Crescita personale

RISTABILIRE LA CONNESSIONE

RISTABILIRE LA CONNESSIONE – Con te stesso – “Se volevo sfruttare il potere dell’Anima mia, dovevo imparare come amare me stesso e sviluppare autostima” – MASTIN KIPP Osservo il cielo di Roma e ancora si vedono alcune stelle. Quando il tempo e’ freddo e soffia la tramontana sono più luminose e brillanti. Le guardo e mi sembra di percepire l’immensità dello spazio in cui sono sospese e l’infinito silenzio che le avvolge. E così la mia mente si placa e la mia Anima sorride. Mi sono spesso sentita sola, crescere in un sistema competitivo è dura. Si diventa rigidi con sé stessi, ci si giudica e si giudica gli altri, si diventa perfezionisti e non ci si ascolta più perché bisogna essere performanti, bisogna riuscire sempre a fare tutto e sempre più velocemente. Correre nella ruota del Criceto non fa che aumentare questo nostro distacco dall’ascolto di noi stessi. Siamo tutti travolti dall’urgenza, dalla frenesia, dalla preoccupazione e dall’ansia che il pericolo sia sempre ad ogni svolta, ad ogni passo ad ogni angolo. Viviamo in uno stato di tensione continua e tutto il sistema comunicativo, TV, Social, radio non fa che amplificare e ingigantire questa corrente sotterranea e costante di paura. Si scatta per un nonnulla e più aumenta la nostra paura e più abbiamo bisogno controllare…. tutto….e tutti…. Eppure scendere dalla Ruota e’ possibile… Da quando ho fatto il ‘salto’ la mia vita ha rallentato e il mio respiro si è fatto più tranquillo. Tutto il dolore che e’ emerso nel Vuoto mi ha ricondotto a me stessa. Ho cominciato ad ascoltarmi, a volermi bene ed accettarmi per come sono, a non inseguire traguardi, mi sono tolta la maschera (su questo leggi il mio precedente articolo LA MANCANZA DI VALORE)  e a godermi la meraviglia delle cose semplici. Al mattino mi sveglio sempre molto presto e aspetto l’alba. Quel raggio di sole che entra nella mia finestra è tutto per me. È la speranza e la consolazione, l’amorevole compassione e la materna presenza di uno spirito che tutto pervade e che tutto vede e ascolta. E così la mattina inizio a connettermi con me stessa e con il mio Creatore. Pregare e’ una parola andata in disuso, usata e abusata, denigrata e svuotata di significato. Ricorda i dettami rigidi dei nostri nonni, o tanta ipocrisia della religione e dei religiosi. Ma pregare e’ veramente importante e fa parte del cammino che ha un Cuore. Per me significa CONNETTERSI al mio Cuore e al mio Creatore. Mi ascolto, mi apro e mi confido. Come si farebbe al migliore amico, o al migliore dei padri o delle madri. Divento aperta,  ricettiva e vulnerabile,  parlo di me, delle mie difficoltà, del mio lavoro, della mia famiglia, della mia salute e CHIEDO AIUTO. E lentamente si apre una connessione, che abbiamo perso da tanto tempo, ma che i nostri antenati conoscevano bene, che alimentavano con grande cura, fino a farle pervadere ogni aspetto della loro Vita. Una connessione che viene dal nostro interno e che poco a poco ti nutre, ti riempie e ti sazia e riempie quel vuoto da cui tutti fuggiamo con terrore. Correre nella Ruota del Criceto non porta da nessuna parte e tutte le strade alla fine sono uguali. L’unica strada che vale la percorre è quella del proprio Cuore, perché più entriamo in contatto con noi stessi e col nostro se’ profondo più ci avviciniamo al nostro Creatore. E così guardando il Cielo giorno dopo giorno non ci sentiremo più soli, isolati, spersi in un universo ignoto ed in un mondo ostile. Inizieremo ad essere meno preoccupati e meno impauriti, inizieremo ad affidarci, a mollare la presa, a notare le piccole cose e a sentirci protetti. Il risultato sarà sempre meno importante. Connettersi con se stessi significa trovare quella relazione profonda e amorevole con il nostro Cuore. E’ la nostra relazione primaria. E’ la relazione piu’ importante della nostra Vita. Lontani da noi stessi saremo fragili, insicuri, e sradicati. Ci sentiremo SEMPRE  soli, perche’ nulla puo’ riempire il vuoto interiore che tanto ci terrorizza. Bisogna essere autentici e avere il coraggio di far emergere il proprio dolore e le proprie paure. Solo dopo potremo iniziare a sentire il nostro Cuore. Il vero combattente oggi  non e’ chi si schiera contro qualcosa o qualcuno ma  chi coraggiosamente guarda a se stesso, attraversa le proprie paure e inizia ad amarsi profondamente. Ti auguro di avere il Coraggio di intraprendere questo percorso. VALERIA LEOPARDI LASCIA UN COMMENTO Annulla risposta Connesso come VALERIA. Modifica il tuo profilo. Uscire? I campi obbligatori sono contrassegnati * Message* Avvertimi via email alla pubblicazione di un nuovo articolo. Δ Precedente AUTORE: Valeria Leopardi Per molti anni ho lavorato nel settore della Finanza, Amministrazione e Controllo di Gestione in societa’ industriali e di servizio nel ruolo di Responsabile Amministrativo. Ho collaborato con Fondi d’investimento operanti nel settore delle energie rinnovabili, web marketing e agroindustriali.   Da anni seguo percorsi di crescita personale e credo che integrare la propria crescita personale con la crescita imprenditoriale sia l’inizio del vero cammino verso il successo CONDIVIDI L’ARTICOLO SU :

