sui risultati, ma che è la Vita che decide per noi. Che non siamo soli. Che non siamo isolati e che viviamo in un universo intelligente che risponde ai nostri stimoli. Si diventa sempre più audaci, si fanno azioni, mosse e tentativi e si molla la presa sul risultato. Facciamo del nostro meglio e poi ci leviamo di mezzo. Ci affidiamo e aspettiamo gli esiti delle nostre azioni. E così facendo ci liberiamo, ci solleviamo, alleggeriamo la testa e il Cuore. Gli antichi egizi veneravano Anubi, il Dio dalla testa di sciacallo che pesa il Cuore di chi e’ appena deceduto. Nella sua bilancia compare una PIUMA, la Piuma di Maat, simbolo di leggerezza, giustizia e ordine cosmico. Io spero tanto di incontrarlo nella mia Via di ritorno al Vuoto. Non avrò paura di incontrarlo perché so che avrò fatto il mio meglio. Spero che pesando il mio Cuore lo trovi leggero, così leggero da pesare meno della piuma. Per farlo voglio lasciare andare sempre di più: le pretese, le attese di risultato, la volontà di vincere, la voglia di emergere, il mio perfezionismo e la voglia di avere sempre ragione… Il controllo sugli altri, il giudizio, la critica e la lamentela. Questo lasciare andare è infinitamente migliore di qualsiasi successo possano propormi in termini di denaro, carriera, fama o altro. Spalanca le porte alla gioia interiore che non ha prezzo e che nessuno e niente ti possono dare. VALERIA LEOPARDI LASCIA UN COMMENTO Annulla risposta Connesso come VALERIA. Modifica il tuo profilo. Uscire? I campi obbligatori sono contrassegnati * Message* Avvertimi via email alla pubblicazione di un nuovo articolo. Δ Precedente AUTORE: Valeria Leopardi Per molti anni ho lavorato nel settore della Finanza, Amministrazione e Controllo di Gestione in societa’ industriali e di servizio nel ruolo di Responsabile Amministrativo. Ho collaborato con Fondi d’investimento operanti nel settore delle energie rinnovabili, web marketing e agroindustriali. Da anni seguo percorsi di crescita personale e credo che integrare la propria crescita personale con la crescita imprenditoriale sia l’inizio del vero cammino verso il successo CONDIVIDI L’ARTICOLO SU :  

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IL VUOTO

IL VUOTO – E la fiducia nella Vita – Ho scritto molto sul tema del valore di se’. L’ho fatto in un momento della mia Vita in cui per scendere dalla Ruota del Criceto ho dovuto lasciare la presa su ciò che mi dava valore (vedi articolo IL VALORE). Il lavoro, la professione, il denaro e la sicurezza economica. Scendere dalla Ruota del criceto è come fare un salto nel vuoto e nell’ignoto che fa tremendamente paura.  Significa perdere ogni certezza, o quasi, e sentirsi fragili, indifesi, impauriti e anche soli. Significa avere il coraggio di buttarsi nell’incertezza totale, senza sapere se ci sarà un sostegno. E’ come lanciarsi da un areo in volo per la prima volta con l’aggravante di non sapere se il paracadute ci sia e se si aprirà. La libertà ha un prezzo, non ci viene regalata ne’ insegnata. Anzi. Ci viene raccontato di doverci proteggere, di dover stare al sicuro e così ci aggrappiamo a qualsiasi cosa ci faccia sentire al riparo e protetti. Questo genera ancora più ansia perché nulla ci fa sentire sicuri abbastanza e a fatica teniamo in piedi la nostra vita per mantenere quell’equilibrio fragile che abbiamo costruito pur di evitare di mollare la presa e arrivare al terrificante incontro con il VUOTO. Quest’inverno, spesso di domenica, mi sono avventurata per Roma, senza una meta precisa e da sola. Passeggio e ogni volta scopro qualcosa di nuovo e di bello. Trascorro delle giornate meravigliose e ogni volta nuove. Una mia amica vedendomi così felice delle mie domeniche a zonzo per Roma mi ha detto: “Vale vorrei farlo anche io ad andare da sola come te, ma non ci riesco…” Io e il vuoto ormai siamo diventati