Maggio 2025

IL SOGNO – di un Network Marketer

IL SOGNO – Di un Network Marketer – La scorsa settimana è venuto a trovarmi in ufficio un conoscente. Mi aveva anticipato che si trattava di qualcosa di personale ed importante, per cui avevo dato per scontato che si trattasse di un suo progetto da avviare o da risanare. Dopo i primi saluti di benvenuto, ci siamo seduti vicini al tavolo, in sala riunioni. Lui ha tirato fuori il suo bel tablet e con una naturalezza incredibile, come se stesse facendo la cosa più normale del mondo, ha iniziato a presentarmi la rete di network marketing di cui fa parte da molti anni (e di cui non avevo chiesto nulla). Mai piu’ accetterò appuntamenti senza chiederne il motivo, ma a quel punto, pensando che la Vita avesse qualcosa da insegnarmi, sono rimasta tranquilla e ho ascoltato con vivo interesse quello che voleva dirmi e soprattutto cosa voleva comunicarmi. “Vedi Valeria le persone oggi sono stufe, hanno tutte dei problemi finanziari, non si arriva a fine mese, lo stipendio fisso no esiste più… io anni fa sono entrato in contatto con questa realtà e finalmente ho capito che potevo realizzare il mio sogno: potevo diventare ricco e finalmente libero” Io ho ascoltato con attenzione la presentazione. La premessa è la teoria dei quattro quadranti di Robert Kyosaky, che è rappresentata in questa immagine. Questa teoria raggruppa il mondo delle persone che lavorano in quattro categorie: Dipendenti: Gli individui che lavorano per un’altra persona o società, guadagnando un salario in base al loro tempo di lavoro. Lavoratori Autonomi: Persone che lavorano per conto proprio, come freelance o piccoli imprenditori, dove il loro reddito dipende dal loro tempo e dal loro impegno personale. Proprietari di Piccole o Medie Imprese: Imprenditori che gestiscono un’attività, ma che sono ancora fortemente coinvolti nel suo funzionamento quotidiano, il che può limitare il loro tempo libero e la possibilità di creare un reddito passivo. Investitori : Persone che utilizzano il loro capitale per generare reddito, come attraverso azioni, immobili o altri investimenti. La differenza fondamentale tra i quadranti di sinistra (Dipendenti e Lavoratori Autonomi) e quelli di destra (Proprietari d’impresa e Investitori) risiede nel fatto che, nei quadranti di sinistra, il reddito dipende direttamente dal tempo di lavoro, mentre nei quadranti di destra il reddito può essere generato anche in assenza di un’attività di lavoro. Poiché il tempo è una risorsa limitata, il reddito dei dipendenti e dei lavoratori autonomi sarà limitato anch’esso. I proprietari delle piccole o medie imprese devono avere dei capitali da investire per avviare le loro attività quindi l’unico modo per un essere normale come me, che ha non risorse finanziarie, e vuole aumentare il reddito è diventare investitore. Spiegata così questa teoria, come si dice a Roma, non fa una piega. Io continuavo a guardarlo interessata e gli ho chiesto: “ Si è corretto, ma come faccio a diventare investitore?” .  “È semplice partecipi alla nostra rete di network marketing e segui esattamente la formazione. Non puoi fare con la tua testa ma sei in grado di fare soldi solo se ti metti nelle mani del sistema. Così finalmente sarai ricco e libero, e potrai raggiungere il tuo sogno”. Ha concluso il mio amico. A quel punto io mi sono  raggelata. Di fronte alla sua richiesta di farmi iscrivere al suo meraviglioso mondo di network marketing ho sorriso dicendo che io ho già i miei sogni e non sto cercando altro. La prima considerazione che voglio condividere con voi è l’equazione, ormai data per scontata da tutti, che i soldi fanno la felicità. In questa formula esiste una correlazione diretta tra denaro e felicità. Questo messaggio martellante, onnipresente e illusorio ormai è creduto come vero. Il denaro è il fine, la manna dal cielo che cura tristezza, rabbia, paura, ignoraranza ecc.. e si fa di tutto per ottenerlo. Questo è uno degli strumenti principali che ci intrappola nella ruota del criceto. Si inizia a correre per raggiungere il denaro, con la promessa che poi saremo felici. Peccato che il denaro che vogliamo non sia mai abbastanza ed anche quando lo è, l’agognata felicità non arriva mai. L’ho provato sulla mia pelle, più denaro avevo e piu’ stavo male, e con esso aumentava anche la paura di perderlo. Per questo persone anche molto danarose sono ‘tirchie’. Ma questo non lo dice nessuno. Approfondiremo l’argomento successivamente. La seconda considerazione è che pur di arricchirci, possiamo fare qualsiasi tipo di azione, come vendere dei prodotti di una grande multinazionale, di cui non ci interessa nulla e di cui mai nella Vita ci saremmo interessati. Ma la cosa forse peggiore è che seguendo la formazione precisa e consolidata che ci viene propugnata dal Network, ci convinciamo che quei prodotti siano il top di ciò che c’è sul mercato, che ci facciano bene, e ormai dimentichi di noi stessi, facciamo di tutto per convincere gli altri a comprarli. A quel punto l’indottrinamento è completo. Sono veramente convinto della bontà dei prodotti che vendo ed il guadagno è una conseguenza del mio buon lavoro e dei miei risultati. Queste multinazionali sanno perfettamente come funzioniamo e sanno che per vendere qualcosa bisogna esserne convinti. Per questo bisogna affidarsi al loro sistema, perché citando il mio amico: “Loro sanno esattamente quello che fanno e tu puoi guadagnare solo se ti affidi a loro”. Ma la considerazione finale che mi ha raggelato è  associare la ricchezza alla libertà. Apparentemente viaggiare con una macchina di lusso, comprarsi accessori costosi o andare in vacanza in mete esoteriche viene percepito nella Ruota del Criceto come sintomo di libertà. Si guarda solo alla meta illusoria ed agognata e non si vede piu’ il viaggio che dovrai percorrere per arrivarci. Ma in realtà lavorare per ottenere denaro è una grande schiavitù.   Ti inaridisce, ti chiude il cuore, il tuo amico diventa un cliente e nel tuo retro pensiero c’è sempre un fine. Nella tua mente si insinua il pensiero che poi diviene normale: Cosa posso ottenere da questa persona? I rapporti umani sono fasulli e