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SEGUIRE IL CUORE

SEGUI IL TUO CUORE – Considerazioni dopo l’intervista – “Un giorno la paura bussò alla porta. Il coraggio andò ad aprire e non trovò nessuno.” – Martin Luther King  Nei giorni scorsi sono stata intervistata da ByoBlu per raccontare la mia storia professionale e personale di uscita dal mondo della Finanza. “Dopo aver pubblicato la mia intervista su Facebook, ho ricevuto molti complimenti. Un’amica ha scritto: ‘Brava Valeria, c’è sempre tempo per migliorare e seguire la coscienza e il cuore’. Le sue parole mi hanno risuonato come la celebre frase: ‘Va’ dove ti porta il cuore’. Spesso interpretiamo il ‘seguire il cuore’ come un invito a essere sempre sorridenti, buoni e pronti a innamorarci; una visione romantica che ci portiamo dietro dalle favole e da una certa morale cattolica che eleva il sacrificio a virtù suprema. Ci hanno insegnato che dare la priorità agli altri è un cammino spirituale degno. Ma attenzione: anteporre sistematicamente i bisogni altrui ai propri è un’arma a doppio taglio. Ed è una lama che, prima o poi, finisce per ferire proprio noi. Siamo davvero così colmi d’amore da volerlo riversare sugli altri? Oppure, più o meno consapevolmente, agiamo per mettere a tacere quel senso di inadeguatezza e colpa che ci portiamo dentro? Forse il riconoscimento che riceviamo dagli altri serve solo a placare temporaneamente il nostro malessere interiore? E se è così, non è forse per questo che rimaniamo delusi o amareggiati quando il grazie che ci aspettavamo non arriva? In fondo aiutando l’altro, non esercitiamo anche il nostro controllo? Seguire il proprio cammino verso il Cuore significa anzitutto prendersi cura di sé stessi. Si apre il Cuore a sé stessi come si farebbe con un bambino piccolo che è stato ferito. Perché non è forse questo siamo tutti? Il cammino verso il Cuore comincia rispettando se stessi e volendosi bene. Smettiamo di pretendere da noi stessi la perfezione e iniziamo a capire che siamo semplicemente in viaggio, un procedere fatto di prove e di esperienze. Senza un Maestro esterno che ci indichi la via, avanziamo per tentativi ed errori, scoprendo che proprio lo sbaglio è il nostro miglior insegnante. Non esiste un ‘giusto’ o uno ‘sbagliato’ assoluto; esiste solo il dovere verso noi stessi di impegnarci a fondo, dando il meglio di ciò che siamo, liberi finalmente dall’ansia del risultato e dalla paura di fallire. Nel Cammino verso il proprio Cuore, allentandosi il giudizio verso noi stessi, si inizia a respirare a pieni polmoni. Non ci si perde piu’ in astrazioni mentali, pensando a grandi progetti o perdendosi in un fiume infinito di preoccupazioni. Si da attenzione alle piccole cose. Seguire il Cuore significa  dedicarsi del tempo, imparare a dire no (vedi articolo precedente SAPER DIRE NO) e difendendo sé stessi ed il proprio spazio con tutto l’amore possibile. In questo percorso si diventa meno ‘buoni’ agli occhi degli altri ma si avanza verso la propria libertà. Nel mio lavoro ero apparentemente molto disponibile, cercavo di dire sì a tutte le richieste che mi arrivavano. Ero iper performante, rigidissima con me stessa e con i miei collaboratori, non potevo certo sbagliare. Mi facevo carico di risolvere i problemi miei e dei miei colleghi, cercavo di dare meno fastidio possibile e portare i migliori risultati possibili. In tutto questo il Cuore non centrava nulla. Mentre centrava tanto la paura. Paura di perdere, paura di non essere abbastanza, di apparire incompetente, di essere giudicata inadeguata, paura di dire la mia, paura di perdere la faccia. Paura di perdere il lavoro e lo stipendio, paura di non farcela a pagare il mutuo,  gli studi di mio figlio e le bollette. Paura di perdere tutti i contatti professionali e rimanere sola.  Paura scendere dal piedistallo di manager su cui dopo tanti anni di fatica ero salita e farmi vedere per come sono veramente, una persona semplice. Dopo tanti anni di schiavitù ben remunerata non ce l’ho fatta più. Spinta dal mio Cuore, mi sono buttata e ho mollato tutto. Nel vuoto in cui sono finita, e che a volte ritorna e ancora mi spaventa, sono emerse tutte le mie paure e ho ritrovato l’Anima mia. Ho iniziato a sentirla. Entrare in connessione profonda con se stessi fa nascere una gioia profonda che non ha prezzo. Porta al vero amore e rispetto di se’, non ha niente a che fare con le nostre circostanze. Per arrivare al proprio Cuore bisogna lentamente sbarazzarsi di tutte le cose inutili e superflue, lasciarsi andare, allentare il controllo e mollarsi. Bisogna imparare ad affidarsi e questo terrorizza. Seguire il Cuore per me significa combattere per la mia Liberta’, che ha veramente poco a che fare con il sentimentalismo ma molto con l’affrontare le proprie paure.  Per questo nell’intervista ho dichiarato che la qualità che si sviluppa è il CORAGGIO, perché si entra nell’incertezza e non se ne esce più. Non si può più tornare indietro e si inizia un percorso ignoto. Si inizia a provare la vera la Libertà che può essere solo quella interiore, che per me significa essere soprattutto libera dalla paura. Che il CORAGGIO sia il nostro compagno, ad ogni scelta ad ogni passo. VALERIA LASCIA UN COMMENTO Annulla risposta Connesso come VALERIA. Modifica il tuo profilo. Uscire? I campi obbligatori sono contrassegnati * Message* Avvertimi via email alla pubblicazione di un nuovo articolo. Δ Precedente AUTORE: Valeria Leopardi Per molti anni ho lavorato nel settore della Finanza, Amministrazione e Controllo di Gestione in societa’ industriali e di servizio nel ruolo di Responsabile Amministrativo. Ho collaborato con Fondi d’investimento operanti nel settore delle energie rinnovabili, web marketing e agroindustriali.   Da anni seguo percorsi di crescita personale e credo che integrare la propria crescita personale con la crescita imprenditoriale sia l’inizio del vero cammino verso il successo CONDIVIDI L’ARTICOLO SU :

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La lenta fine della creativita’