amici. Non mi fa più paura e non lo sfuggo più. Anche di giorno nel mezzo del traffico di Roma, quando le persone corrono immerse nei loro pensieri e nel loro chiacchiericcio posso percepirlo. È un silenzio di fondo che pervade tutto, in primis l’anima mia. Un silenzio vivo, che sembra osservarti e nel quale siamo tutti immersi senza rendercene conto. Per riuscire a percepirlo devo essere in uno stato di ‘resa’, senza più oppormi a ciò che è, senza più giudicare o volere che sia diverso, senza voler più combattere o vincere. Ma poi che c’è da vincere? La percezione con cui ho vissuto tutta la Vita è di essere stata sempre sotto attacco. Sono stata costantemente preoccupata. Quando ero ragazza di non farcela nello studio, non superare un esame o di non essere troppo attraente, di venire rifiutata dai ragazzi, di non essere alta, carina o simpatica abbastanza. Quando poi mi sono laureata di non trovare lavoro, o di non guadagnare abbastanza per riuscire a mantenermi. Quando mi sono sposata di non riuscire ad avere un figlio e così… via dicendo, per tutta la vita ben sapendo che le preoccupazioni non finiscono mai. Ora, quando percepisco il vuoto invece non ho più paura, non sono preoccupata ne’ agitata. Tutto diventa meno importante, e le cose piccole assumono un enorme valore. Questa mattina ho incontrato un bambino, di un anno circa, che passeggiava mano nella mano con il suo papà, evidentemente stanco. All’improvviso si gira verso di me e con un gran sorriso mi mostra una margherita gialla che teneva in mano, come se fosse la cosa più importante e meravigliosa del mondo. Il suo tesoro di cui conosceva tutto il valore. L’ho guardato e ho capito. In quella piccola margherita c’era l’Anima sua, ma anche la mia e quella del suo papà. Come si può avere fiducia in se stessi, se non si ha fiducia della Vita? Se non crediamo di essere sostenuti nel momento in cui abbiamo bisogno? Se invece di lasciarci andare ci agitiamo e scalciamo cercando di controllare tutto, anche i comportamenti degli altri? Volendo sempre imporre la nostra volontà su tutto e tutti? Io ho deciso di mollare la presa e di lasciarmi andare. Mi sto affidando sempre di più alla Vita. Nell’incertezza totale in cui vivo, sto imparando a dare il meglio di me e so che SOLO QUESTO CONTA. Quando le cose non succedono come voglio io o nei tempi che voglio io, invece di innervosirmi, preoccuparmi o arrabbiarmi, mollo la presa e vedo che succede. Quando sono in difficoltà mi apro, mostro la mia debolezza e con autenticità chiedo aiuto a chi può sostenermi. Quando i soldi sul conto scarseggiano penso a cosa posso fare per servire al meglio i miei clienti, invece di fare i conti e pensare alle spese che arriveranno. Quando nasce un problema non mi irrigidisco più ma lascio andare. Il vuoto è diventato il mio rifugio. In pausa pranzo faccio delle meravigliose passeggiate da sola e guardo gli alberi, il sole, le nuvole e gli uccelli. Tutto sembra meno importante, meno grave, meno pericoloso. Qualcuno mi dice di sognare a occhi aperti, credo invece il contrario. Il vuoto è reale e dentro c’è una gran pace, ma siamo così pieni di pensieri, di preoccupazioni, di relazioni tossiche e di cose inutili che ci circondano e che ci soffocano, che non lo sentiamo più. VALERIA LEOPARDI LASCIA UN COMMENTO Annulla risposta Connesso come VALERIA. Modifica il tuo profilo. Uscire? I campi obbligatori sono contrassegnati * Message* Avvertimi via email alla pubblicazione di un nuovo articolo. Δ Precedente AUTORE: Valeria Leopardi Per molti anni ho lavorato nel settore della Finanza, Amministrazione e Controllo di Gestione in societa’ industriali e di servizio nel ruolo di Responsabile Amministrativo. Ero una professionista di successo, ma qualcosa in me non funzionava. Fino a quando non ho fatto il salto e sono uscita dalla RUOTA DEL CRICETO.  