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SAPER DIRE NO… AD UN NUOVO CLIENTE

sapere dire no… ad un potenziale cliente – La fermezza interiore – Nei giorni scorsi ho supportato un mio caro amico in una trattativa commerciale molto dura. Il mio amico Giosuè è titolare di una ditta edile e sta riavviando il suo business dopo un periodo di stallo. Premetto che essere imprenditori oggi significa essere dei combattenti, perché le difficoltà che il nostro sistema ha posto intorno all’attività imprenditoriale di piccole e medie dimensioni sono tali da rendere veramente difficile il sostegno e la crescita aziendale. Giosuè è un uomo d’azione e ogni giorno vive la sua giornata come se fosse al fronte. Gli operai da seguire, i fornitori da saldare, la documentazione amministrativa e burocratica da avere sempre in regola, la sicurezza sui cantieri con tutti i suoi vincoli e ovviamente i clienti da soddisfare. Nelle scorse settimane si è affacciata all’orizzonte la possibilità di effettuare lavori in un grande cantiere a Genova per conto di un importante gruppo industriale. Giosuè è andato subito in agitazione, perché consapevole delle difficoltà che sta attraversando, non voleva farsi certo sfuggire questa occasione. Abbiamo strutturato un’offerta commerciale che fosse sufficiente a coprire tutti i costi del cantiere, a lasciare un buon margine di profitto per l’azienda, specificando le nostre condizioni di pagamento. Sicuri del nostro lavoro abbiamo trasmesso la nostra proposta a questo gruppo industriale e subito e’ iniziato un pressing pesante su Giosuè. Questo nuovo potenziale cliente lo ha chiamato innumerevoli volte con diverse richieste: rivedere i prezzi (ovviamente al ribasso), i termini di pagamento e le condizioni che avevamo richiesto. Giosuè è entrato subito in agitazione per la paura di perdere questa commessa. Voleva rimodulare l’offerta riducendo drasticamente il margine dell’azienda e accettando termini di pagamento insostenibili. La sua ansia è aumentata notevolmente ma ho cercato di farlo rimanere fermo nella sua posizione. Purtroppo questo accade spessissimo nelle trattative commerciali dove i grandi gruppi, i grandi potenziali clienti, la fanno da padrone e dove i piccoli sono schiacciati e acconsentono a condizioni a volte inaccettabili pure di concludere l’affare. Tutto questo è sbagliatissimo, sotto tanti punti di vista e può causare sul medio lungo termine il fallimento di un’attività. Quando si determina un prezzo (vedi il mio precedente post IL MIO LISTINO PREZZI) ci sono due variabili fondamentali da valutare: Il valore che attribuisco a me stesso e al mio lavoro: se mi sottostimo è molto probabile che il mio listino sarà basso e che nelle trattative commerciali tenderò a svilirmi ed accettare tutto pur di concludere una vendita e guadagnare. Il prezzo medio del mercato: guardiamo la ns stretta concorrenza, cosa fa il ns vicino nello stesso settore, perché non sono i miei costi a determinare il prezzo del mio prodotto ma lo fa il mercato. La paura del futuro e l’ansia che ci genera la mancanza di certezza. Non ne sentirete parlare nei corsi di Business management ma se il mio bisogno di  sicurezza determina le mie scelte e’ probabile che saro’ molto piu’ insicuro e accettero’ condizioni anche sfavorevoli pur di avere la certezza dell’affare e del flusso di denaro collegato. Come sapete ritengo che il nostro mondo interiore sia la prima leva di sviluppo di un business ed e’ fondamentale non perdere mai l’attenzione sull’importanza di noi stessi e del valore del nostro lavoro.   Accettare condizioni di vendita che sentiamo dentro di noi non rispettarci, non valorizzarci è umiliante e dannoso per noi stessi in primis ma anche per il nostro lavoro. Ci si concentra solo sui soldi e non si vedono più tutte le conseguenze di queste scelte: ad esempio accettare un ambiente di lavoro insostenibile o un cliente insopportabile. La paura è sempre la stessa: “E’ Vale ma ho bisogno di soldi!” E così ci abbassiamo sempre di più, non sapendo che quando dico un NO, sto aprendo un SI a qualcos’altro che sta per arrivare. Per un imprenditore la paura di perdere un nuovo potenziale cliente è enorme e spesso la perdita di un cliente è associata ad un piccolo o grande fallimento. Non sono d’accordo. Farsi rispettare, rimanere fermi, dimostrare il proprio valore e la stima per se stessi sono un successo interiore importantissimo. Non ci si può vendere per denaro. Più ci prostriamo al denaro, più ne diventiamo schiavi ed il processo parte proprio dall’accettare condizioni sempre più svantaggiose per paura. Quando sono uscita dalla Ruota del Criceto una parte di me che aveva paura di non valere più nulla avrebbe accettato di tutto pur di poter di riprendere un ruolo professionale, poter dire io valgo e ricominciare a guadagnare. Ma non l’ho fatto. Ho vissuto la mia croce. Non è detto che per tutti sia così, ma il coraggio di sapere dire NO di fronte a richieste inaccettabili dona a tutti la stessa fiducia e libertà. Con affetto VALERIA LEOPARDI LASCIA UN COMMENTO Annulla risposta Connesso come VALERIA. Modifica il tuo profilo. Uscire? I campi obbligatori sono contrassegnati * Message* Avvertimi via email alla pubblicazione di un nuovo articolo. Δ Precedente AUTORE: Valeria Leopardi Per molti anni ho lavorato nel settore della Finanza, Amministrazione e Controllo di Gestione in societa’ industriali e di servizio nel ruolo di Responsabile Amministrativo. Ho collaborato con Fondi d’investimento operanti nel settore delle energie rinnovabili, web marketing e agroindustriali.   Da anni seguo percorsi di crescita personale e credo che integrare la propria crescita personale con la crescita imprenditoriale sia l’inizio del vero cammino verso il successo CONDIVIDI L’ARTICOLO SU :