LA LENTA FINE DELLA CREATIVITA’ – E dell’artigianato – La storia dell’artigianato italiano è antica come quella del nostro Paese. Gli italiani sono un popolo di creativi, la creatività è nella nostra cultura, nelle nostre mani e nella nostra testa. Da sempre ci distinguiamo come popolo fra tutti nelle belle arti, nelle creazioni artigianali, nella moda e nei motori. Oggi questa spinta creativa vuole essere spenta. E’ temuta e per questo osteggiata da chi vuole un mondo omologato e omologante, in cui le grandi catene dominano incontrastate proponendo prodotti sempre più a basso costo, in cui le persone si comportano seguendo le stesse abitudini e gli stessi percorsi, in cui la libertà è sempre più una chimera. Nel mondo dell’artigianato c’è una sacca di persone resistenti e resilienti che trovano nell’azione creativa il loro benessere naturale. L’artigianato italiano è sotto attacco, ormai da anni. Non ci sono le botteghe scuola, mancano spazi pubblici destinati ai laboratori e la maestria di un tempo rimane difesa da un baluardo di persone ormai stanco e dominato da fredde dinamiche di mercato. Sotto attacco non è solo l’artigianato ma lo è la creatività umana che è espressione della vitalità umana. Una persona che ha un progetto, un sogno, un obiettivo e lo insegue nonostante le difficoltà e gli incredibili sforzi richiesti oggi, in particolare a noi italiani, è una persona viva. Si riconosce subito. Ha gli occhi pieni di luce e brillano. Questi occhi sono rari e se, camminando, guardate le persone, lo capirete subito. Il sistema ci vuole spenti, consumatori, malaticci e con poche energie. Solo quelle appena necessarie ad affrontare un’intera giornata. I ragazzi brillano ancora ma poi sono destinati a spegnersi in questo sistema che come un mostro titanico divora le energie di tutti coloro che cadono nelle sue trappole. Che sono ovunque e sono dappertutto. Noi esseri inconsapevoli siamo partecipi di questa grande abbuffata di Tifone, ogni volta che ci freniamo davanti alle nostre paure, ogni volta che ci giudichiamo incapaci, ogni volta che ci sentiamo sconfitti e soli, ogni volta che ci lamentiamo invece di agire. Partecipiamo inconsapevolmente alla crescita delle grandi corporate ogni volta che acquistiamo dalle grandi marche e dai grandi gruppi.  Contribuiamo allo spostamento dei nostri denari all’estero ogni volta che acquistiamo a basso costo dai cinesi. Finanziamo un sistema bancario malato lasciando i nostri risparmi sui conti correnti per paura del futuro. Ogni volta che la paura prende il sopravvento su di noi, ogni volta che la sfiducia in noi stessi ha la meglio condizionando le nostre scelte, noi alimentiamo il grande mostro. Sembra sempre di essere impotenti di fronte alla realtà, ma non è vero. Anche questa è un’illusione voluta dal sistema ed una comoda scusa per non agire e lasciare che tutto prosegui in una direzione che sembra gia’ prestabilita’, non impegnandoci sull’unica realtà su cui possiamo intervenire: le nostre scelte. I nostri passi, le nostre parole devono essere il centro della nostra responsabilità. Non possiamo incolpare gli altri del nostro agire, non possiamo lamentarci per quello che e’ e che vorremmo diverso, non possiamo delegare a nessuno il nostro posto. Siamo noi gli artefici della nostra Vita e del nostro destino. Cominciando a riprendere coraggio, ad essere benevoli con noi stessi e assumendoci la responsabilità delle nostre azioni, vedremo dei cambiamenti. Sarà inevitabile. La Vita allora non sarà più subita ma lentamente inizierà ad essere vissuta e noi torneremo gradualmente ad essere più vivi. VALERIA LEOPARDI LASCIA UN COMMENTO Annulla risposta Connesso come VALERIA. Modifica il tuo profilo. Uscire? I campi obbligatori sono contrassegnati * Message* Avvertimi via email alla pubblicazione di un nuovo articolo. Δ Precedente AUTORE: Valeria Leopardi Per molti anni ho lavorato nel settore della Finanza, Amministrazione e Controllo di Gestione in societa’ industriali e di servizio nel ruolo di Responsabile Amministrativo. Ho collaborato con Fondi d’investimento operanti nel settore delle energie rinnovabili, web marketing e agroindustriali. Da anni seguo percorsi di crescita personale e credo che integrare la propria crescita personale con la crescita imprenditoriale sia l’inizio del vero cammino verso il successo CONDIVIDI L’ARTICOLO SU :  