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RISTABILIRE LA CONNESSIONE

RISTABILIRE LA CONNESSIONE – Con te stesso – “Se volevo sfruttare il potere dell’Anima mia, dovevo imparare come amare me stesso e sviluppare autostima” – MASTIN KIPP Osservo il cielo di Roma e ancora si vedono alcune stelle. Quando il tempo e’ freddo e soffia la tramontana sono più luminose e brillanti. Le guardo e mi sembra di percepire l’immensità dello spazio in cui sono sospese e l’infinito silenzio che le avvolge. E così la mia mente si placa e la mia Anima sorride. Mi sono spesso sentita sola, crescere in un sistema competitivo è dura. Si diventa rigidi con sé stessi, ci si giudica e si giudica gli altri, si diventa perfezionisti e non ci si ascolta più perché bisogna essere performanti, bisogna riuscire sempre a fare tutto e sempre più velocemente. Correre nella ruota del Criceto non fa che aumentare questo nostro distacco dall’ascolto di noi stessi. Siamo tutti travolti dall’urgenza, dalla frenesia, dalla preoccupazione e dall’ansia che il pericolo sia sempre ad ogni svolta, ad ogni passo ad ogni angolo. Viviamo in uno stato di tensione continua e tutto il sistema comunicativo, TV, Social, radio non fa che amplificare e ingigantire questa corrente sotterranea e costante di paura. Si scatta per un nonnulla e più aumenta la nostra paura e più abbiamo bisogno controllare…. tutto….e tutti…. Eppure scendere dalla Ruota e’ possibile… Da quando ho fatto il ‘salto’ la mia vita ha rallentato e il mio respiro si è fatto più tranquillo. Tutto il dolore che e’ emerso nel Vuoto mi ha ricondotto a me stessa. Ho cominciato ad ascoltarmi, a volermi bene ed accettarmi per come sono, a non inseguire traguardi, mi sono tolta la maschera (su questo leggi il mio precedente articolo LA MANCANZA DI VALORE)  e a godermi la meraviglia delle cose semplici. Al mattino mi sveglio sempre molto presto e aspetto l’alba. Quel raggio di sole che entra nella mia finestra è tutto per me. È la speranza e la consolazione, l’amorevole compassione e la materna presenza di uno spirito che tutto pervade e che tutto vede e ascolta. E così la mattina inizio a connettermi con me stessa e con il mio Creatore. Pregare e’ una parola andata in disuso, usata e abusata, denigrata e svuotata di significato. Ricorda i dettami rigidi dei nostri nonni, o tanta ipocrisia della religione e dei religiosi. Ma pregare e’ veramente importante e fa parte del cammino che ha un Cuore. Per me significa CONNETTERSI al mio Cuore e al mio Creatore. Mi ascolto, mi apro e mi confido. Come si farebbe al migliore amico, o al migliore dei padri o delle madri. Divento aperta,  ricettiva e vulnerabile,  parlo di me, delle mie difficoltà, del mio lavoro, della mia famiglia, della mia salute e CHIEDO AIUTO. E lentamente si apre una connessione, che abbiamo perso da tanto tempo, ma che i nostri antenati conoscevano bene, che alimentavano con grande cura, fino a farle pervadere ogni aspetto della loro Vita. Una connessione che viene dal nostro interno e che poco a poco ti nutre, ti riempie e ti sazia e riempie quel vuoto da cui tutti fuggiamo con terrore. Correre nella Ruota del Criceto non porta da nessuna parte e tutte le strade alla fine sono uguali. L’unica strada che vale la percorre è quella del proprio Cuore, perché più entriamo in contatto con noi stessi e col nostro se’ profondo più ci avviciniamo al nostro Creatore. E così guardando il Cielo giorno dopo giorno non ci sentiremo più soli, isolati, spersi in un universo ignoto ed in un mondo ostile. Inizieremo ad essere meno preoccupati e meno impauriti, inizieremo ad affidarci, a mollare la presa, a notare le piccole cose e a sentirci protetti. Il risultato sarà sempre meno importante. Connettersi con se stessi significa trovare quella relazione profonda e amorevole con il nostro Cuore. E’ la nostra relazione primaria. E’ la relazione piu’ importante della nostra