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attraversare il dolore

ATTRAVERSARE IL DOLORE

ATTRAVERSARE IL DOLORE O EVITARLO? – Antichi insegnamenti – Ci sono dei momenti in cui sembra che le cose non cambino mai, di rimanere bloccati nella stessa situazione per molto tempo, di cercare la via d’uscita e di non trovarla. Ci sentiamo come in una prigione di cui non vediamo le sbarre ma che percepiamo esistere e da cui vorremmo uscire. Di fronte a questo malessere interiore ci è stato insegnato a fuggire, ad allontanarcene con distrazioni continue a non ascoltarci e a far finta che non ci sia niente che non va. L’evitamento del proprio dolore funziona per brevi tratti. Stare in compagnia dei nostri amici, andare al cinema, mostrarsi sui social, chattare sono tutte strategie di fuga dal nostro malessere interiore. L’utilizzo sempre più in aumento dei social conferma quanto ci sia bisogno di endorfine ‘artificiali’ per stare bene. Personalmente avevo scelto (inconsciamente) di immergermi nel lavoro e indossare la maschera della manager. Correvo verso nuovi progetti, nuovi traguardi, nuovi incarichi e problemi che si susseguivano uno dietro l’altro. Mi immergevo in continue attività in una corsa senza fine. Poi puntualmente la domenica, giorno di riposo (oggi benedico la domenica) stavo male. Iniziava un’insofferenza interiore, che con gli anni diventava sempre più opprimente. Cercavo  qualcosa da fare, come un drogato in cerca della sua dose, perché quando fermavo il mio dolore iniziava a emergere ed io volevo solo fuggire. Vedi il mio precedente post – L’ANGOSCIA DEL MATTINO. Nessuno sceglierebbe di immergersi nel proprio dolore. Perché farlo? È una cosa lesionista, è da pazzi, mi si potrebbe obiettare. Nessuno ci insegna che l’unico modo per superare il dolore è attraversalo, così come anche la paura e la tristezza. Le grandi tradizioni del passato hanno sempre cercato di calmare la mente e far percepire il dolore nel corpo. Di scollegare i pensieri dal dolore emozionale e di creare così il distacco necessario per osservarlo. Ci sono ancora delle scuole qui in Italia che insegnano queste tecniche, io personalmente ne ho frequentata qualcuna, quasi per curiosità, invece mi sono risultate estremamente utili nei momenti duri. La frase “fate l’amore con il dolore” di Eckharte Tolle è una metafora che suggerisce di accettare la sofferenza invece di resistere ad essa per permettere di superarla e di accedere a un senso di pace interiore. Dopo che sono scesa dalla Ruota del Criceto ho capito che per tutta la Vita avevo corso per evitare il mio malessere interiore. Mi sono trovata di fronte alla mia solitudine e al vuoto della perdita di valore. Ho cercato di fuggire da tutto questo per anni, ma più me ne allontanavo e più dentro di me stavo male. Uscire dalla Ruota del Criceto è un percorso coraggioso, il famoso “cammino dell’eroe” , che non significa smettere di lavorare, di divertirsi, ne’ tantomeno isolarsi. Vuol dire tornare a se’ stessi, perdonarsi ed amarsi. Per farlo bisogna percorre il sentiero a ritroso delle proprie emozioni, dei propri sentimenti e della propria sofferenza. Ripercorrere i traumi della nostra infanzia che ancora ci portiamo addosso, in maniera inconscia,  e che si manifestano con una corrente sotterranea di malessere o emergono a tratti con ondate di rabbia, paura, tristezza e dolore. Possiamo far finta che tutto questo non sia Vero e ricadere nell’illusione che vada tutto bene oppure coraggiosamente ascoltarci e affrontare tutto ciò che abbiamo evitato per una Vita intera. La Vita con le sue sfide e le sue prove ci porta sempre di fronte a questo bivio. Solo che noi non lo riconosciamo e continuiamo inconsapevolmente e meccanicamente a lamentarci, distrarci e fuggire dalle nostre paure. Se capiamo profondamente che la Verità risiede dentro di noi, invece di scappare possiamo iniziare ‘consapevolmente’ ad immergerci nel nostro dolore, affrontare le nostre paure e scoprire il tesoro che emerge solo dopo averli attraversati. Alternativamente potremo continuare a correre nella Ruota del Criceto, facendo finta di nulla, per poi capire solo nel finale della nostra Vita che tutto questo era Vero. Con affetto VALERIA LEOPARDI LASCIA UN COMMENTO Annulla risposta Connesso come VALERIA. Modifica il tuo profilo. Uscire? I campi obbligatori sono contrassegnati * Message* Avvertimi via email alla pubblicazione di un nuovo articolo. Δ Precedente AUTORE: Valeria Leopardi Per molti anni ho lavorato nel settore della Finanza, Amministrazione e Controllo di Gestione in societa’ industriali e di servizio nel ruolo di Responsabile Amministrativo. Ho collaborato con Fondi d’investimento operanti nel settore delle energie rinnovabili, web marketing e agroindustriali. Da anni seguo percorsi di crescita personale e credo che integrare la propria crescita personale con la crescita imprenditoriale sia l’inizio del vero cammino verso il successo CONDIVIDI L’ARTICOLO SU :  

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