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IL PARCO DEGLI EUCALIPTI

IL PARCO DEGLI EUCALIPTI – E la Madonna della Rivelazione – Domenica scorsa invece di seguire la massa romana, incolonnarmi nel traffico in una coda senza fine, consumare litri di benzina per tenere il motore e l’aria condizionata sempre accesi, ho deciso di fare qualcosa di diverso e di recarmi al Parco degli Eucalipti, in zona EUR. Erano circa le 15.00, Caronte soffiava sulla città ed intorno a me era il deserto. Sono arrivata al Parco e c’era uno strano e imbarazzante vuoto. Nessuno sulle panchine, non una persona a camminare, nessun cane a passeggio. Eppure ero nel pieno della Città. Possibile che di oltre 6 milioni di persone nessuna scegliesse quel bellissimo parco per rinfrescarsi? Il Parco prende il suo nome dai meravigliosi Eucalipti che lo popolano. Alti, maestosi, con le fronde che frusciavano al vento. Alla loro ombra ho respirato un’aria pulita e più fresca. Nonostante l’ inquietudine che mi affiora quando affronto l’ignoto, ho deciso di entrare nel Parco e di raggiungere il Santuario della Madonna della Rivelazione. Ho fatto una camminata splendida nel silenzio e nel Vuoto, quello che si trasforma in pace e che ormai è rarissimo. In città poi è uno sconosciuto. Sono arrivata a quello che un tempo, credo, sia stato un luogo di culto Mariano profondo e sentito. Perché a Roma, all’EUR, dentro una grotta sui ora sorge una cappella, in quel punto esatto il 12 Aprile del 1947 apparve la Madonna ad un tramviere romano, Bruno Cornacchiola, che era in procinto di pugnalare il Papa d’allora, Pio XII. Arrivati al santuario si percepisce subito lo stato di trascuratezza, quasi abbandono. Un percorso scavato in un cunicolo porta poi alla grotta, della Rivelazione. Ho iniziato a camminare e sulle pareti, lungo questo breve camminatoio, sono appese moltissime piccole lastre di marmo con inciso P.G.R. ovvero Per Grazia Ricevuta. Ho iniziato ad osservarle ed erano tutte dedicate alla Madonna per guarigioni da malattie, incidenti d’auto, salvataggi in mare o nascite di bambini in coppie sterili e così via. C’erano addirittura supporti medici di busti ormai coperti dalla polvere. Le targhe avevano tutte una data che andava dal 1950 al 1960. Si percepiva in quelle scritte e nelle frasi una profonda gratitudine e la profonda fede di chi nutre le speranze in Maria e chiede aiuto a lei come ad una Madre. Il contrasto con quello che vedevo io era nettissimo. Intorno a me aridità e deserto. Non c’era nessuno, nessuno a pregare, se non qualche straniero della comunità filippina o del Bangladesh. Gli italiani erano del tutto assenti, dileguati, evaporati, scomparsi… Forse non esistono più questi dolori e queste angosce? Forse riusciamo ormai a risolvere tutto da soli, con la nostra mente e con le nostre forze? O forse abbiamo perso del tutto la connessione con il Divino? Abbiamo dimenticato di essere parte di un Universo vivo e da cui possiamo attingere forza è coraggio nei momenti di disperazione? Per chi crede nel racconto biblico, Maria è un personaggio storico, vero e vissuto. Per me è un SIMBOLO. Rappresenta l’amore dolce di una madre, di chi ascolta le tue richieste e capisce i tuoi dolori, di chi ti accoglie con benevolenza, non ti giudica, ti perdona e ti fa sentire perdonato, di chi è sempre al tuo fianco e basta voltarti un po’ per raggiungerlo. Maria rappresenta la forza generatrice dell’universo, la meravigliosa madre Terra. È la pazienza della Natura e dei suoi abitanti che accettano il sole torrido, la pioggia battente e le giornate serene allo stesso modo. È la forza in moto dell’Universo che si nasconde dietro lo stress ed il caos, dietro le urla, la rabbia le lamentele e la competizione in cui viviamo. È quella pace che sentiamo osservando nella quiete l’alba od un tramonto ma che richiede il silenzio interiore per essere percepita. La Natura è SEMPLICE, così come la Vita e se con coraggio e umiltà le chiediamo aiuto, potremmo forse essere ascoltati, ma staremo comunque meglio perché avremo aperto il nostro Cuore e questo ci farà un gran bene. Tutto questo anche se in maniera non consapevole, sentivano gli italiani che affidavano a lei le loro preghiere 70anni fa, quando non esistevano i cellulari, l’informazione continua e i ritmi erano più lenti. Leggendo quelle iscrizioni qualcosa del loro sentire è rimasto inciso nella pietra, a ricordo che siamo tutti connessi, anche e forse nel tempo, e che pensare di essere soli, in un mondo ostile e morto è il peggior danno che possiamo fare a noi stessi. VALERIA LEOPARDI LASCIA UN COMMENTO Annulla risposta Connesso come VALERIA. Modifica il tuo profilo. Uscire? I campi obbligatori sono contrassegnati * Message* Avvertimi via email alla pubblicazione di un nuovo articolo. 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UN MONDO DI CONNESSIONI

UN MONDO DI CONNESSIONI – L’inizio del vero successo – Dopo un anno di riflessioni, di paure e considerazioni personali sono arrivata a fare quello che si chiama uno ‘switch‘. Tutta la mia Vita è stata incentrata sul business, il lavoro, la ricerca del denaro e del senso illusorio di sicurezza ad essi collegato. Tutte le mie insicurezze erano le stesse di chi come me corre nella Ruota del Criceto e di cui ho parlato nel precedente post LA RICERCA DEL SUCCESSO. Chi vive nell’illusione di doversi difendere, di dovere essere sempre performante di dovercela fare a tutti i costi per sopravvivere si indurisce e il Cuore si chiude in una morsa di paura terrificante che spinge a dover controllare tutto, se stessi e gli altri. Alla base di tutto questo c’è un senso di isolamento profondo e disconnessione da sé stessi e dagli altri. In realtà siamo tutti connessi e tutti condividiamo le stesse sorti, gli stessi problemi e abbiamo gli stessi bisogni, ma percepire veramente che e’ vero dobbiamo prima percorrere il cammino dell’eroe e attraverso le nostre piu’ grandi paure…nell’incontro con il VUOTO. Finalmente in un percorso fatto di salite e discese, cadute e rialzate,  ho iniziato ad aprirmi e fidarmi degli altri, a non competere più con loro per essere la prima e la migliore, per aver ragione e dare torto, per dimostrare di valere. Ho iniziato connettermi sinceramente con loro e a collegarli anche nella più grande arena competitiva (almeno per me) il business e negli affari. Sto scoprendo un modello lavorativo diverso, in cui io aiuto gli altri e gli altri aiutano me e chi non ne fa parte semplicemente non è pronto. Un modello in cui non devo fare tutto da sola e non devo più vincere, né dimostrare niente a nessuno. Un modello inclusivo che può nascere non dalla mente razionale, dai business plan o dalla pianificazione finanziaria ma solo ….dal Cuore. In questo anno ho incontrato tante persone che mi hanno sostenuto ed aiutato in questo percorso di uscita dalla Ruota del Criceto, e che ringrazio veramente in primis Michele e Claudia, e Lilly, Paola, Mimmo, Anna, Simona, Verdiana e Guido e tanti altri  amici che mi sono stati affianco, anche quando sono scivolata nei vecchi schemi, mi sono irrigidita e mi sono chiusa. Sto veramente iniziando a capire cosa intendeva Carlos Castaneda con la sua famosa frase: Questa strada ha un cuore? È l’unico interrogativo che conta. Se ce l’ha, è una buona strada. Se non ce l’ha, è da scartare”   Io sto scoprendo che l’unica strada del Cuore da percorrere è quella verso se stessi. L’amore e il perdono di se stessi sono le basi della nostra realizzazione, personale e lavorativa. BUONE VACANZE! VALERIA  Ci sentiamo a Settembre LASCIA UN COMMENTO Annulla risposta Connesso come VALERIA. Modifica il tuo profilo. Uscire? I campi obbligatori sono contrassegnati * Message* Avvertimi via email alla pubblicazione di un nuovo articolo. Δ Precedente AUTORE: Valeria Leopardi Per molti anni ho lavorato nel settore della Finanza, Amministrazione e Controllo di Gestione in societa’ industriali e di servizio nel ruolo di Responsabile Amministrativo. Ho collaborato con Fondi d’investimento operanti nel settore delle energie rinnovabili, web marketing e agroindustriali.   Da anni seguo percorsi di crescita personale e credo che integrare la propria crescita personale con la crescita imprenditoriale sia l’inizio del vero cammino verso il successo CONDIVIDI L’ARTICOLO SU :