Vita. Lontani da noi stessi saremo fragili, insicuri, e sradicati. Ci sentiremo SEMPRE  soli, perche’ nulla puo’ riempire il vuoto interiore che tanto ci terrorizza. Bisogna essere autentici e avere il coraggio di far emergere il proprio dolore e le proprie paure. Solo dopo potremo iniziare a sentire il nostro Cuore. Il vero combattente oggi  non e’ chi si schiera contro qualcosa o qualcuno ma  chi coraggiosamente guarda a se stesso, attraversa le proprie paure e inizia ad amarsi profondamente. Ti auguro di avere il Coraggio di intraprendere questo percorso. VALERIA LEOPARDI LASCIA UN COMMENTO Annulla risposta Connesso come VALERIA. Modifica il tuo profilo. Uscire? I campi obbligatori sono contrassegnati * Message* Avvertimi via email alla pubblicazione di un nuovo articolo. 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SEGUIRE IL CUORE

SEGUI IL TUO CUORE – Considerazioni dopo l’intervista – “Un giorno la paura bussò alla porta. Il coraggio andò ad aprire e non trovò nessuno.” – Martin Luther King  Nei giorni scorsi sono stata intervistata da ByoBlu per raccontare la mia storia professionale e personale di uscita dal mondo della Finanza. “Dopo aver pubblicato la mia intervista su Facebook, ho ricevuto molti complimenti. Un’amica ha scritto: ‘Brava Valeria, c’è sempre tempo per migliorare e seguire la coscienza e il cuore’. Le sue parole mi hanno risuonato come la celebre frase: ‘Va’ dove ti porta il cuore’. Spesso interpretiamo il ‘seguire il cuore’ come un invito a essere sempre sorridenti, buoni e pronti a innamorarci; una visione romantica che ci portiamo dietro dalle favole e da una certa morale cattolica che eleva il sacrificio a virtù suprema. Ci hanno insegnato che dare la priorità agli altri è un cammino spirituale degno. Ma attenzione: anteporre sistematicamente i bisogni altrui ai propri è un’arma a doppio taglio. Ed è una lama che, prima o poi, finisce per ferire proprio noi. Siamo davvero così colmi d’amore da volerlo riversare sugli altri? Oppure, più o meno consapevolmente, agiamo per mettere a tacere quel senso di inadeguatezza e colpa che ci portiamo dentro? Forse il riconoscimento che riceviamo dagli altri serve solo a placare temporaneamente il nostro malessere interiore? E se è così, non è forse per questo che rimaniamo delusi o amareggiati quando il grazie che ci aspettavamo non arriva? In fondo aiutando l’altro, non esercitiamo anche il nostro controllo? Seguire il proprio cammino verso il Cuore significa anzitutto prendersi cura di sé stessi. Si apre il Cuore a sé stessi come si farebbe con un bambino piccolo che è stato ferito. Perché non è forse questo siamo tutti? Il cammino verso il Cuore comincia rispettando se stessi e volendosi bene. Smettiamo di pretendere da noi stessi la perfezione e iniziamo a capire che siamo semplicemente in viaggio, un procedere fatto di prove e di esperienze. Senza un Maestro esterno che ci indichi la via, avanziamo per tentativi ed errori, scoprendo che proprio lo sbaglio è il nostro miglior insegnante. Non esiste un ‘giusto’ o uno ‘sbagliato’ assoluto; esiste solo il dovere verso noi stessi di impegnarci a fondo, dando il meglio di ciò che siamo, liberi finalmente dall’ansia del risultato e dalla paura di fallire. Nel Cammino verso il proprio Cuore, allentandosi il giudizio verso noi stessi, si inizia a respirare a pieni polmoni. Non ci si perde piu’ in astrazioni mentali, pensando a grandi progetti o perdendosi in un fiume infinito di preoccupazioni. Si da attenzione alle piccole cose. Seguire il Cuore significa  dedicarsi del tempo, imparare a dire no (vedi articolo precedente SAPER DIRE NO) e difendendo sé stessi ed il proprio spazio con tutto l’amore possibile. In questo percorso si diventa meno ‘buoni’ agli occhi degli altri ma si avanza verso la propria libertà. Nel mio lavoro ero apparentemente molto disponibile, cercavo di dire sì a tutte le richieste che mi arrivavano. Ero iper performante, rigidissima con me stessa e con i miei collaboratori, non potevo certo sbagliare. Mi facevo carico di risolvere i problemi miei e dei miei colleghi, cercavo di dare meno fastidio possibile e portare i migliori risultati possibili. In tutto questo il Cuore non centrava nulla. Mentre centrava tanto la paura. Paura di perdere, paura di non essere abbastanza, di apparire incompetente, di essere giudicata inadeguata, paura di dire la mia, paura di perdere la faccia. Paura di perdere il lavoro e lo stipendio, paura di non farcela a pagare il mutuo,  gli studi di mio figlio e le bollette. Paura di perdere tutti i contatti professionali e rimanere sola.  Paura scendere dal piedistallo di manager su cui dopo tanti anni di fatica ero salita e farmi vedere per come sono veramente, una persona semplice. Dopo tanti anni di schiavitù ben remunerata non ce l’ho fatta più. Spinta dal mio Cuore, mi sono buttata e ho mollato tutto. Nel vuoto in cui sono finita, e che a volte ritorna e ancora mi spaventa, sono emerse tutte le mie paure e ho ritrovato l’Anima mia. Ho iniziato a sentirla. Entrare in connessione profonda con se stessi fa nascere una gioia profonda che non ha prezzo. Porta al vero amore e rispetto di se’, non ha niente a che fare con le nostre circostanze. Per arrivare al proprio Cuore bisogna lentamente sbarazzarsi di tutte le cose inutili e superflue, lasciarsi andare, allentare il controllo e mollarsi. Bisogna imparare ad affidarsi e questo terrorizza. Seguire il Cuore per me significa combattere per la mia Liberta’, che ha veramente poco a che fare con il sentimentalismo ma molto con l’affrontare le proprie paure.  Per questo nell’intervista ho dichiarato che la qualità che si sviluppa è il CORAGGIO, perché si entra nell’incertezza e non se ne esce più. Non si può più tornare indietro e si inizia un percorso ignoto. Si inizia a provare la vera la Libertà che può essere solo quella interiore, che per me significa essere soprattutto libera dalla paura. Che il CORAGGIO sia il nostro compagno, ad ogni scelta ad ogni passo. VALERIA LASCIA UN COMMENTO Annulla risposta Connesso come VALERIA. Modifica il tuo profilo. Uscire? I campi obbligatori sono contrassegnati * Message* Avvertimi via email alla pubblicazione di un nuovo articolo. Δ Precedente AUTORE: Valeria Leopardi Per molti anni ho lavorato nel settore della Finanza, Amministrazione e Controllo di Gestione in societa’ industriali e di servizio nel ruolo di Responsabile Amministrativo. Ho collaborato con Fondi d’investimento operanti nel settore delle energie rinnovabili, web marketing e agroindustriali.   Da anni seguo percorsi di crescita personale e credo che integrare la propria crescita personale con la crescita imprenditoriale sia l’inizio del vero cammino verso il successo CONDIVIDI L’ARTICOLO SU :

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La lenta fine della creativita’

LA LENTA FINE DELLA CREATIVITA’ – E dell’artigianato – La storia dell’artigianato italiano è antica come quella del nostro Paese. Gli italiani sono un popolo di creativi, la creatività è nella nostra cultura, nelle nostre mani e nella nostra testa. Da sempre ci distinguiamo come popolo fra tutti nelle belle arti, nelle creazioni artigianali, nella moda e nei motori. Oggi questa spinta creativa vuole essere spenta. E’ temuta e per questo osteggiata da chi vuole un mondo omologato e omologante, in cui le grandi catene dominano incontrastate proponendo prodotti sempre più a basso costo, in cui le persone si comportano seguendo le stesse abitudini e gli stessi percorsi, in cui la libertà è sempre più una chimera. Nel mondo dell’artigianato c’è una sacca di persone resistenti e resilienti che trovano nell’azione creativa il loro benessere naturale. L’artigianato italiano è sotto attacco, ormai da anni. Non ci sono le botteghe scuola, mancano spazi pubblici destinati ai laboratori e la