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DOMENICO ASCIUTTO

DOMENICO ASCIUTTO – La storia di chi non si “vende” – Ho incontrato Domenico – per gli amici Mimmo – lo scorso giugno in Sicilia. Palermo è una città che pullula di Vita. Le vie brulicano di persone, ci sono mercati rionali in cui senti i venditori gridare per attrarre l’attenzione, banchi che strabordano di cibo, soprattutto pesce e dolci, una miriade di turisti, artisti di strada, le arancine ed i palermitani. La giornata era caldissima e dopo aver camminato parecchio sono arrivata in Piazza Marina dove ci sono degli enormi ficus centenari, che con la loro imponente ombra, riescono a rinfrescare quella zona. È li, in un angolo, che ho incontrato Mimmo. Era in piedi con il suo banco di prodotti artigianali, tutti creati da lui stesso. Mimmo ha un passato da odontotecnico e ha perso il lavoro dopo tanti anni di fatiche, a causa delle nuove tecnologie, che nel settore dentistico hanno sostituito il lavoro manuale con quello computerizzato. Nella sua professione Mimmo realizzava apparecchi odontotecnici, i famosi “ferretti” che si vedevano nella bocca dei bambini fino a pochi anni fa, ma che ora non si usano più perché sostituiti da modelli esteticamente meno invasivi. Mimmo mi ha raccontato di quanto fosse pressato al lavoro, delle giornate lavorative che iniziavano al mattino fino a tarda sera, della necessità di rispettare le scadenze e dello stress e della tensione in cui viveva. Nonostante tutto il suo impegno il laboratorio per cui lavorava ha terminato il rapporto con lui e Mimmo si è trovato a fare, suo malgrado, il ‘SALTO’ nel Vuoto. Quello che mi ha colpito di Mimmo è la leggerezza d’animo con cui racconta le sue vicende. È una persona serena che, nella morsa delle sue circostanze, non si adira né va controcorrente ma in maniera naturale si sta lasciando andare al flusso della Vita. Canta anche. In passato si esibiva nei locali di Palermo. Ora non più. Chiedendogli perché, mi ha risposto:  “Vedi Vale prima si cantava per il piacere di farlo e le persone arrivavano spontaneamente attratte dalla musica, ora mi chiedono -quante persone porti? – e a me non va più”. Anche il canto e’ stato mercificato e si canta per guadagnare e non per esprimere se stessi e per sentirsi vivi. Ma Mimmo non si arrende, ha un animo delicato. Realizza con le posate antiche, a cui nessuno presta più molta attenzione, dei bellissimi gioielli. Va in cerca delle posate, nelle case,  nelle soffitte e nelle cantine, dove giacciono abbandonate e senza valore, ma nelle mani di Mimmo splendono nuovamente e tornano ad avere Vita, importanza e a raccontare la loro storia. Sa tutto di loro, del periodo storico in cui furono forgiate, dei materiali e di chi le usava. Sono rimasta affascinata…Mimmo e’ una poesia così come sono le sue creazioni. Si dedica alla sua arte con tantissima cura. Ora è sereno, sta conoscendo tante nuove persone e sta coinvolgendo anche sua figlia nella sua nuova passione. È un esempio di chi con coraggio segue la Sua strada, nonostante tutte le difficoltà.  Non si vende e non si piega, ma si reinventa per rimanere vivo e non farsi spegnere da questo sistema ‘oppressivo’ che vuole fare di tutto una merce, anche del nostro Cuore. Grazie Mimmo VALERIA LEOPARDI © Vuelle – Tutti i diritti riservati GUARDA L’INTERVISTA LASCIA UN COMMENTO Annulla risposta Connesso come VALERIA. Modifica il tuo profilo. Uscire? I campi obbligatori sono contrassegnati * Message* Avvertimi via email alla pubblicazione di un nuovo articolo. Δ Precedente AUTORE: Valeria Leopardi Per molti anni ho lavorato nel settore della Finanza, Amministrazione e Controllo di Gestione in societa’ industriali e di servizio nel ruolo di Responsabile Amministrativo. Ho collaborato con Fondi d’investimento operanti nel settore delle energie rinnovabili, web marketing e agroindustriali.   Ormai ho capito che il vero successo e’ legato alla realizzazione di se stessi, e non e’ qualcosa di esterno a Se’. Ho smesso di cercare la carriera per dedicarmi a cio’ che amo fare. CONDIVIDI L’ARTICOLO SU :

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IL MIO INCONTRO CON SAN GIUSEPPE