maestria di un tempo rimane difesa da un baluardo di persone ormai stanco e dominato da fredde dinamiche di mercato. Sotto attacco non è solo l’artigianato ma lo è la creatività umana che è espressione della vitalità umana. Una persona che ha un progetto, un sogno, un obiettivo e lo insegue nonostante le difficoltà e gli incredibili sforzi richiesti oggi, in particolare a noi italiani, è una persona viva. Si riconosce subito. Ha gli occhi pieni di luce e brillano. Questi occhi sono rari e se, camminando, guardate le persone, lo capirete subito. Il sistema ci vuole spenti, consumatori, malaticci e con poche energie. Solo quelle appena necessarie ad affrontare un’intera giornata. I ragazzi brillano ancora ma poi sono destinati a spegnersi in questo sistema che come un mostro titanico divora le energie di tutti coloro che cadono nelle sue trappole. Che sono ovunque e sono dappertutto. Noi esseri inconsapevoli siamo partecipi di questa grande abbuffata di Tifone, ogni volta che ci freniamo davanti alle nostre paure, ogni volta che ci giudichiamo incapaci, ogni volta che ci sentiamo sconfitti e soli, ogni volta che ci lamentiamo invece di agire. Partecipiamo inconsapevolmente alla crescita delle grandi corporate ogni volta che acquistiamo dalle grandi marche e dai grandi gruppi.  Contribuiamo allo spostamento dei nostri denari all’estero ogni volta che acquistiamo a basso costo dai cinesi. Finanziamo un sistema bancario malato lasciando i nostri risparmi sui conti correnti per paura del futuro. Ogni volta che la paura prende il sopravvento su di noi, ogni volta che la sfiducia in noi stessi ha la meglio condizionando le nostre scelte, noi alimentiamo il grande mostro. Sembra sempre di essere impotenti di fronte alla realtà, ma non è vero. Anche questa è un’illusione voluta dal sistema ed una comoda scusa per non agire e lasciare che tutto prosegui in una direzione che sembra gia’ prestabilita’, non impegnandoci sull’unica realtà su cui possiamo intervenire: le nostre scelte. I nostri passi, le nostre parole devono essere il centro della nostra responsabilità. Non possiamo incolpare gli altri del nostro agire, non possiamo lamentarci per quello che e’ e che vorremmo diverso, non possiamo delegare a nessuno il nostro posto. Siamo noi gli artefici della nostra Vita e del nostro destino. Cominciando a riprendere coraggio, ad essere benevoli con noi stessi e assumendoci la responsabilità delle nostre azioni, vedremo dei cambiamenti. Sarà inevitabile. La Vita allora non sarà più subita ma lentamente inizierà ad essere vissuta e noi torneremo gradualmente ad essere più vivi. VALERIA LEOPARDI LASCIA UN COMMENTO Annulla risposta Connesso come VALERIA. Modifica il tuo profilo. Uscire? I campi obbligatori sono contrassegnati * Message* Avvertimi via email alla pubblicazione di un nuovo articolo. Δ Precedente AUTORE: Valeria Leopardi Per molti anni ho lavorato nel settore della Finanza, Amministrazione e Controllo di Gestione in societa’ industriali e di servizio nel ruolo di Responsabile Amministrativo. Ho collaborato con Fondi d’investimento operanti nel settore delle energie rinnovabili, web marketing e agroindustriali. Da anni seguo percorsi di crescita personale e credo che integrare la propria crescita personale con la crescita imprenditoriale sia l’inizio del vero cammino verso il successo CONDIVIDI L’ARTICOLO SU :  

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IL PARCO DEGLI EUCALIPTI