IL MIO INCONTRO CON SAN GIUSEPPE – A Gotham City – Nei giorni scorsi passeggiando per via Tiburtina ho intravvisto una statua di un Santo posta in alto sopra il marciapiede. L’ambientazione era abbastanza terrificante: palazzi alti, metà delle saracinesche dei negozi chiuse, traffico, marciapiedi sporchi, persone che camminano come dei zombie, una calura mostruosa. Ebbene sì questa è la Roma delle zone non turistiche, nell’afa di luglio, ma nessuno ve la racconterà così. Mio figlio la chiama Gotham City, la città difesa da Batman. Sono rimasta molto stupita, mi sono domandata: “Ma che ci fa una Statua di un Santo qui?” e così avvicinandomi ho letto l’indicazione per la Chiesa di San Giuseppe Artigiano. Che strana coincidenza! Proprio in questo periodo che sto conoscendo e affiancando tanti artigiani. Non potevo non andare a vedere di cosa si trattasse. La Chiesa è abbastanza nascosta, vicino al Parco Galla Placidia – Ottoboni che sopravvive all’arsura dell’estate grazie ad un giardiniere che quotidianamente annaffia il prato e si addormenta sotto gli alberi. Un po’ lo invidio. La Chiesa è nuovissima e soprattutto freschissima! Sono entrata e come la maggior parte delle Chiese “moderne” di Roma era deserta. C’eravamo io e la Statua di San Giuseppe artigiano che mi guardava con uno sguardo benevolo, mentre era intento a ripulire un grande bastone di legno con un’accetta. Avevo del tutto dimenticato che San Giuseppe, fosse un artigiano. Nella mia immaginazione esiste solo nel presepe vicino alla culla di Gesù. Ma in effetti la storia biblica racconta che fosse un falegname e così viene rappresentato nella Chiesa. La sua immagine è un simbolo. Rappresenta un uomo semplice ed in pace. Chi non conosce la fretta, né l’urgenza, né l’ansia. Rappresenta l’uomo che ha vinto la bramosia del suo Ego ed è uscito dalla corsa della Ruota del Criceto. Non ha desideri di successo o di competere, il denaro non è il movente delle sue azioni e ama se stesso ed il suo lavoro. Rappresenta la semplicità che è la stessa della Vita, che noi abbiamo dimenticato ma che è tutta intorno a noi e in cui siamo immersi. Nella Natura non c’è urgenza perché non c’è paura, non c’è ansia perché nessuno viene giudicato e misurato, e non c’è tristezza perché si vive nel momento presente. Non credo che sia un caso che San Giuseppe rappresenti gli artigiani, le persone che lavorano con le mani. Il lavoro creativo e manuale richiede una concentrazione focalizzata che ha come effetto l’allentamento della nostra mente su di noi. L’attenzione della nostra coscienza si focalizza su ciò che stiamo creando e per un po’ la morsa del nostro EGO diminuisce. San Giuseppe è il simbolo dell’uomo che conosce i tempi della Natura, degli uomini e li rispetta, perché è totalmente in allineamento con essi.  Ha pazienza ed è sereno perché sa che nella Vita esiste la sorte su cui non ha alcun controllo. Si impegna nel suo lavoro ma rimette il risultato delle sue opere ad un potere più grande che percepisce e di cui si sente parte ed immerso. Tutto questo è straordinariamente lontano dalla lotta, lo sforzo e lo stress continuo in cui viviamo nella Ruota, dai modelli che ci hanno trasmesso e che abbiamo interiorizzato. È agli antipodi di quello che viene mostrato come modello di ‘successo’ di cui ho parlato nel mio precedente post IL SUCCESSO. E’ lontanissimo dal mettersi in mostra, dalla ricerca dei like, dal voler essere sempre il migliore e dal bisogno di piacere. Viviamo in un sistema che ci inganna e ci schiavizza, e per fortuna ho incontrato San Giuseppe a ricordarmelo. VALERIA LEOPARDI LASCIA UN COMMENTO Annulla risposta Connesso come VALERIA. Modifica il tuo profilo. Uscire? I campi obbligatori sono contrassegnati * Message* Avvertimi via email alla pubblicazione di un nuovo articolo. Δ Precedente AUTORE: Valeria Leopardi Per molti anni ho lavorato nel settore della Finanza, Amministrazione e Controllo di Gestione in societa’ industriali e di servizio nel ruolo di Responsabile Amministrativo. Ho collaborato con Fondi d’investimento operanti nel settore delle energie rinnovabili, web marketing e agroindustriali.   Da anni seguo percorsi di crescita personale e credo che integrare la propria crescita personale con la crescita imprenditoriale sia l’inizio del vero cammino verso il successo CONDIVIDI L’ARTICOLO SU :

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IL MIO INTERVENTO SUL VALORE

IL MIO INTERVENTO SUL VALORE – La libertà di riuscire a dire la propria Verità! – Nei giorni scorsi ho avuto l’opportunità di affrontare del tema valore in un incontro di Economia e Finanza organizzato da Guido Grossi. Inizialmente ho fatto molta fatica ad accettare.  Anche perche’ non capico come argomenti di Economia si collegassero ad un tema cosi’ personale come il VALORE DI SE’.  In realta’ siamo un tutt’uno con cio’ che ci circonda  ed il nostro ambiente esterno, (le circostanze in cui viviamo) riflette il nostro ‘ambiente interiore’. Se non diamo valore ai noi stessi, se non crediamo in noi stessi, e’ molto difficile che la nostra situazione economica finanziaria sia fiorente. O tenderemo a svilirci e sotto valutarci o a mostrarci saccenti e arroganti. Approfondiremo le ricadute economiche di questi due comportamenti in un altro post. Benché scrivere sia per me un mezzo semplice per esprimermi, aprirmi in pubblico mi è molto più difficile. Sono sempre stata molto riservata e nonostante potessi parlare facilmente a platee più o meno ampie di temi amministrativi/finanziari non riuscivo proprio a parlare in pubblico quando si trattava di me. Mi vergognavo, ero bloccata. La mia voce tradiva sempre la mia emozione. In passato semplicemente mi dicevo che ero timida, ora so che in realtà avevo paura di mostrarmi nella mia autenticità. Quando Guido ha chiesto la mia testimonianza volevo rifiutare, ma poi con i giorni è nata la voglia di raccontare la mia esperienza e di condividere ciò che sto imparando sulla mia pelle. Uscire dalla ruota del Criceto significa avere il coraggio di dire la propria Verità, indipendentemente dal giudizio altrui. Nei meeting aziendali, nelle video chiamate o in riunione in passato ero sempre molto tesa. Dovevo essere performante come il ruolo di manager richiedeva. Il tono era pacato, fermo ma sorridente. Parlavo un italiano perfetto e le mie antennine era sempre tese a controllare che il mio ruolo fosse be rappresentato. Insomma indossavo la maschera da perfezionista e mi sforzavo tremendamente per mantenerla. La fatica di mostrarsi diversi da ciò che si e’ realmente provoca una tensione interiore enorme. LA VERITA’ TOGLIE TUTTO CIO’ DI FALSO CHE C’E’ IN TE. Questa volta, forse per la prima volta nella mia Vita, durante l’incontro ero rilassata. Non avevo più nulla da difendere, nessuna immagine, nessun ruolo, nessuna falsa identità. Così finalmente Valeria ha potuto raccontare la sua Verità, in maniera del tutto autentica. Con il suo modo di essere unico, come unici siamo tutti, e finalmente ho potuto assaporare la libertà del non giudizio. Che non è quello degli altri ma è il mio verso me stessa. Le gabbie della nostra prigione sono interiori. Hanno poco a che fare con cosa accade all’esterno.  “Le circostanze non plasmano l’uomo, lo rivelano” – W. Dyer. La nostra situazione di Vita rivela solo le nostre paure. Durante l’incontro ho capito quanto il tema della mancanza di valore personale sia importante. Tutti ne soffriamo anche e soprattutto quando ci sentiamo superiori o migliori degli altri. La ferita della mancanza di valore nasconde un dolore incolmabile. Conoscere sé stessi significa aver il coraggio di mettersi a nudo, di affrontare il vuoto di cui ho parlato in questo precedente post LIBERTA’ E LAVORO  e scoprire di essere diversi da come ‘vorremmo’ essere. Significa smettere di giudicarsi e per questo liberarsi. Significa avere il coraggio di andare fino in fondo, trovare sé stessi e amarsi con tutto il Cuore. VALERIA LEOPARDI LASCIA UN COMMENTO Annulla risposta Connesso come VALERIA. Modifica il tuo profilo. Uscire? I campi obbligatori sono contrassegnati * Message* Avvertimi via email alla pubblicazione di un nuovo articolo. Δ Precedente AUTORE: Valeria Leopardi Per molti anni ho lavorato nel settore della Finanza, Amministrazione e Controllo di Gestione in societa’ industriali e di servizio nel ruolo di Responsabile Amministrativo. Ho collaborato con Fondi d’investimento operanti nel settore delle energie rinnovabili, web marketing e agroindustriali.   Da anni seguo percorsi di crescita personale e credo che integrare la propria crescita personale con la crescita imprenditoriale sia l’inizio del vero cammino verso il successo CONDIVIDI L’ARTICOLO SU :