IL PARCO DEGLI EUCALIPTI – E la Madonna della Rivelazione – Domenica scorsa invece di seguire la massa romana, incolonnarmi nel traffico in una coda senza fine, consumare litri di benzina per tenere il motore e l’aria condizionata sempre accesi, ho deciso di fare qualcosa di diverso e di recarmi al Parco degli Eucalipti, in zona EUR. Erano circa le 15.00, Caronte soffiava sulla città ed intorno a me era il deserto. Sono arrivata al Parco e c’era uno strano e imbarazzante vuoto. Nessuno sulle panchine, non una persona a camminare, nessun cane a passeggio. Eppure ero nel pieno della Città. Possibile che di oltre 6 milioni di persone nessuna scegliesse quel bellissimo parco per rinfrescarsi? Il Parco prende il suo nome dai meravigliosi Eucalipti che lo popolano. Alti, maestosi, con le fronde che frusciavano al vento. Alla loro ombra ho respirato un’aria pulita e più fresca. Nonostante l’ inquietudine che mi affiora quando affronto l’ignoto, ho deciso di entrare nel Parco e di raggiungere il Santuario della Madonna della Rivelazione. Ho fatto una camminata splendida nel silenzio e nel Vuoto, quello che si trasforma in pace e che ormai è rarissimo. In città poi è uno sconosciuto. Sono arrivata a quello che un tempo, credo, sia stato un luogo di culto Mariano profondo e sentito. Perché a Roma, all’EUR, dentro una grotta sui ora sorge una cappella, in quel punto esatto il 12 Aprile del 1947 apparve la Madonna ad un tramviere romano, Bruno Cornacchiola, che era in procinto di pugnalare il Papa d’allora, Pio XII. Arrivati al santuario si percepisce subito lo stato di trascuratezza, quasi abbandono. Un percorso scavato in un cunicolo porta poi alla grotta, della Rivelazione. Ho iniziato a camminare e sulle pareti, lungo questo breve camminatoio, sono appese moltissime piccole lastre di marmo con inciso P.G.R. ovvero Per Grazia Ricevuta. Ho iniziato ad osservarle ed erano tutte dedicate alla Madonna per guarigioni da malattie, incidenti d’auto, salvataggi in mare o nascite di bambini in coppie sterili e così via. C’erano addirittura supporti medici di busti ormai coperti dalla polvere. Le targhe avevano tutte una data che andava dal 1950 al 1960. Si percepiva in quelle scritte e nelle frasi una profonda gratitudine e la profonda fede di chi nutre le speranze in Maria e chiede aiuto a lei come ad una Madre. Il contrasto con quello che vedevo io era nettissimo. Intorno a me aridità e deserto. Non c’era nessuno, nessuno a pregare, se non qualche straniero della comunità filippina o del Bangladesh. Gli italiani erano del tutto assenti, dileguati, evaporati, scomparsi… Forse non esistono più questi dolori e queste angosce? Forse riusciamo ormai a risolvere tutto da soli, con la nostra mente e con le nostre forze? O forse abbiamo perso del tutto la connessione con il Divino? Abbiamo dimenticato di essere parte di un Universo vivo e da cui possiamo attingere forza è coraggio nei momenti di disperazione? Per chi crede nel racconto biblico, Maria è un personaggio storico, vero e vissuto. Per me è un SIMBOLO. Rappresenta l’amore dolce di una madre, di chi ascolta le tue richieste e capisce i tuoi dolori, di chi ti accoglie con benevolenza, non ti giudica, ti perdona e ti fa sentire perdonato, di chi è sempre al tuo fianco e basta voltarti un po’ per raggiungerlo. Maria rappresenta la forza generatrice dell’universo, la meravigliosa madre Terra. È la pazienza della Natura e dei suoi abitanti che accettano il sole torrido, la pioggia battente e le giornate serene allo stesso modo. È la forza in moto dell’Universo che si nasconde dietro lo stress ed il caos, dietro le urla, la rabbia le lamentele e la competizione in cui viviamo. È quella pace che sentiamo osservando nella quiete l’alba od un tramonto ma che richiede il silenzio interiore per essere percepita. La Natura è SEMPLICE, così come la Vita e se con coraggio e umiltà le chiediamo aiuto, potremmo forse essere ascoltati, ma staremo comunque meglio perché avremo aperto il nostro Cuore e questo ci farà un gran bene. Tutto questo anche se in maniera non consapevole, sentivano gli italiani che affidavano a lei le loro preghiere 70anni fa, quando non esistevano i cellulari, l’informazione continua e i ritmi erano più lenti. Leggendo quelle iscrizioni qualcosa del loro sentire è rimasto inciso nella pietra, a ricordo che siamo tutti connessi, anche e forse nel tempo, e che pensare di essere soli, in un mondo ostile e morto è il peggior danno che possiamo fare a noi stessi. VALERIA LEOPARDI LASCIA UN COMMENTO Annulla risposta Connesso come VALERIA. Modifica il tuo profilo. Uscire? I campi obbligatori sono contrassegnati * Message* Avvertimi via email alla pubblicazione di un nuovo articolo. 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UN MONDO DI CONNESSIONI