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LA MANCANZA DI VALORE

LA MANCANZA DI VALORE – Sentire di valere poco o niente – La mia ferita principale è la mancanza di valore. Ho impiegato molto tempo a razionalizzare di cosa si trattasse, perché, per divenire consapevoli della propria ferita principale, bisogna attraversare il vuoto e la montagna di dolore che si cela in esso. Vedi il mio precedente post LIBERTA’ E LAVORO. La mancanza di valore si manifesta in molti modi diversi e si sviluppa sin dalla nostra infanzia. E’ come una pianta rampicante che dal tronco poi si dirama nella nostra coscienza in mille modi diversi. Quando cerchiamo di darci un’immagine di noi stessi, inconsapevolmente stiamo cercando delle conferme all’esterno di chi siamo per darci valore. Proiettiamo sul mondo ciò che vorremmo essere o che ci hanno insegnato che dovremmo essere per ricevere quell’apprezzamento di cui tanto avevamo ed abbiamo bisogno. Ancora oggi quando desidero qualcosa, che illusoriamente ritengo possa darmi valore, e temo di non raggiungerla sento nascere in me l’ansia. Fino a poco tempo fa la percepivo l’agitazione interiore e la tensione ma non capivo perché l’avessi, ora so che sto difendendo l’immagine di me che voglio dare al mondo e per questo ho paura. Temo che il mondo scopra chi sono e mi rifiuti. Ci si arrocca in posizione lavorative, spesso inespugnabili, proprio per non sentirsi insicuri e per dimostrare di valere. Una volta raggiunta una certa stabilità non si vuole più mollare la presa. Per evitare il dolore dell’umiliazione, della vergogna e della mancata accettazione ci distraiamo in mille modi diversi. L’unica risposta che conosciamo è la fuga. “Siamo pieni di risentimento quando i nostri desideri non sono esauditi e andiamo su tutte le furie quando, per una ragione o per l’altra le nostre aspettative vengono disattese. In quel momento di delusione ci sentiamo realmente abbandonati e questo risveglia tutte le delusioni provate da bambini, quando non eravamo amati, compresi, accettati e approvati. Ma invece di sentire il dolore, reagiamo accusando l’altro.” – Krishnananda, Amana – Dal Libro: A tu per tu con la paura. Il mondo sta andando a rotoli, lo sappiamo tutti e lo vediamo tutti. Sto iniziando a domandarmi perché in questa situazione dove c’è così tanto bisogno di tutto, non si riesce più a fare nulla? Perché continuiamo a vedere il degrado aumentare e non riusciamo ad intervenire su di esso? Credo che la risposta sia perché non vogliamo assumerci la responsabilità di noi stessi, delle nostre scelte, delle nostre risposte nelle nostre relazioni personali e nel nostro lavoro. Forse non vogliamo vedere che la realtà e cioè che siamo in fuga. In Fuga da noi stessi. Veniamo costantemente messi alla prova e invece di tirare fuori il coraggio necessario davanti alle nostre sfide, attraversare le nostre ferite e quindi evolvere, preferiamo evitarle. Ci distraiamo, minimizziamo, facciamo finta che non dipenda da noi, che non sia importante, e normalizziamo tutto, anche il degrado in cui siamo immersi. Vedi il mio precedente post ATTRAVERSARE IL DOLORE. Chi mi conosce sa che sostengo l’artigianato artistico, perché credo fortemente nella forza della creatività umana in questo periodo gelido e freddo. Ho un gruppo su WhatsApp di piccoli artigiani. Ultimamente dovevo organizzare un mercato e stavo raccogliendo le prime adesioni. Purtroppo però gli organizzatori hanno preferito dare il mandato ad un’altra associazione che conosco personalmente. Quasi tutti gli artigiani del ‘mio’ piccolo circuito hanno deciso di aderire all’iniziativa degli altri ed io mi sono sentita tradita e abbandonata. La ferita della mancanza di valore è riemersa in tutto il suo splendore. In passato avrei tirato fuori tutta la mia rabbia e la mia frustrazione, incolpando e giudicando. Avrei messo in discussione me stessa e le mie capacità. Frasi del tipo: “sono una fallita, nessuno mi capisce, hanno preferito loro a me, non sanno chi sono io…” e così via sarebbero state il repertorio della mia mente. Quando sono in collera i pensieri sono più agitati e carichi di energia. Questa volta ho fatto una scelta diversa, e di fronte al dolore della ferita, ho scelto consapevolmente di attraversarlo. La mente era agitata, i pensieri di giudizio e la rabbia erano un tutt’uno con me. Ho fatto dei bei respiri profondi, ho staccato il cellulare, chiuso i social, chiuso tutto e mi sono immersa nel mio dolore. La sensazione nel corpo è stata di una morsa nello stomaco, la gola era chiusa e io ero irrigidita per la paura del dolore. Sono rimasta nel dolore per tutto il tempo che serviva. Eckharte Tolle ci spinge a fare questo passo coraggioso: “Fate l’amore con il dolore”. Ora so perché. Perché dall’altra parte c’è una via d’uscita. È come passare in un collo di bottiglia. È stretto, lungo e difficile ma poi se ne esce. Dall’altro lato del tunnel c’è la quiete, l’uscita dal conflitto e dalla lotta. Il mollare la presa che non è una sconfitta ma affidarsi alla Vita. Lasciare andare ciò che ci fa male per dover dimostrare di essere qualcuno o di essere importanti. Una sorta di resa. C’è la pace con sé stessi e la profonda comprensione che tutto ciò che ci accade ha un insegnamento, che non siamo soli e siamo guidati in un Universo che dialoga con noi in ogni avvenimento, in ogni passo, in ogni momento. Individuare la propria ferita principale è molto difficile, perché bisogna essere totalmente autentici con sé stessi. Insomma non bisogna ‘raccontarsela’ e soprattutto bisogna avere il coraggio di non sfuggirla. Il coraggio di vedere chi siamo veramente e non chi vogliamo apparire. Quando faccio questo, percepisco da sola il mio valore e non necessito che me ne diano gli altri. VALERIA LEOPARDI LASCIA UN COMMENTO Annulla risposta Connesso come VALERIA. Modifica il tuo profilo. Uscire? I campi obbligatori sono contrassegnati * Message* Avvertimi via email alla pubblicazione di un nuovo articolo. Δ Precedente AUTORE: Valeria Leopardi Per molti anni ho lavorato nel settore della Finanza, Amministrazione e Controllo di Gestione in societa’ industriali e di servizio nel ruolo di Responsabile Amministrativo. Ho collaborato con Fondi d’investimento

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attraversare il dolore

ATTRAVERSARE IL DOLORE

ATTRAVERSARE IL DOLORE O EVITARLO? – Antichi insegnamenti – Ci sono dei momenti in cui sembra che le cose non cambino mai, di rimanere bloccati nella stessa situazione per molto tempo, di cercare la via d’uscita e di non trovarla. Ci sentiamo come in una prigione di cui non vediamo le sbarre ma che percepiamo esistere e da cui vorremmo uscire. Di fronte a questo malessere interiore ci è stato insegnato a fuggire, ad allontanarcene con distrazioni continue a non ascoltarci e a far finta che non ci sia niente che non va. L’evitamento del proprio dolore funziona per brevi tratti. Stare in compagnia dei nostri amici, andare al cinema, mostrarsi sui social, chattare sono tutte strategie di fuga dal nostro malessere interiore. L’utilizzo sempre più in aumento dei social conferma quanto ci sia bisogno di endorfine ‘artificiali’ per stare bene. Personalmente avevo scelto (inconsciamente) di immergermi nel lavoro e indossare la maschera della manager. Correvo verso nuovi progetti, nuovi traguardi, nuovi incarichi e problemi che si susseguivano uno dietro l’altro. Mi immergevo in continue attività in una corsa senza fine. Poi puntualmente la domenica, giorno di riposo (oggi benedico la domenica) stavo male. Iniziava un’insofferenza interiore, che con gli anni diventava sempre più opprimente. Cercavo  qualcosa da fare, come un drogato in cerca della sua dose, perché quando fermavo il mio dolore iniziava a emergere ed io volevo solo fuggire. Vedi il mio precedente post – L’ANGOSCIA DEL MATTINO. Nessuno sceglierebbe di immergersi nel proprio dolore. Perché farlo? È una cosa lesionista, è da pazzi, mi si potrebbe obiettare. Nessuno ci insegna che l’unico modo per superare il dolore è attraversalo, così come anche la paura e la tristezza. Le grandi tradizioni del passato hanno sempre cercato di calmare la mente e far percepire il dolore nel corpo. Di scollegare i pensieri dal dolore emozionale e di creare così il distacco necessario per osservarlo. Ci sono ancora delle scuole qui in Italia che insegnano queste tecniche, io personalmente ne ho frequentata qualcuna, quasi per curiosità, invece mi sono risultate estremamente utili nei momenti duri. La frase “fate l’amore con il dolore” di Eckharte Tolle è una metafora che suggerisce di accettare la sofferenza invece di resistere ad essa per permettere di superarla e di accedere a un senso di pace interiore. Dopo che sono scesa dalla Ruota del Criceto ho capito che per tutta la Vita avevo corso per evitare il mio malessere interiore. Mi sono trovata di fronte alla mia solitudine e al vuoto della perdita di valore. Ho cercato di fuggire da tutto questo per anni, ma più me ne allontanavo e più dentro di me stavo male. Uscire dalla Ruota del Criceto è un percorso coraggioso, il famoso “cammino dell’eroe” , che non significa smettere di lavorare, di divertirsi, ne’ tantomeno isolarsi. Vuol dire tornare a se’ stessi, perdonarsi ed amarsi. Per farlo bisogna percorre il sentiero a ritroso delle proprie emozioni, dei propri sentimenti e della propria sofferenza. Ripercorrere i traumi della nostra infanzia che ancora ci portiamo addosso, in maniera inconscia,  e che si manifestano con una corrente sotterranea di malessere o emergono a tratti con ondate di rabbia, paura, tristezza e dolore. Possiamo far finta che tutto questo non sia Vero e ricadere nell’illusione che vada tutto bene oppure coraggiosamente ascoltarci e affrontare tutto ciò che abbiamo evitato per una Vita intera. La Vita con le sue sfide e le sue prove ci porta sempre di fronte a questo bivio. Solo che noi non lo riconosciamo e continuiamo inconsapevolmente e meccanicamente a lamentarci, distrarci e fuggire dalle nostre paure. Se capiamo profondamente che la Verità risiede dentro di noi, invece di scappare possiamo iniziare ‘consapevolmente’ ad immergerci nel nostro dolore, affrontare le nostre paure e scoprire il tesoro che emerge solo dopo averli attraversati. Alternativamente potremo continuare a correre nella Ruota del Criceto, facendo finta di nulla, per poi capire solo nel finale della nostra Vita che tutto questo era Vero. Con affetto VALERIA LEOPARDI LASCIA UN COMMENTO Annulla risposta Connesso come VALERIA. Modifica il tuo profilo. Uscire? I campi obbligatori sono contrassegnati * Message* Avvertimi via email alla pubblicazione di un nuovo articolo. Δ Precedente AUTORE: Valeria Leopardi Per molti anni ho lavorato nel settore della Finanza, Amministrazione e Controllo di Gestione in societa’ industriali e di servizio nel ruolo di Responsabile Amministrativo. Ho collaborato con Fondi d’investimento operanti nel settore delle energie rinnovabili, web marketing e agroindustriali. Da anni seguo percorsi di crescita personale e credo che integrare la propria crescita personale con la crescita imprenditoriale sia l’inizio del vero cammino verso il successo CONDIVIDI L’ARTICOLO SU :  

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