UN MONDO DI CONNESSIONI – L’inizio del vero successo – Dopo un anno di riflessioni, di paure e considerazioni personali sono arrivata a fare quello che si chiama uno ‘switch‘. Tutta la mia Vita è stata incentrata sul business, il lavoro, la ricerca del denaro e del senso illusorio di sicurezza ad essi collegato. Tutte le mie insicurezze erano le stesse di chi come me corre nella Ruota del Criceto e di cui ho parlato nel precedente post LA RICERCA DEL SUCCESSO. Chi vive nell’illusione di doversi difendere, di dovere essere sempre performante di dovercela fare a tutti i costi per sopravvivere si indurisce e il Cuore si chiude in una morsa di paura terrificante che spinge a dover controllare tutto, se stessi e gli altri. Alla base di tutto questo c’è un senso di isolamento profondo e disconnessione da sé stessi e dagli altri. In realtà siamo tutti connessi e tutti condividiamo le stesse sorti, gli stessi problemi e abbiamo gli stessi bisogni, ma percepire veramente che e’ vero dobbiamo prima percorrere il cammino dell’eroe e attraverso le nostre piu’ grandi paure…nell’incontro con il VUOTO. Finalmente in un percorso fatto di salite e discese, cadute e rialzate,  ho iniziato ad aprirmi e fidarmi degli altri, a non competere più con loro per essere la prima e la migliore, per aver ragione e dare torto, per dimostrare di valere. Ho iniziato connettermi sinceramente con loro e a collegarli anche nella più grande arena competitiva (almeno per me) il business e negli affari. Sto scoprendo un modello lavorativo diverso, in cui io aiuto gli altri e gli altri aiutano me e chi non ne fa parte semplicemente non è pronto. Un modello in cui non devo fare tutto da sola e non devo più vincere, né dimostrare niente a nessuno. Un modello inclusivo che può nascere non dalla mente razionale, dai business plan o dalla pianificazione finanziaria ma solo ….dal Cuore. In questo anno ho incontrato tante persone che mi hanno sostenuto ed aiutato in questo percorso di uscita dalla Ruota del Criceto, e che ringrazio veramente in primis Michele e Claudia, e Lilly, Paola, Mimmo, Anna, Simona, Verdiana e Guido e tanti altri  amici che mi sono stati affianco, anche quando sono scivolata nei vecchi schemi, mi sono irrigidita e mi sono chiusa. Sto veramente iniziando a capire cosa intendeva Carlos Castaneda con la sua famosa frase: Questa strada ha un cuore? È l’unico interrogativo che conta. Se ce l’ha, è una buona strada. Se non ce l’ha, è da scartare”   Io sto scoprendo che l’unica strada del Cuore da percorrere è quella verso se stessi. L’amore e il perdono di se stessi sono le basi della nostra realizzazione, personale e lavorativa. BUONE VACANZE! VALERIA  Ci sentiamo a Settembre LASCIA UN COMMENTO Annulla risposta Connesso come VALERIA. Modifica il tuo profilo. Uscire? I campi obbligatori sono contrassegnati * Message* Avvertimi via email alla pubblicazione di un nuovo articolo. Δ Precedente AUTORE: Valeria Leopardi Per molti anni ho lavorato nel settore della Finanza, Amministrazione e Controllo di Gestione in societa’ industriali e di servizio nel ruolo di Responsabile Amministrativo. Ho collaborato con Fondi d’investimento operanti nel settore delle energie rinnovabili, web marketing e agroindustriali.   Da anni seguo percorsi di crescita personale e credo che integrare la propria crescita personale con la crescita imprenditoriale sia l’inizio del vero cammino verso il successo CONDIVIDI L’ARTICOLO SU :

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